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Gianni Rodari

Mark Landis: artista o falsario?

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Mark Landis era sinonimo di filantropia nel mercato dell’arte statunitense. Almeno fino a poco tempo fa. Poi tutto è cambiato: il grande mecenate americano si è rivelato essere un grande falsario. Per oltre trent’anni ha donato opere a musei e gallerie, non chiedendo mai soldi in cambio e, proprio per questo, non infrangendo mai la legge, ma comunque, eticamente, commettendo atti riprovevoli. Perché quelle opere erano falsi della più bell’acqua. La sua carriera è cominciata verso la metà degli anni ’80, quando ha donato alcuni quadri al Museo della California, spacciandoli per opere di Maynard Dixon, il grande artista americano famoso per le sue scene di vita del ‘selvaggio’ West. Da lì, è stato tutto un susseguirsi di incontri con curatori, donazioni dei più svariati artisti, ringraziamenti, fama. Tutta una messa in scena da parte sua. Ogni teatrale atto di generosità è partito dal desiderio di voler impressionare la madre. Malato di schizofrenia (diagnosticata da ragazzo, successivamente ad un esaurimento dovuto alla morte del padre), Landis ha scoperto il suo talento di falsario grazie all’art therapy.art-and-craft-poster

E da lì non si è più fermato. L’importante era dipingere, ad una velocità impressionante. Giusto il tempo della durata di un film. Se l’opera non era conclusa, veniva abbandonata, per lui non valeva la pena continuare. Il 2008 è stato l’anno della sua “rivelazione”, quando è arrivato all’Oklahoma City Museum. A capo dell’archivio del museo c’era Matt Leininger. Dopo diverse donazioni, Leininger ha cominciato a fare ricerche, scoprendo che il nome di Landis compariva in troppi musei e dietro troppe opere. Analisi approfondite hanno poi mostrato come queste opere fossero in realtà dei falsi. Landis non si è mai tirato indietro né ha cercato di discolparsi; in fondo, la colpa è stata di musei e gallerie che non hanno effettuato i dovuti controlli. Tutto ciò però non lo ha fermato: ancora oggi il falsario produce quadri e li regala ad ignari destinatari. Due anni dopo essere stato scoperto, il Cincinnati Art Museum ha deciso di organizzare una mostra con tutte le copie di Landis. Curata da Leininger, è stata volutamente inaugurata oggi. Questa volta la presa in giro però è stata consapevole.

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