Il guaio del nostro tempo è che il futuro non è più quello di una volta.

Paul Valéry

Matteo vs Matteo. Salvini e il Tea Party del Carroccio

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Minaccia a novembre lo sciopero fiscale sul modello del Tea Party americano, organizza a ottobre il contro-compleanno all’operazione Mare Nostrum («Una delle tante cazzate di Alfano», commenta), benedice a settembre lo “sbarco” al Sud di un progetto parallelo a quello della Lega. E se ancora a settembre incontrerà i giovani di Atreju – la festa della destra junior organizzata da Giorgia Meloni – per parlare di un centrodestra “altro”, rilancia l’obiettivo personale (si capirà se si tratta di tattica) della scalata al comune di Milano nel 2015. Matteo Salvini, dopo l’exploit alle Europee, sta preparando così l’autunno caldo del Carroccio: una road map densa di appuntamenti che intendono segnare il contraltare al movimentismo dell’altro Matteo, il premier Renzi, e legittimare la Lega come unica opposizione.

Sciopero contro lo Stato “delle tasse”    

«14 novembre: quel giorno tu, Stato, da noi non vedi niente». Così sull’attivissimo profilo facebook il leader della Lega ha convocato la giornata di disobbedienza fiscale. Dal palco di Ponte di Legno, per il tradizionale ferragosto leghista, Salvini lo ha ribadito: niente scontrini, niente Iva, zero pratiche per gli studi commerciali. Anche a costo di rincorrere a multe: un piccolo sacrificio, secondo Salvini, per spronare il governo a concentrarsi sui temi sociali. Lo conferma a FUTURO QUOTIDIANO Paolo Grimoldi, deputato ed esponente vicino a Salvini fin dai tempi del movimento giovanile padano: «Ci troviamo il record di disoccupazione, di debito pubblico e di pressione fiscale. A tutto questo aggiungiamo che venti giorni prima dei dati ufficiali sulla situazione economica il premier diceva “cresceremo” e poi si è scoperta l’amara verità, ossia che siamo in recessione. Renzi ha scommesso tutto sulla crescita e invece avremo una manovra di lacrime e sangue. Non possiamo stare a guardare, dobbiamo reagire in modo determinato».

Alberto da Giussano al Sud?

Nonostante le polemiche (e le querele) di questi giorni sul presunto scontro Salvini-Bossi raccontato da Repubblica, l’umore tra i sostenitori del segretario è alto. Lo si percepisce anche dalla risposta secca che arriva all’interessamento del sindaco di Verona e potenziale sfidante di Salvini Flavio Tosi alla nuova avventura di Corrado Passera: «La politica – spiegano dal Carroccio – si fa coi numeri. Se Passera dimostrerà di saper portare consenso si faccia pure avanti, sennò stiamo parlando del nulla. Numeri alla mano per noi Salvini è un papabile per la guida del centrodestra». La conferma di un profilo sempre più “nazionale” di Salvini arriva proprio dai numeri del Carroccio ben al di sotto della linea del Po (a partire dal boom nel Lazio, con l’elezione all’Europarlamento di Mario Borghezio). «Quando tu tagli le pensioni, non ti occupi dei tuoi cittadini per finanziare Mare nostrum è chiaro come tutto ciò non sia solo un problema del Nord» amano ripetere i leghisti.

Anche per questo al congresso federale il Carroccio ha deciso di andare avanti: di incoraggiare, cioè, la nascita di “leghe” amiche ad centro-sud. Il modello è proprio la Lega Nord delle origini, la fusione di diversi soggetti a vocazione autonomista. L’appuntamento è in autunno e al tavolo dovrebbero sedersi parlamentari come il catanese Angelo Attaguile, gli ex destra sociale del movimento “Patriae” (radicato in Lombardia e in Lazio ma in espansione in altre zone del Sud), il movimento autonomista della Toscana, fino a diverse realtà culturali legate all’identità dell’ex Regno delle Due Sicilie (che riescono sul territorio a raggiungere anche risultati importanti, come il caso della lista civica che governa Gaeta): un arcipelago che comprende autonomisti ma, come si nota, anche esponenti in uscita dalla destra tradizionale che vedono nella Lega di Salvini interlocuzione e capacità di rappresentanza.

Lo storico: “Salvini sta ‘solo’ facendo il leghista”.

“Guerra” contro le tasse, leadership morale del centrodestra, apertura al Sud: dove vuole arrivare davvero Matteo Salvini? «Sta cercando di rimettere assieme il suo popolo su alcuni punti forti». Gilberto Oneto – storico, scrittore, esperto di identità leghista ma soprattutto sodale storico di Gianfranco Miglio – analizza così con FUTURO QUOTIDIANO la strategia del leader della Lega: rivoluzionario nella tradizione. E il futuro prossimo? «Stavano buttando via occasioni, praterie immense di consenso quelli della Lega. Salvini, invece, sta riuscendo a ricostruirsi l’immagine: per questo in tanti stanno cercando di metterlo in difficoltà, perché si teme che possa ricominciare a crescere». Chi lo teme? «I grillini, Berlusconi e Renzi lo vedono come un elemento di destabilizzazione: lui che in una democrazia “imbalsamata” minaccia lo sciopero fiscale può creare una situazione potenzialmente esplosiva e questa cosa dà fastidio».

E ai tanti che vedono Salvini “oltre” la Lega? «Se lui è abile, come ha dimostrato, si guarderà bene da cercare di guidare un centrodestra morto, anche perché ha sempre avuto dei guai da questo sodalizio – continua Oneto -. Se c’è una richiesta di “destra” che la destra non sa più interpretare, questo si può anche fare ma non credo che sarebbe produttivo per Salvini “barattare” l’identità leghista». Secondo lo storico, insomma, è solo restando “leghista” che Salvini potrà indicare un perimetro politico a un centrodestra realmente alternativo a Renzi: «Dovrebbe riuscire a essere così abile da giocare sull’idea di creare un gruppo di movimenti che nel resto della penisola possano ciascuno fare la propria parte. Soltanto facendo l’autonomista e ripescando i temi dell’identità, del giustizialismo e del liberismo uniti alla politica contro l’immigrazione Salvini può rappresentare un elemento di attrazione».

di Antonio Rapisarda 

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