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Pietro Barilla

Sanzioni economiche alla Russia. Quale sarà il destino dell’Ue?

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Gli impatti e i costi sulle 28 economie degli Stati membri della fase tre delle sanzioni contro Mosca.

È arrivata la conferma ufficiale: l’Unione europea ha formalmente adottato la fase 3 delle sanzioni contro la Russia, procedendo così all’introduzione di quelle che i diplomatici europei hanno definito “misure settoriali”. Il pacchetto, diretto a colpire alcuni dei settori strategici dell’economia russa, in primis quello finanziario – oltre a quello energetico e a quello militare – potrebbe costare alla Russia 23 billion di euro nel 2014 e oltre 75 billion nel 2015.

Nel selezionare le aree da colpire, le fonti diplomatiche europee rassicurano di aver valutato attentamente i costi e le ripercussioni per l’economia dei 28 Stati membri optando per quelle dove la Russia mostra un’esposizione maggiore verso l’Unione europea. Nei prossimi dodici mesi saranno bloccati gli acquisti di azioni e obbligazioni emesse dalle banche russe sui mercati europei (restrizioni che però non riguarderanno le controllate delle banche russe con sede in Europa).

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Sono 7,5 i milioni di euro raccolti lo scorso anno dalle banche russe sul mercato dei capitali comunitario. Una cifra ingente sulla quale Bruxelles punta per ottenere un cambiamento di rotta nei confronti dell’appoggio russo ai separatisti nell’Est dell’Ucraina. Vietato anche l’import ed export da e per la Russia di beni e tecnologie destinate al settore militare e alla difesa. Un mercato dal valore di 3,2 billion di euro annuo.

L’embargo sarà valido soltanto sui nuovi contratti, escludendo dalle restrizioni la vendita della portaerei francesi Mistral, la cui consegna a Mosca è prevista per gli inizi di ottobre. Una decisione che ha creato qualche malumore a Washington, ma necessaria per ottenere il consenso francese sull’accordo tutelando l’unanimità delle decisioni. Per la prima volta i 28 Stati europei hanno dimostrato, infatti, di saper arrivare a un accordo unitario in politica estera. E questo è forse il più grande risultato delle misure approvate il 30 luglio. Molta attenzione è stata rivolta dagli Stati europei nel colpire quello che può definirsi il settore più importante dell’economia russa, ma anche di quella di molti degli Stati membri: l’energia.

Allontanata qualunque possibilità di intervento sull’industria del gas, le sanzioni si sono rivolte alla produzione petrolifera andando a colpire l’export verso la Russia di tecnologie necessarie per lo sviluppo del settore offshore, nell’Artico e del petrolio di scisto. Misure che potrebbero pesare sulle casse russe per oltre 150 milioni di euro considerato che secondo le fonti europee la dipendenza di Mosca sul fronte di queste tecnologie rispetto all’Europa si aggira tra il 30 e il 60% arrivando per alcune addirittura al 100%.

L’Unione europea ha quindi ufficializzato i nuovi nomi inseriti nella lista nera dei soggetti sottoposti al ritiro del visto e al congelamento dei beni, quattro dei quali vicinissimi al presidente Putin. Tra questi: Arkady Romanovitch Rotenberg, compagno di judo del presidente russo e intestatario di società che hanno incassato appalti milionari in occasione delle Olimpiadi di Sochi, e Yur Valentinovitch Kovaltchouk, presidente e principale azionario della Banca Rossya. Per la prima volta nella lista sono comparse anche i nomi di tre società, anche queste vicinissime a Putin.

Ma quanto costeranno davvero queste misure alla già debole economia europea? Nessuno sa dirlo con certezza. Stime ricavate dai dati della Commissione Ue, che da mesi lavora alla preparazione di uno stress test sull’economia comunitaria in caso di ritorsioni da parte della Russia, parlano di 40 billion di euro di perdite per il 2014 e 50 billion per il 2015. Cifre che potrebbero peggiorare soprattutto se Mosca dovesse dare seguito  alla minaccia ripetuta nelle ultime ore di “far schizzare alle stelle il prezzo del gas”. Una minaccia che avrebbe ripercussioni serie in Paesi come la Polonia, dipendente dal gas russo per il 70% o per la Bulgaria, dipendente al 100%.

Arianna Sgammotta

 

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