Ecco qual è il problema del futuro:
quando lo guardi cambia perché lo hai guardato.

Lee Tamahori

Nasce in Italia la macchina ad aria compressa

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Quante arie si danno, i proprietari di certe macchine. E se ne daranno tante davvero i futuri proprietari dei veicoli… ad aria compressa, la cui produzione è in fase di sperimentazione proprio in Italia. Nel paradiso delle vacanze italiano per antonomasia, in Sardegna, anche in agosto c’è chi è al lavoro per ultimare il rivoluzionario prototipo della prima auto alimentata ad aria compressa. Ne scrive Alessandro Frau, sempre attento all’ innovazione in tempa di mobilità pulita, sul suo blog Autopia, ospite della piattaforma Startupitalia.eu.

Frau ha intervistato Giovanni Monni, amministratore unico di Air Mobility, il con consorzio isolano che ha ottenuto la licenza per produrre e vendere automobili ad aria compressa. “Non parliamo più di una bellissima idea virtuale. Alla fine dell’anno AirPod sarà ufficialmente un prodotto industrializzabile, prodotto a Bolotana, in Sardegna. I primi 5-6 mesi di futura produzione li abbiamo già impegnati con ordini nel portafoglio per circa 600 pezzi. Un turno di lavoro comprende per noi circa 1000 pezzi annui e quindi cercheremo di accelerare subito la produzione del secondo turno per soddisfare tutta la crescente richiesta del mercato”, dice il rivoluzionario imprenditore sardo.

Questo potrebbe essere l’epilogo di una storia iniziata nel 2001, con EOLO, la prima auto a possedere questo avveniristica tecnologia, progettata dall’ingegnere Cyrill Guy Nègre e brevettata dalla società francese MDI. Fu l’annuncio di una grande rivoluzione che finì in un niente di fatto. Il congelamento dei componenti a causa delle basse temperature e la quantità elevata di energia dispersa durante il ciclo dei pistoni, per citare alcuni dei problemi tecnici riscontrati, hanno a lungo bloccato i lavori di produzione. E così il varo di Eolo, anche in Italia attraverso la Eolo Auto, fu promesso, ritardato e quindi annullato. «Abbiamo conosciuto l’ingegner Nègre – racconta Giovanni Monni ad Alessandro Frau – attraverso un amico comune, un imprenditore bresciano che ha stretto rapporti con lui fin dal 2001. Insieme stavano mettendo a punto un veicolo più grosso, un bus cittadino. Un progetto accantonato per dare priorità all’AirPod, un mezzo di trasferimento per uso personale. Il nostro amico comune è entrato nella nostra compagine per portare avanti questo prodotto e recuperare in un secondo tempo il progetto del bus».

«Tutto questo tempo trascorso dai primi esperimenti è stato utilizzato per la ricerca e sviluppo della tecnologia e per risolvere i problemi iniziali. Attualmente noi abbiamo in corso di costruzione lo stabilimento nel centro della Sardegna mentre in Francia ci stanno preparando gli stampi, in modo da essere autonomi nella produzione della carrozzeria. Pensiamo di poter iniziare la produzione a fine anno. Tutto questo tempo tra settembre e dicembre lo utilizzeremo per fare le prime prove di stampa all’interno dello stabilimento che per allora sarà completato e attivo. In passato il problema più complesso è stato quello dell’eliminazione della formazione di ghiaccio nel travaso dell’aria dalla bombola al motore. Ma questa, e tutte le altre difficoltà, sono state risolte. Basti pensare alla Tata Motors che inizierà la produzione dei motori in serie per questa tecnologia, per l’India, a settembre. Loro contano di arrivare a produrre un milione di motori l’anno, chiaramente a regime. Questo ci conforta perché rappresenta l’esempio che questa tecnologia è davvero matura».

«L’innovazione più importante sta nel fatto che si sfrutta la tecnologia dell’aria compressa. Non è una tecnologia scoperta oggi perché risale agli inizi dell’Ottocento quando la si usava, anche qui in Sardegna, per i carrelli in miniera. Però per adattarla alla mobilità cittadina abbiamo dovuto aspettare l’invenzione dell’ingegner Nègre che, forte della sua esperienza in Formula Uno, ha cercato di travasare l’alta tecnologia di quei veicoli in un’automobile molto più piccola. Il desiderio cioè di rendere questa tecnologia più popolare e contribuire all’abbattimento delle emissioni inquinanti in atmosfera da parte dei motori a combustione esterna. Questa tecnologia, usando solamente aria, non inquina e le sue emissioni sono pari a zero. Anche per produrre l’aria compressa, attraverso energia elettrica fornita da fonti rinnovabili, non si registrano inquinamenti di nessun genere. Si chiude cioè una sorta di filiera virtuosa. La forza vera, dunque, è quella di rendere la tecnologia dell’aria compressa usufruibile da tutte le tasche, da larghe masse con un grande e reale beneficio per l’ambiente».

Una rivoluzione dunque che potrebbe partire da Bolotana, un piccolo paese del centro Sardegna, situato in Provincia di Nuoro, che sfiora i 3.000 abitanti. Ricordate il motto di Steve Jobs, “Stay hungry, stay foolish”? Qui nel nuorese di fame ce n’è molta, e di quella che porta anche a un briciolo di follia, sia pur creativa. Quel che in questi casi occorre. “Le strade delle città italiane – scrive ancora Frau – sarebbero dunque pronte ad accogliere l’AirPod. Si tratta di un’auto di circa 280 kg in grado di trasportare due passeggeri e 500 litri di volume di carico. Numeri, per fare un paragone, molto superiori a quelli di una Smart che possiede un bagagliaio molto più piccolo. La velocità di punta è di 80 km/h che, per una macchina pensata per il traffico cittadino, è più che sufficiente. L’AirPod ha un’autonomia che varia dai 130 km ai 150 km, a seconda delle modalità d’uso e frequenza. Il rifornimento avviene in soli due minuti mediante trasferimento aria-aria in stazioni di servizio in cui le bombole sono state precedentemente caricate. Un tempo bassissimo se si pensa che le macchine elettriche ci mettono circa quattro ore per completare una ricarica. Questo tipo di automobile, inoltre, prevede la possibilità di avere una doppia alimentazione. Oltre al trasferimento appena descritto è possibile, infatti, utilizzare la corrente elettrica: tramite un cavo in dotazione alla macchina ci si può connettere ad una presa da 32 ampere e ottenere una potenza elettrica intorno ai 10 kw. Questo è possibile perché il motore brevettato da Nègre è in grado di trasformarsi in compressore invertendo il suo ciclo e rifornendo la bombola posta a bordo del veicolo”.

A regime saranno prodotti nove modelli aventi un costo finale al pubblico di circa 7500 euro. Se tutto andrà come deve, niente sarà più uguale: auto ad emissioni zero, ad inquinamento zero, a consumo pressoché azzerato. Una rivoluzione tutta europea, francese ed italiana, che raggiunge l’India per la parte di produzione seriale. Ed una punta di orgoglio per l’innovatività sarda, che negli ultimi vent’anni ha già dato prova di avere, nelle idee, una marcia in più.

Aldo Torchiaro

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