La mutilazione per cui la vita perdette quello che non ebbe mai,
il futuro, rende la vita più semplice,
ma anche tanto priva di senso.

Italo Svevo

Bambini e adolescenti: hanno senso dello Stato, sono sempre più soli. La relazione del Garante

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garanteUn sondaggio per comprendere cosa pensano di istituzioni , politica e quali sono gli ideali più appealing per adolescenti e post adolescenti: è quello svolto da SWG con un target di riferimento solitamente poco ascoltato ma che rappresenta il futuro (ma anche il presente) del Paese. E’ perciò che l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza ha promosso questa indagine che ha dato indicazioni molto significative.  Le analisi presentano un confronto sistematico tra minorenni suddivisi in due classi di età 14-15enni e 16-17enni. Uno dei tratti fondamentali che emergono dal sondaggio evidenzia quanto i minorenni abbiano una visione dello Stato decisamente positiva rispetto a giovani e adulti e, allo stesso modo, abbiano un senso di fiducia più ampio sia a livello generale, sia rispetto a specifici soggetti e istituzioni. A conferma di ciò, di fronte alla domanda specifica su quale fosse l’occasione in cui si è sentita maggiormente la presenza dello Stato, il 33% dei 14-15enni e il 40% del 16-17enni ha risposto di aver avvertito, forte, la presenza dello Stato di fronte alle notizie che riguardano i politici e la corruzione. Un altro elemento fondamentale riguarda il senso di esclusione che deriva dalle enormi difficoltà dei giovani a entrare nel mondo del lavoro: sono infatti più del 25% dei minorenni e del 37% dei giovani che dichiarano di sentirsi esclusi e trascurati rispetto allo Stato a causa della difficoltà di riuscire a inserirsi nel mondo del lavoro, circostanza che segna l’ingresso nel mondo degli adulti e dei cittadini. Per quanto riguarda l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza e il suo ruolo l’opinione condivisa degli intervistati è che sia un’istituzione importante, utile e necessaria: il Garante è percepito come un soggetto che sta dalla parte dei minorenni e che, quindi, può rappresentare per loro un importante riferimento, oltre che promuoverne e tutelarne i diritti. Per il 76% dei 14-15enni, il 73% dei 16-17enni, il 67% dei giovani e il 65% degli adulti, la figura dell’Autorità garante è necessaria; mentre per il 77% di 14-15enni e 16-17enni, il 63% dei giovani e il 62% degli adulti è utile. Nonostante la sfiducia, per molte delle istituzioni citate, risulta comunque un senso di orgoglio e di appartenenza verso lo Stato che emerge, in particolar modo, dal fatto che in grandi percentuali l’Inno di Mameli susciti sentimenti positivi in tutte le fasce d’età. Infatti il 42% dei 14-15enni, il 43% dei 16-17enni, il 41% dei giovani e il 36% degli adulti, alla domanda sulle sensazioni suscitate dall’ascolto dell’Inno di Mameli dichiara di cantarlo spontaneamente; mentre il 40% dei 14-15enni, il 37% dei 16-17enni, il 31% dei giovani e il 41% degli adulti afferma di sentirsi orgoglioso di essere italiano. L’intero sondaggio è contenuto nella relazione annuale del Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, presentata stamattina al Senato dal Garante, Vincenzo Spadafora.

Pochi bambini e ragazzi tra tanti adulti

L’Authority ha inoltre elaborato, in stretta collaborazione con l’Istat, una serie di dati per fotografare al meglio il mondo degli adolescenti e delle famiglie, sotto diverse angolature. Emerge un quadro in cui si evidenziano conclamati squilibri tra generazioni, con l’evidente perdita di peso demografico dei bambini e dei ragazzi. Al primo gennaio 2014 i residenti di età inferiore a 18 anni sono 10.158.005. La Liguria si connota come fanalino di coda con più bassa percentuale di minorenni sul totale della popolazione residente (13,9%) mentre all’opposto troviamo la Campania (19,2%) che si colloca ben oltre la media nazionale (16,7%). Nel 2014 le nascite sono state 509 mila, il livello minimo reistratosi dall’Unità d’Italia. Inoltre, il numero medio di figli per donna (TFT) è fermo a 1,4 come nel 2013, ancora distante dalla media dell’Unione europea (1,5 figli nel 2012, fonte Eurostat) e insufficiente a garantire il necessario ricambio generazionale. La riduzione della fecondità è riconducibile a una molteplicità di fattori, uno dei quali è indubbiamente la tendenza a subordinare le scelte riproduttive alla stabilità economica della famiglia. A proposito di questo aspetto, l’andamento temporale del Tft unitamente al tasso di disoccupazione sembra confermare che la crisi economica che il Paese sta attraversando a partire dagli ultimi anni potrebbe avere influito sulla decisione di fare figli. Nel 2014, dopo sette anni ininterrotti di aumento, la disoccupazione è volata al 13,2% e anche le nascite sono tornate a scendere. Oggi in Italia si contano ben 154 anziani ogni 100 giovani. Se la quota della popolazione straniera sul totale dei residenti (italiani e stranieri) è attualmente dell’8,1%, i minorenni rappresentano il 22,1% della popolazione straniera (4.922.085) e l’11% del totale dei minorenni. Sostanzialmente stabile la quota di minorenni non comunitari presenti in Italia, che è pari al 23,9%; nel 2013 era del 24,1%.

