"Tutto è fatto per il futuro, andate avanti con coraggio".

Pietro Barilla

Piattola vincente

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piattolaL’amore non è una cosa semplice. Principalmente questo accade a causa delle donne e di alcuni uomini con spiccate attitudini femminili. Io sono della vecchia scuola: ti piaccio, mi piaci, copuliamo, fine. La nuova tendenza è invece quella della ragazza con la camicia a quadroni, la bombetta e gli occhialoni hipster (praticamente una piccola sosia di Renato Zero) e il suo cervello più o meno funziona così: io gli piaccio e non so se lo voglio ma so che vorrei volerlo, nel dubbio gli dico che lo voglio, ma poi penso che volerlo volere non basta perché io mi senta di aver avuto ciò che voglio quindi alla fine gli dico che non so cosa voglio ma che lui un po’ lo voglio, perché in realtà non voglio dire che io voglio un altro che non mi vuole quindi preferirei voler volere lui che a sua volta mi vuole. Nel frattempo, il malcapitato, confuso dai soggetti e l’uso inappropriato della preterizione (che è una figura retorica che solo io e altri pochi eletti conosciamo al mondo) nonché del verbo volere, finisce per non avere niente se non tante cose da imparare dai miei consigli e delle abilità da Denis, il figo russo di due metri che insegna boxe vicino casa mia.

Mio caro malcapitato, innanzitutto devi sapere che io ti voglio bene, l’importante è che tu non indossi cose scozzesi, che non ti sia innamorato nemmeno una volta di una che si chiama Consuelo e che non possieda un pappagallo o altri pennuti, perché ho un’idea molto precisa degli uomini appassionati di volatili. Se ha le meches lascia perdere dal principio, se le piacciono i capelli a righe non avrete mai niente da dirvi, a meno che tu non possieda una zebra e a quel punto sono io che ti voglio conoscere (se hai una zebra contattami in privato). Se ama il camouflage e non gioca nel Napoli è l’equivalente di un cespuglio con le zampe e i rametti quando pomici, si sa, ti graffiano la faccia. Tolto ciò ti ricordo che malmenare una donna costituisce reato penale quindi che sia Renato Zero o un cespuglio ricordati che ciò che al massimo puoi farle è rubarle il lucidalabbra o criticare il suo taglio di capelli, si vergognerà e indosserà una cuffia e, a quel punto, sarai tu a non volerla più quindi problema risolto.

Per i casi più estremi, cioè i duri a morire, le zecche, gli stalker, gli inguaribili romantici, quelli che la mamma non li abbracciava da piccoli, a cui non basta quell’estenuante trafila di voglio volere ciò che non voglio e voglio ciò chepiattola non voglio, ecco il manuale del seduttore perfetto (o della piattola vincente). Innanzitutto buttate il vostro cellulare da un balcone declamando Marco Ferrandini o, in alternativa, Tony Tammaro, se è un Iphone potete recapitarlo al mio indirizzo però. Chiamate poi a rapporto tutte le vostre amiche e obbligatele a lasciarvi suadenti messaggi sulla vostra bacheca di Facebook che però non comprendano le parole stallone, bellone, melone, ombrellone, ciaone (praticamente tutte le parole che finiscono in -one), prediligete piuttosto vocaboli come ermeneutica ed epistemologia, lei non capirà e si sentirà esclusa (chiaramente ciò non vale se l’amica in questione non sembrerebbe appetibile nemmeno a Jack Lo Squartatore). Questo, oltre a farle scattare quell’insano meccanismo di possesso, tipico delle sosia di Avril Lavigne, vi conferirà la giusta autostima per passare al passo successivo.

A Napoli la parola sopponta esprime quella cosa che potrebbe, di per sé, essere un palliativo, un rinforzino, una cosa che ti agevola, migliora e/o sostituisce un pezzo. Praticamente un piano B. Ecco vi serve una fidanzata, vera o finta che sia, di qualsiasi genere che però vi renda legalmente non perseguibili, quindi state lontani da minorenni, incapaci di intendere e di volere, parenti e animali. Lì praticamente vi giocate tutto, o quasi. Perché la parte più difficile arriva, come nelle peggiori commedie e nelle migliori puntate di telefilm sui vampiri, alla fine. Vi serve allenamento, capacità linguistica, sfrontatezza. Lei si farà sentire e voi farete i vaghi, gli sciolti, quelli che dalle mie parti qualcuno chiama tranquillino. Anche se vorreste solamente piangere e implorarla di regalarvi la sua virtù, che nel vostro immaginario non avrà già smarrito in un tempo ormai lontano.

Quando la incontrerete dovete assolutamente ricordarvi queste parole: credevo di volerti volere ma poi ho capito di non volere qualcuno che vuole volere qualcosa che in realtà non vuole, quindi per quanto ti volessi non credo di volerlo ancora perché io quando voglio qualcosa lo voglio e non so se questo è quello che voglio. Sarete entrambi così confusi che potrebbe capitarvi di pomiciare, in caso contrario la confusione farà sì che non ve ne accorgiate neanche.

Per ulteriori chiarimenti potete contattarmi in privato, dispenso anche, sotto lauto compenso, accattivanti messaggi sulle vostre bacheche (nel caso non abbiate nemmeno un’amica su cui contare)

 

Martina Di Matteo

L'Autore

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