La mutilazione per cui la vita perdette quello che non ebbe mai,
il futuro, rende la vita più semplice,
ma anche tanto priva di senso.

Italo Svevo

Realacci a FQ: il nostro softpower? G-factor e innovazione

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La formula vincente del sistema Italia, l’antidoto alla dilagante “cripto depressione” che da troppo tempo ci sovrasta e paralizza alimentando il malessere economico? Green, innovazione, bellezza e qualità. Come si sviluppa questa formula? Il nostro Paese – ce lo dicono i numeri – è tra le cinque potenze mondiali che nell’export fatturano oltre 100 miliardi di dollari.  Il che significa che il made in Italy non solo tiene, ma tiene forte e continua a essere  considerato uno dei brand più potenti del pianeta. Tutto questo lo ha sottolineato a FUTURO QUOTIDIANO Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera e membro della direzione del Pd, che ha svelato l’esistenza di un’altra Italia, quella che può farcela a superare questa crisi invincibile che ci attanaglia, senza dover imitare nessuno.

Onorevole, cosa blocca l’economia italiana e perché non riusciamo a uscire dalla crisi? Ce la possiamo davvero fare scommettendo di più su green e innovazione?

Non vedo come l’Italia non possa non essere legata, ora e in futuro, a questi due aspetti fondamentali per il nostro territorio. L’economia italiana è fatta di due grandi blocchi, uno è legato all’export e in questo settore il nostro Paese sta andando bene. Ci sono solo cinque grandi stati che hanno un export manufatturiero sopra ai 100 miliardi di dollari e si chiamano Cina, Germania, Giappone, Corea e la nostra Italia. Questo significa che quando l’Italia fa l’Italia, investendo in innovazione, qualità, bellezza e in green economy, è un paese in grado di competere nel mondo. Non su terreni sui quali puntano quindi i territori emergenti, come i bassi costi, meno diritti, ma su elementi che sono propri della nostra economia, la qualità in primis. Il nostro vero punto debole è però l’economia interna. Bisogna vedere quali sono qui i settori da rilanciare e dare una scossa per la creazione di nuovi posti di lavoro. Tali settori sono quelli che in primis incrociano la green economy. Bisogna capire in tutti i campi che si esce dalla crisi avendo bene in mente qual è il posto dell’Italia nel mondo che secondo me è fare l’Italia e non imitare i modelli degli altri paesi. Incrociare l’innovazione con la tradizione, è questa la chiave di svolta.

Cosa sta facendo concretamente il governo per rilanciare l’economia italiana, sia all’interno che nell’export?

C’è un impegno del governo, che ora verificheremo nella legge di Stabilità, a potenziare l’eco bonus estendendolo a categorie che oggi non possono usarlo. C’è poi una spinta forte ad utilizzare i fondi non spesi in passato per quanto riguarda politiche ambientali importanti e spesso finanziate anche dai fondi europei. Penso al dissesto idrogeologico e alla purificazione delle acque. In questo settore c’è la possibilità di attivare molte più risoluzioni di quelle che vanno alle grandi opere. Solo di fondi non spesi impiegabili nel giro di uno o due anni parliamo di una cifra sopra i 3 miliardi e mezzo di euro, tra dissesto idrologico e per la depurazione delle acque. Sempre nello Sblocca Italia c’è un fondo che si chiama conto termico che serve per favorire iniziative per la produzione di calore nelle case, una risorsa del valore di 900 milioni di euro l’anno, per la quale, a causa di norme troppo complicate, è stato chiesto fino ad ora solo un milione di euro. Mettere in moto invece tale patrimonio sarebbe molto importante per la nostra economia.

Quali sono i settori nei quali l’Italia è vincente?

Sicuramente quelli per i quali abbiamo saputo investire. E ciò è vero per varie aree come le ceramiche, le macchine agricole e le giostre. Il passaggio importante è mirare non alla quantità ma alla qualità, alla bellezza e alla green economy. Nel settore dell’export lo scorso anno ad esempio abbiamo aumentato del 5% l’esportazione di ceramiche. Ogni anno infatti si esportano 280 chilometri quadrati di piastrelle, più del doppio della superficie di Parigi per capirci. Tale nostra capacità di competere è legata di nuovo alla forte innovazione anche di carattere ambientale dato che abbiamo dimezzato i consumi energetici negli ultimi quindici anni, ridotto i consumi di acqua, di materie prime. Abbiamo ad esempio imparato a produrre ceramiche che abbattono la carica batterica dell’aria. Una situazione presente anche nel campo delle macchine agricole o delle giostre che vedono l’Italia come uno dei leader mondiali della loro produzione. Il fattore green italiano è un elemento innovativo e trasversale che dall’agricoltura di qualità, dai vini, arriva alla meccanica e al made in Italy tradizionale ed è una chiave per la competitività non solo  nell’export ma anche per il rilancio dell’economia interna.

Parlando invece di soft power, qual è il peso e la capacità di imporsi dell’Italia?

Se l’Italia fa l’Italia credo che esempi come il nostro paese in quanto a soft power ce ne siano pochi. Si cita spesso che il made in Italy sia il terzo brand più forte al mondo e inoltre la fondazione Symbola, che è quella che io presiedo, ha fatto un’indagine con Google lo scorso anno e, analizzando miliardi di voci cliccate sulla rete, è emerso che la domanda di richieste relative all’Italia è aumentata del 12%. Ciò significa che il bel paese, pur avendo enormi difetti, emana comunque nel mondo un’aura di positività. Questo è il nostro vero soft power.

Sara Pizzei

L'Autore

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