Ecco qual è il problema del futuro:
quando lo guardi cambia perché lo hai guardato.

Lee Tamahori

Bando Miur penalizza gli aspiranti prof universitari che non usano l’inglese   

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Per partecipare ai concorsi nelle singole università per la qualifica di professore di I o di II fascia occorre avere come requisito necessario il  possesso dell’Abilitazione Scientifica Nazionale. E il 26 febbraio il Miur ha pubblicato il bando per la tornata 2021-2023, che fissa le scadenze per la presentazione delle domande per ottenere il titolo e riporta  le regole di partecipazione.

Tra queste ce n’ è una a pagina 5 paragrafo 4, che colpisce particolarmente, perché stabilisce l’obbligo per il candidato “per ciascuna delle pubblicazioni” che indicherà “di allegare (…) ove la pubblicazione sia redatta in lingua diversa dall’italiano e/o dall’inglese, la traduzione giurata della pubblicazione in un unico file”.

Uno schiaffo al francese, al tedesco, lingue che da sempre esorbitano i confini nazionali e che sono ufficiali all’interno delle istituzioni europee comunitarie dal 1958 (l’inglese lo è diventata nel 1973),  ma anche allo spagnolo, che continua ad essere tra le piu’ diffuse nel mondo.  Le traduzioni giurate specialistiche, tra l’altro, hanno un certo costo, e ci si chiede perchè penalizzare così una buona parte di  aspiranti docenti universitari.

Il multilinguismo è uno dei principi fondanti della Ue ed è ben grave che negli Atenei italiani si punti a restringere il campo ad un solo idioma, l’inglese, anche se è, come dicono le statistiche, il piu’ diffuso  al mondo.

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