Che ognuno avrà il futuro che si conquisterà.

Gianni Rodari

RINNOVARE LA SCUOLA NON È PIU’ UN IMPEGNO PROROGABILE. PAROLA DI GIORGIO REMBADO

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Giorgio Rembado, presidente dell’Associazione Nazionale Presidi chiede al Governo più autonomia verso una “cultura del lavoro”. Il messaggio che emerge al decimo congresso nazionale dell’Associazione Nazionale Presidi (Anp), in programma fino a domenica 14 dicembre all’Hotel Ergife di Roma, è univoco: la scuola, per com’è pensata oggi, deve cambiare. C’è chi come l’europarlamentare ed ex Ministro Luigi Berlinguer auspica una rivoluzione nei cicli scolastici e chi, come il vice presidente di Piccola Industria di Confindustria Bruno Scuotto, auspica una maggiore implementazione del ponte fra scuola e lavoro. Nelle relazioni dei congressisti fa più volte capolino la bozza programmatica del Governo denominata Buona Scuola, il cui iter parlamentare dovrebbe iniziare nei primi mesi del 2015.“Deve esserci coerenza fra obiettivi dichiarati e strumenti messi in campo” dice il Presidente dell’Anp Giorgio Rembado, a margine della sua relazione mattutina che non difetta di critiche al provvedimento Giannini-Renzi, “nella logica del miglioramento e non della polemica. Siamo tutti d’accordo sulla spinta del Governo, è che si spera possa diventare qualcosa di più”. Sotto la lente del capo dei presidi il centralismo normativo, l’eccesso di burocrazia e i limiti dell’autonomia scolastica attualmente in corso: “Sotto il pretesto di dover tenere sotto controllo la spesa pubblica, il Ministero dell’Economia ha esteso il suo potere su tutte le pubbliche amministrazioni, trasformandole da centri di indirizzo in centri di costo, da tenere a bada e da smagrire in qualunque modo. Il risultato è che le autonomie locali, fra cui le scuole, si trovano avviluppate in adempimenti fini a se stessi”.

logoanp_03L’obbligo di rinnovare

Di qui la necessità, forse anche l’obbligo, di rinnovare l’istituto scolastico, così come prospettato, augurato, auspicato dalla gran parte del panel dei relatori: “La scuola italiana ha bisogno di un profondo rinnovamento, nella direzione della cultura del lavoro, nell’interesse del Paese e della società. C’è necessità di fare cambiamenti continui che non sono affidabili a interventi normativi ma che vada verso la liberazione di un’autonomia scolastica attualmente imbrigliata. La scuola è legata al territorio e i suoi committenti sono la società e gli studenti stessi. Perciò deve dare risposte differenziate rispetto a bisogni diversi e alle diverse inclinazioni degli alunni”.
Rinnovamento che non è solo strutturale ma anche di linguaggio e di contenuti. In questo senso possono essere visti gli incentivi allo studio del coding e del pensiero computazionale, così come il ritorno all’insegnamento della musica e delle arti, oltre a un maggior impulso alla connessione con il lavoro: “La scuola è dentro al Paese ed è propedeutica all’inserimento nella società. Bisogna lavorare per far sì che l’era digitale abbia a pieno titolo diritto di cittadinanza al suo interno. È da lì che arriva la possibilità di un apprendimento migliore, attraverso l’utilizzo di tecnologie moderne e attuali e alla conoscenza profonda di questi meccanismi”.

Il rischio

Il rischio è quello di una società con gravi problemi di comprensione dei contesti socioculturali. Alcuni studi pongono al 45% la percentuale di italiani analfabeti di ritorno. Numeri drammatici, considerando anche il ritardo degli studenti italiani rispetto a quelli europei e americani: “In questo campo c’è la tradizione a credere che col diploma si abbia acquisito una volta e per tutte le conoscenze necessarie. Il diploma è la fotografia della competenza in quel momento. Attraverso gli sviluppi tecnologici c’è la possibilità di un apprendimento continuo delle conoscenze. La scuola dura tutta la vita. Anche in questo caso dobbiamo avvicinarci maggiormente alle esperienze nordeuropee”.

Alessandro Di Liegro

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