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Morrone a FQ: ottimista sulla riforma al Senato meno sull’Italicum

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Quale sarà il futuro del Paese se verrà definitivamente approvata la tanto agognata riforma costituzionale del Senato, fiore all’occhiello (dovrebbe essere) dell’azione renziana? A fare il punto con Futuro quotidiano è il costituzionalista e docente all’Università di Bologna Andrea Morrone, che apre alla riforma con parole di ottimismo, mentre mostra titubanza nei confronti della legge elettorale in discussione, che aspirerebbe a diventare – secondo l’esperto – un Porcellum bis.

Cosa accadrà all’Italia se dovesse aver luogo la riforma costituzionale del Senato e del titolo V della nostra Costituzione?

morrone immaginimorrone immagini“Complessivamente l’Italia avrà da guadagnarci perché si tratta di una riforma che ha l’obiettivo sia di rendere più rapido il processo decisionale, superando i veti che ci sono nel procedimento parlamentare, sia i rapporti tra lo Stato e le regioni”.

E’ d’accordo con la scelta di trasformare il Senato da organo legislativo a consultivo, nel ‘Senato delle autonomie’, e cosa comporterà questo?

“Trasformare il Senato in una camera di rappresentanza delle regioni è coerente con lo stato regionale e inoltre solo l’Italia ha un parlamento bicamerale nel quale le due camere fanno le stesse cose e hanno gli stessi poteri. Avere due camere identiche non garantisce a nessuna maggioranza di potersi esprimere. È ancora ambigua invece la nuova rappresentanza delle regioni per quanto riguarda la struttura che ne è stata disegnata dalla Commissione Affari Costituzionali a luglio. È palese invece che con tale riforma il Senato non avrà più gli stessi poteri legislativi della Camera, salvo in alcune materie, così come non godrà più dell’elezione diretta da parte dei cittadini, non potrà votare la fiducia al Parlamento o godere dell’indennità per i suoi rappresentanti. E questi sono solo alcuni dei cambiamenti che la riforma andrà ad assegnare”.

La modifica del titolo V quali cambiamenti apporterà ai poteri delle regioni?

“Il soggetto della modifica è qui l’articolo 117 della Costituzione. Si andrà a eliminare la potestà concorrente tra Stato e regioni, pura invenzione italiana del 1947 e che ha creato solo confusione. In tal modo invece si dice esattamente cosa fa lo Stato, le materie in cui solo questo può intervenire, e cosa le regioni. Si potrà sapere prima sulla carta chi fa cosa. Parliamo di un criterio che privilegia gli interessi. Se una competenza riguarda interessi nazionali la competenza non può che essere statale, mentre prima c’era più ambiguità”.

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza sulla questione referendum, su cui molto si scrive e si parla, creando spesso confusione sul quando e come avverrà. In quale caso si arriverà al referendum?

“Fondamentale è fare riferimento all’articolo 138 della Costituzione, secondo cui se si vuole cambiare la Carta costituzionale occorre una maggioranza di due terzi dei componenti di ciascuna camera, altrimenti la maggioranza di governo può comunque far approvare la legge, ma in tal caso le minoranze possono chiedere un referendum per sottoporre al popolo la decisione definitiva. Secondo me non è detto che si debba arrivare per forza al referendum. Se la riforma infatti verrà approvata dalla maggioranza che sostiene Matteo Renzi e dal partito di Forza Italia non ce ne sarà bisogno”.

Quanto farà risparmiare questa riforma all’Italia?

“Credo che la cosa vada guardata a distanza di 10-15 anni. Se tale riforma verrà approvata penso che si potranno fare leggi, non so se migliori, perché questo dipende dalla politica, ma sicuramente in tempi più ragionevoli, senza veti fatti solo per impedire l’approvazione di un testo. Sono ottimista in questo senso. Credo che l’Italia potrà diventare più moderna, perché rendere il processo decisionale più rapido comporta dei vantaggi dal punto di vista dell’efficienza e di conseguenza anche dei costi”.

Un altro nodo che sta facendo discutere molto in questi giorni è la questione del voto segreto o voto palese. Lei a favore di quale dei due si schiera?

“Per me sono tutti escamotages utilizzati da chi vuole evitare che le riforme prendano vigore. È il gioco delle parti politiche, non è questo però il punto fondamentale. Dobbiamo chiederci se siamo d’accordo sul contenuto della riforma, i dettagli poi possono sempre essere modificati ma senza fare ostruzionismo”.

Sulla questione dell’immunità dei senatori, lei si definisce favorevole o contrario, avendo ora questi un ruolo diverso da quello dei parlamentari?

“Sono favorevole perché parliamo sempre di parlamentari, pur con compiti differenti. Questa è una prerogativa che serve a difendere non il singolo parlamentare/senatore ma la funzionalità della capacità di decidere le cose”.
“Il vero nodo però non è la riforma costituzionale ma la legge elettorale, il cosiddetto Italicum – precisa Morrone – “Una legge molto simile al Porcellum, che favorisce principalmente uno dei partiti dello schieramento, cioè Forza Italia, oltre ovviamente al Pd, a discapito delle minoranze. Se reggerà infatti l’accordo Renzi-Berlusconi avremo una legge elettorale iper maggioritaria che premierà quindi il partito a vocazione maggioritaria”.

Sara Pizzei

L'Autore

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