La miglior cosa del futuro è che arriva un giorno alla volta.

Abraham Lincoln

Pazze di gioia

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L’aggettivo che più di ogni altro si associa a una Donna è di cinque sole lettere e comincia con “p”.

IMG_0333“P” come Pazza.

Gli uomini su questo sono più fortunati. Prendine uno che nel bel mezzo del giorno ti preleva in ufficio e ti porta lontano, dall’altra parte del globo. Dai, come minimo è un figo. E quello che ti pesta la faccia di botte? Che vuoi che sia: un innamorato forse un tantino geloso.

Le donne sono pazze a prescindere. Se ridono troppo, o se lo fanno poco. Sono pazze se piangono – magari di gioia- sono pazze se fanno un sorpasso azzardato, se dedicano anima e corpo al lavoro o viceversa, se – al diavolo promozioni e carriera- e si mettono a fare a tempo pieno le mamme.

C’è una mia amica che quando sta di buon umore non si contiene e prende a parlare con tutti – in ascensore con la tipa a testa bassa che nemmeno dice buongiorno; col barista gentile; con la prima donna che passa vestita di rosso; oppure parla da sola – perché la felicità dura poco, qualche attimo al massimo, e chissà quando mai ti ritorna. Così la mia amica quando è un filino felice ride, forte, fortissimo, alla fine ridiamo insieme, pure di niente, basta guardarsi la faccia con le occhiaie da panda o fare le smorfie, con la lingua di fuori come due squinternate, che al resto poi ci si pensa.

Alle mie amiche che viaggiano sole. Alle mie amiche che amano un uomo più giovane, che fanno il primo passo, che hanno un disperato bisogno di essere amate. A tutte le mie amiche pazze di gioia. Alle mie amiche naufraghe. In fuga. Oppure abbracciate sopra a un divano davanti a un caffè. Mentre ci specchiamo l’una l’altra negli occhi e ne riconosciamo l’abisso. A tutte le mie amiche un po’ psicopatiche. O forse semplicemente figlie di qualche ferita. Come quelle due matte di Beatrice e Donatella nel film di Virzi. Tutte figlie di un dolore antico. Figlie di un taglio, da cui sono nate femmine probabilmente più fragili, quantomeno diverse. Quando alla mia prima gravidanza ho chiesto cos’è il perineo l’infermiera mi ha detto: “E’ dove ti tagliano per agevolare l’uscita”. Mamme o non mamme, non fa differenza. Perché forse – in fondo – la storia di tutte noi potrebbe tranquillamente racchiudersi in quella parte del corpo che poggia sul sellino di un bicicletta. Quel pezzetto di ognuna che bisogna necessariamente allenare a rinascere dopo ogni lacerazione.

Fiorella Corrado

L'Autore

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