"Tutto è fatto per il futuro, andate avanti con coraggio".

Pietro Barilla

Penso all’Atac e sogno il mare

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atacOgni giorno a Roma un essere umano si sveglia e sa che dovrà imprecare durante il suo pellegrinaggio per raggiungere il suo ufficio. Non solo. Perché sa anche che dovrà essere vessato, schiacciato, camminato, picchiato, spostato. Non basta, sa anche esattamente com’è che è fatto l’inferno: ha una direzione, dei finestrini, costa 1,50€, contiene piccoli tedeschini urlanti vestiti male e con gli ormoni a mille, cani (come se non bastasse), l’India, la Cina, i Cinque Stelle, i boy-scout e i pericolosissimi accaniti fumatori, che, se malauguratamente te li trovi appiccicati, riescono a farti sentire in gita all’interno di un sigaro. Io sono una di loro, uno di quei cittadini che ogni mattina si automotiva davanti allo specchio bevendo il caffè, che segue con accanimento morboso le affascinanti vicende Atac nella viva speranza che un giorno, per ripagarmi dello strazio, mi arrivi un bonifico che mi renda tutti gli euro e cinquanta, immeritatamente investiti, così che possa acquistare una barca. Già, una barca. O anche una casa. Magari un pony. Magari! La questione viene resa chiaramente più annosa dal fatto che siamo a fine luglio, ci sono quaranta gradi, la gente si fissa e suda, io ho intrapreso una relazione sentimentale promiscua col ventilatore e la ghiacciaia. Ma è tutto più banale di come sembra: a me non importerebbe niente dell’Atac se fossi in vacanza. Un’ultima lunga settimana mi separa dal rum e coca sul lettino in compagnia di Bartezzaghi, Uto Ughi (la più grande celebrità della settimana enigmistica, nonché unico violinista al mondo – probabilmente), Rayban, cappelli di paglia, venditori di cocco e tutte quelle altre cose che rendono l’estate il momento in cui io riesco a esprimere il meglio di me stessa. Chiaramente le opzioni estive sono sempre le solite, l’importante è comprendere a fondo il proprio spirito e imbucarsi nell’estate di qualcuno un po’ più previdente.

Salento: c’è sempre qualche amico che va in Salento. Solitamente ha un cane, una tenda, un abbonamento alla Peroni, una fidanzata che gira sempre con le nacchere in borsa e hanno, o hanno avuto, almeno un dred, un jambè e l’intera discografia pirata di Bob Marley in macchina. Non mi porterebbero mai a mangiare il pesce crudo sulla spiaggia. Quest’anno non ci casco, è sicuro.

Grecia: come ogni anno la Grecia, nonostante il periodo sia particolarmente complesso, è la meta preferita dai single romantici che sperano di pomiciare selvaggiamente in nave e innamorarsi al tramonto per le vie di Santorini o per quelli che andranno a collezionare malattie veneree a Mykonos. In tutto ciò c’è posto anche per i solitari amanti della pesca con la lenza e dei paguri: potrei accodarmi a loro.

Ibiza: non ho abbastanza fegato e/o cattivo gusto. Poi ora che Higuain è tornato non posso manco sperare di incontrarlo e infierire su quella storiaccia dei rigori.

Giro di qualsiasi cosa in macchina: fa caldo.

Last minute: i last minute non esistono, Ryan Air li ha uccisi. Chi acquista un last minute vive in un’altra epoca, è demodè, forse va al mare con la borsa frigo e gioca a quel gioco anni ’90 che non mi ricordo come si chiama, quello con le funi, le maniglie e il pallone di plastica. Se non avete capito non fa niente.
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Villaggio turistico: giammai.

Interrai: ho quasi 28 anni.

Capitale europea: fa caldo.

Come volevasi dimostrare, come ogni anno, a un passo dalle ferie io non so assolutamente cosa fare. Quindi vi invito a regalarmi un biglietto aereo per un posto che non mi aspetto e che, possibilmente, non sia Lamezia Terme e a combattere contro l’Atac mentre sarò via: potrebbe essere un settembre veramente indimenticabile!

Martina Di Matteo

L'Autore

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