Nelle famiglie domina il modello del figlio unico con genitori senza lavoro

I dati dell’Istat riferiti al 2014 confermano che la famiglia è sempre più “stretta” e “lunga”. Sono ormai un’esigua minoranza coloro che vivono in famiglie in cui ci sono anche i nonni (5,3%). garantePrevale ancora la famiglia con il padre, la madre e altri fratelli (62,4%), seguono quanti vivono solo con il padre e la madre (17,9%) e le famiglie monogenitore solo con la madre (6,5%) mentre residuali sono tutte le altre. Così se si osservano le tipologie delle famiglie con bambini e ragazzi con meno di 18 anni emerge non solo che è ormai dominante per ciascuna di esse il modello del figlio unico ma quasi raddoppiano le famiglie monogenitoriali che passano da 535 mila nel 1999-2000 a 954 mila nel 2013-2014. I nuclei monogenitore con figli minorenni sono composto nell’86,4% dei casi da madri sole. Le coppie con figli minorenni sono in totale 5 milioni 676 mila, la percentuale di quelle con un solo figlio è il 51,6%, quelle con due il 39,9% e quelle con tre o più l’8,5%. Le coppie non coniugate con minori sono 520 mila e presentano una quota di figli unici maggiore rispetto alle coppie coniugate (rispettivamente 66,5% e 50,0%). Un ulteriore insieme di indicatori permette di osservare anche l’impatto di separazioni e divorzi su bambini e adolescenti. Nel 2012 si arresta la crescita del fenomeno delle separazioni e divorzi che sono stati rispettivamente 88.288 e 51.319. In metà delle separazioni (48,7%) e in un terzo dei divorzi (33,1%) è coinvolto un figlio minorenne. In termini assoluti il numero di figli minorenni che sono stati affidati nel 2012 è stato pari a 65.064 nelle separazioni (nell’89.9% dei casi in affido condiviso) e a 22.653 nei divorzi. Nelle separazioni, il 54,5% dei figli affidati ha meno di 11 anni. In caso di divorzio i figli sono generalmente più grandi: la quota di quelli al di sotto degli 11 anni scende al 32,1% del totale. Cambia anche il numero dei figli unici e la condizione dei genitori. Le principali cause di tali trasformazioni sono oltre al calo della fecondità e una maggiore instabilità coniugale, il progressivo deterioramento delle condizioni economiche del Paese. Nel 2014 la percentuale di minori figli unici raggiunge il 30,7% nell’Italia Centrale, nel Nord – Est il 27,1%, seguono poi il Nord – Ovest e le Isole con il 24,1% infine il Sud con il 19,5%. Le regioni col maggior numero di ‘monofiglio’ sono la Toscana (32,7%), il Friuli-Venezia Giulia e il Lazio (30,9%) e l’Emilia-Romagna (30,7%) mentre la Campania, la Sicilia e il Veneto presentano le quote più elevate di bambini e ragazzi con 2 o più fratelli (28,9%, 25,9% e 25,5%). Tra il 2008 e il 2014, durante il periodo della più recente crisi economica il trend si inverte e diminuisce la percentuale di bambini e ragazzi che vivono con ambedue i genitori occupati. La quota di bambini e ragazzi fino a 17 anni che hanno entrambi i genitori occupati scende, infatti, dal 43,8% nel 2008 al 37,7% attuale segnando un -13,9%. Nello stesso arco temporale anche quelli con padre occupato e madre casalinga diminuiscono dal 32,2% al 24,6%, registrando una variazione negativa pari a -23,6%.

Giovani sempre più social

garante mengoniI dati riguardanti i nativi digitali mostrano che le giovani generazioni hanno ormai superato in larghissima parte la barriera dell’accesso a Internet, nel 2014 il 68,3% dei ragazzi in età 6-17 residenti in Italia ha usato Internet. Al crescere dell’età, crescono gli utilizzatori di Internet. L’uso di internet interessa il 44,4% dei bambini tra 6 e 10 anni, la quota sale al 78% tra i giovanissimi di 11-13 anni e riguarda il 90,4% dei ragazzi 14-17enni. Sono, infine, ben 2 milioni 106 mila i giovani esclusi, il 30% dei bambini e dei ragazzi di 6-17 anni, tale quota scende a 201 mila giovani nella classe di età 11-17 anni. Il 47% dei giovani utilizza il web per spedire o riceve e-mail (il 68,4% dei 14-17enni), il 52,6% discute e si confronta attraverso la Rete tramite chat, blog, newsgroup, forum di discussione online (il 73,7% dei 15-17enni), il 57,8% partecipa a social network e invia messaggi su Facebook, Twitter (l’84,2% dei 14-17enni), il 53,1% usa Internet per inviare messaggi (il 71,5% dei 14-17enni). Più contenutaè, infine, la quota di coloro che hanno effettuato telefonate via Internet (33,5% dei giovani di 6-17 anni e il 45,1% dei ragazzi 15-17enni), o gli internauti che utilizzano il web come strumento per diffondere prodotti di propria creazione come testi, fotografie, musica, video (30,3% dei giovani di 6-17 anni e il 45,4% dei ragazzi 15-17enni). I social network vengono utilizzati anche come strumento per partecipare alla vita sociale o politica del Paese: circa il 22% dei giovani di 15-17 anni ha espresso in rete opinioni su temi sociali o politici e il 5,2% ha partecipato a consultazioni o votazioni su tali temi.

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