Non preoccuparti di cosa sta per fare qualcun altro.
Il miglior modo per predire il futuro è inventarlo.

Alan Kay

Da puerpera vi dico: l’Italia non è un paese per passeggini

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Quando la prima volta sono scesa dalla mia casa nel centro di Roma –  col bimbo di qualche mese in un braccio e il passeggino chiuso ad ombrello, nell’altro –  ho capito sul serio che la vera prova di quella che sarebbe stata la mia nuova vita da mamma era letteralmente a portata di mano. Quarto piano senza ascensore. Scendo i gradini, uno per volta. La tromba delle scale è stretta, tipica dei vecchi palazzi romani, quelli belli dalla facciata rossastra. Ancora più angusto il portoncino all’ingresso. Tiro in dentro la pancia e faccio attenzione al bambino: ci siamo, gli dico. La nostra prima passeggiata da soli. La fila lunga di giapponesi che mi passa davanti culmina con due bandierine rosse da un lato e dall’altro. Mi faccio largo a fatica e raggiungo la strada, ho il passeggino ad ombrello stretto in un braccio. Passeggini-e-carrozzine

La città presenta le sue difficoltà e bisogna affrontarla equipaggiati? “Congratulazioni”, disse il negoziante strisciando la carta, “avete acquistato un modello vincente: pratico e di tendenza, un ottimo alleato per l’ambiente urbano. Guardate, ha addirittura sei ruote”. Lo poggio a terra e provo ad aprilo. La fila dei giapponesi ancora prosegue, adesso li guardo dal basso. Provo e riprovo. Vicino alle maniglie ci sono due pulsanti che il comune buon senso indurrebbe a tirare verso l’alto. Provo con una sola mano, il bimbo di qualche mese nell’altra. Ma niente. Allora metto il piede sotto, tra le assi del passeggino e spingo. Insisto. Ora piove. Meglio, penso. Così nessuno si accorge se piango. Sono seduta a terra, su un marciapiede, in cerca d’aiuto. Nessuno si ferma. Signora?, grido. E’ magra e alta, vestita di blu. Con la testa fa segno di no. No, non ho figli, mi spiace.

Il centro di Roma è una specie di paesello per vecchi, mi dico. Ma io non m’arrendo. Prendo il telefono e vado su google. Digito Sos passeggino: “Il modello a ombrello è pensato per permettervi di aprirlo con una mano sola: se ad esempio, oltre al passeggino, dovete condurre un cagnolino al guinzaglio potrebbe fare la differenza nella vostra giornata”. Penso di essere rimasta a terra una buona mezz’ora: il bimbo di qualche mese in un braccio e il passeggino chiuso ad ombrello, nell’altro. Quel giorno a darmi una mano si sono fermati solamente stranieri. Inglesi e tedeschi, anche qualche francese. Ogni giorno va sempre più o meno così. L’altra mattina ad esempio mi ha aiutato una donna di colore, una specie di Mami, la devota cameriera nera di Via col vento. “Reggere forte”, m’ ha detto tirando in alto le maniglie e spingendo.  M’avrà vista in faccia, ero un po’ pallida, perché poi ha aggiunto: “E tu mangiare”. Fino a ultimo boccone, stavo per dire. Sembrava davvero la scena famosa, quella del corsetto, e mi è venuto da ridere. Anche per oggi l’abbiamo sfangata, ho pensato abbracciando il bambino. E domani, amore, è un altro giorno.

Fiorella Corrado

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