La mutilazione per cui la vita perdette quello che non ebbe mai,
il futuro, rende la vita più semplice,
ma anche tanto priva di senso.

Italo Svevo

Sindrome da Selfie mania, il disturbo mentale del futuro

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In principio era l’autoritratto che il pittore faceva di sé davanti a uno specchio, per lasciare una visione di sé ai posteri. Si sa, i pittori in quanto artisti hanno sempre una vena di follia ma nessuno di loro avrebbe mai potuto immaginare che attualmente l’autoritratto, coadiuvato dall’avvento della fotografia prima, e dalle telecamere digitali di tablet e smartphone poi, è diventato una delle espressione che maggiormente sottolinea lo spirito dei nostri tempi: il cosiddetto selfie. Noi italiani, da bravi provinciali, lo definivamo «autoscatto».

Ma è noto che l’erba del vicino è sempre più verde, quindi dirlo all’inglese ha molto più fascino. Ed ora questa parola è ora sacralizzata dall’Oxford Dictionnary e dalla Treccani. I social network poi hanno contribuito alla diffusione di queste fotografie, consentendo cosi una rapida ed efficace pubblicazione. E ad oggi ne è pieno il web. Prima quando si voleva “dimostrare” agli amici e ai conoscenti di essere stati in un posto si mandava una cartolina. Adesso si fa un selfie. È un po’ un modo per dire “lo so che non mi credete ma io ci sono in questo posto!”.

Questo accade in tutte le sfere della vita quotidiana, di conseguenza ci può essere un selfie per dimostrare di aver perso quei chili di troppo, un selfie per dimostrare che si ha un nuovo fidanzato, un selfie per dimostrare che si è avuta una promozione sul lavoro e cosi via… Ma perché abbiamo cosi tanto bisogno di dimostrare agli altri ciò che accade nella nostra vita di tutti i giorni? Semplicemente perché sta dilagando un male e si sta diffondendo a macchia d’olio, questo male si chiama narcisismo. Si, siamo tutti un po’ narcisi. La parola “narcisismo” proviene dal mito greco di Narciso.

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Secondo l’ultima edizione del manuale diagnostico e statistico della malattia mentale (DSM – V) “il narcisismo è sia un tratto della personalità caratterizzato da un’ammirazione eccessiva di se stessi, delle proprie azioni ma anche un disturbo della personalità che consiste nell’ incapacità di provare empatia verso altri individui e un esagerata percezione della propria importanza e idealizzazione del proprio sé”. Con l’introduzione dei social network, la componente narcisistica è aumentata poiché la consapevolezza della condivisione e quindi della pubblicità di ogni selfie, spinge l’utente davanti alla fotocamera a preoccuparsi della sua visione e quindi a tentare continui scatti fin quando non ha ottenuto l’immagine che considera migliore e quindi pubblicabile.

La cosa più grave che si aggiunge è che oltre alla condivisione degli scatti migliori di sé vi è la ricerca spasmodica dell’ approvazione degli altri e la valutazione avviene tramite il numero dei mi piace che si sono riusciti ad ottenere per ogni immagine pubblicata. Il fenomeno è cosi sviluppato che si sta iniziando a parlare di “sindrome da Selfie”. Si intende cosi un uso eccessivo dei social network che può portare all’insorgere di diverse patologie psichiche tra le quali principalmente il narcisismo. Non mancano gli studi a riguardo, infatti Il Professor Larry Rosen della California State University, espone la sua teoria all’interno del libro “iDisorder” un manuale sui disturbi provocati dall’essere sempre presente on line, nel quale ha messo in luce come questa sindrome trovi una spiegazione nel narcisismo dilagante.

Secondo tali ricerche, le persone che tendono ad utilizzare i social network in maniera cosi ossessiva lo fanno per apparire in una luce migliore agli occhi degli altri tramite la condivisione di stati, post, commenti e foto. Non è facile identificare il punto in cui il narcisismo sano si tramuta narcisismo patologico;ognuno di noi ha una parte sana di amor proprio che è naturale. Ma se negli ultimi trent’anni la malattia da curare è stata la depressione, per i prossimi venti continuando di questo passo molto probabilmente sarà il narcisismo in tutte le sue possibili forme.

Valentina De Maio

L'Autore

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