Il futuro entra in noi, per trasformarsi in noi,
molto prima che accada.

Rainer Maria Rilke

Quel vento che mi porto dentro

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Mia nonna materna era una levatrice e si chiamava Gilemma. Quando cammino dalle parti di casa sua certe signore coi figli ormai grandi ancora mi corrono dietro. “Siete la nipote della buonanima di Donna Gilemma?”, dicono in un misto di affetto e rispetto. Donna Gilemma era ossuta, i capelli scuri e portava eleganti vestiti di seta a fiori. Io sono stata la sua prima nipote.

Negli anni ’50 Donna Gilemma aveva poco più di 30 anni. Aveva l’autista e girava da sola di notte. Il telefono di casa squillava a tutte le ore così lei metteva sotto braccio la borsa, beveva un caffè, salutava il nonno ed usciva. Una volta la chiamarono a notte fonda. Lei si alzò dal letto, indossò un abito lungo, diede una sistemata ai capelli e si precipitò di corsa per strada. Era buio e i lampioni illuminavano a malapena la strada. Donna Gilemma camminò lungo il viale a ciottoli come sospinta dal vento. Portava delle scarpe alte, dal tacco quadrato. Il rumore dei passi rimbombava nell’intero quartiere, sopra di lei il cielo era ricamato da una collana di giovanissime stelle. Donna Gilemma accese una sigaretta e fece due tiri profondi. Le labbra era fini, di un rosso scuro. Quando arrivò l’autista lei gettò il mozzicone a terra, si rimise il rossetto e controllò l’orologio.
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Un suo allievo racconta che era una donna inflessibile. E racconta di una volta in cui lui non fu in grado di affrontare il marito di una partoriente perché il signore in questione non gradiva in alcun modo che un altro uomo vedesse nuda sua moglie. Così l’allievo chiamò mia nonna al telefono, era in lacrime. “Donna Gilemma correte”, urlò alla cornetta. Le dava del Voi. Quando Donna Gilemma arrivò in sala parto prese di petto il signore. Lui stava ancora sbraitando. Lei gli diede uno schiaffo sul viso. Aveva lo smalto rosso alle unghie e portava la fede dorata all’anulare sinistro.

Donna Gilemma ha quattro nipoti donne, compresa me. Abbiamo tutte lasciato casa a vent’anni. Mio marito spesso dice che sono inquieta. Che chissà a cosa penso. Lo ha ridetto l’altra sera mentre facevo ordine tra i piatti in cucina. Io non rispondo, sorrido soltanto, perché a quell’ora di notte non penso a nulla in particolare. O forse è lei che mi pensa, mia nonna Gilemma, di cui io sono la sua prima nipote.

Fiorella Corrado 

L'Autore

3 commenti

  1. Adriana Nolé il

    Appena acceso il computer, Il titolo dell’articolo ” Quel vento che mi porto dentro ” di Fiorella Corrado appare immediatamente sottostante ad un particolare di un dipinto che ho subito riconosciuto : ” Donna al volante”, di Tamara de Lempicka, una pittrice icona del suo tempo, personificazione di donna moderna, emancipata, simbolo di un’epoca. L’abbinamento, casuale o voluto, mi é apparso perfetto perché Donna Gilemma , ( così, in segno di rispetto, le si rivolgevano i suoi compaesani) é stata una donna straordinariamente libera, indipendente, ben lontana da tutti i conformismi della sua epoca soprattutto se riferiti alla condizione femminile di quel tempo. Io l’ho conosciuta per poco tempo, ma ha lasciato in me un ricordo meraviglioso anche perché legato all’evento più importante nella vita di una donna: la nascita di un figlio. Di solito, in un commento di un articolo si esprimono idee ed opinioni che possono concordare o differire da quelle dell’autore. Questa volta, invece, ho la difficoltà di dover attingere a parole che sappiano esprimere emozioni, sentimenti e ricordi dal momento che sono riferibili all’evento più bello della mia vita: la nascita di mio figlio, avvenuta sotto la vigile, amorevole presenza di Donna Gilemma, che affiancò il ginecologo chirurgo trattandosi, nel mio caso, di parto cesareo. Fu lei a consegnarmi il dono meraviglioso del mio bambino, ora trentenne, ponendolo accanto a me nel letto della clinica. Una felicità che non dimenticherò mai, indissolubilmente legata al sorriso di Donna Gilemma mentre mi sussurrava con gioia e soddisfazione: ” ecco il tuo Genny”. Credo che Genny, se non l’ultimo in assoluto, è stato tra le ultime nascite avvenute alla sua presenza. Dopo poco tempo, infatti, si ammalò gravemente, ma anche nella malattia rivelò il suo carattere forte, mai disposto ad arrendersi. Ricordo che quando decisi di andare a farle visita, le acquistai una camicetta di seta rossa, a dispetto di tutti coloro che non condividevano questa mia scelta, ritenendola poco adatta come pensiero ad una persona di una certa età ed affetta da un male che non perdona. Ma non tenni in nessun conto i pareri contrari e diedi ascolto solo al mio cuore che con quel dono intendeva alimentare in Donna Gilemma la speranza che un giorno avrebbe indossato quella camicetta di un bel colore rosso, rosso come il colore preferito del suo rossetto che non dimenticava mai di mettere, in fretta, magari in macchina mentre l’autista la portava ad accogliere una nuova vita. Amava infinitamente quel suo lavoro senza badge, svolto in notti stellate o in ore assolate, nel bel tempo o nelle tempeste, sempre puntuale, anzi in anticipo come d’altronde lo era nella vita. Forse questo commento che ho dedicato a te, Donna Gilemma, poteva essere sintetizzato in una sola parola : GRAZIE. Ma in verità volevo che ti arrivasse fin lassù l’onda di tutti i sentimenti di riconoscenza e di ammirazione che tanti anni fa, a causa della mia timidezza , riuscii ad esprimerti solo con una camicetta di seta rossa.

  2. Grazie Adriana per questa testimonianza struggente. Hai aggiunto uno spaccato pregno di vera e commovente emozione.
    Sei speciale come sempre, e d’altronde quel dono che ti era venuto dal cuore – una camicetta di colore rosso- ne è l’ennesima prova

    A presto
    Fiorella

    • Adriana Nolé il

      Grazie a te Fiorella di avermi dato l’opportunità di esternare il ricordo di Donna Gilemma, rimasto inespresso per tanti anni aspettando forse l’occasione migliore per farlo. Aggiungo qui un particolare per me molto importante: Donna Gilemma, dal carattere forte, risoluto e inflessbile é stata l’unica persona a convincermi che la dolcezza non é una debolezza di carattere ma una forza. Buona giornata e buon lavoro, Fiorella. A presto

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