Il guaio del nostro tempo è che il futuro non è più quello di una volta.

Paul Valéry

Spazio alle rinnovabili in tutto il mondo (o quasi)

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Affrancarsi dalle fossili? Sarà possibile, ma solo spianando la strada alle rinnovabili, che tornano a crescere. Nel 2014, i notevoli investimenti nel settore delle energie alternative hanno sfiorato il boom di qualche anno fa: 310 miliardi di dollari contro i 318 del 2011. Eolico offshore in Europa e solare in Cina e Stati Uniti hanno contribuito ad aumentare di 16 punti la percentuale di energia pulita prodotta a livello mondiale. Il dato è tratto dal rapporto Bloomberg New Energy Finance, che rileva un salto degli investimenti sulle rinnovabili smentendo le tante “Cassandre” che, invece, ipotizzavano un crollo del settore a causa dell’abbassamento del prezzo del petrolio. “Durante l’anno scorso – ha dichiarato Michael Liebreich, Presidente del Comitato consultivo per il Bloomberg New Energy Finance – avevamo predetto che l’investimento globale si sarebbe ripreso almeno del 10% nel 2014, ma queste cifre hanno superato le nostre aspettative”. Tra vento, sole, biocarburanti ed altre forme di energia “green”, è il solare a confermarsi al primo posto tra le rinnovabili, reso più efficiente ed economicamente più accessibile negli ultimi cinque anni.

Cina “regina del vento”

energia-eolicaNonostante sul mercato dell’eolico anche l’America sia tornata a crescere, nel corso del 2014 la Cina ha installato 20.7GW, quattro volte di più rispetto agli Stati Uniti, raggiungendo una capacità pari a 96GW di energia greed-connected, cioè connessa alla rete elettrica tradizionale. Ad oggi, l’eolico rappresenta, nel paese del Dragone, la terza fonte di energia dopo carbone, idroelettrico e davanti al nucleare. L’avanzamento delle rinnovabili in Cina è sicuramente un fattore positivo, utile a ridurre l’utilizzo delle fonti fossili in un paese che, parallelamente alla crescita economico-produttiva, rappresenta sia il maggior consumatore che il maggior importatore di energia.

I numerosi progetti eolici in tutto il mondo

A sfruttare la forza del vento anche Germania (3.2GW), Brasile (2.9GW) e India (2.3GW), che insieme a Cina e Usa completano la “top five” dell’eolico. Molti grandi progetti, sia per l’eolico che per il solare, sono stati finanziati nel 2014. Tra questi il mega progetto fotovoltaico in Giappone, 250 MW per oltre un miliardo di investimento, l’impianto solare termico Xina Solar One in Sud Africa (100 MW), il Lake Turkana Wind Power in Kenya, pronto a fornire 300 MW di energia pulita alla rete elettrica nazionale o il K2 Wind Power Project, 270 MW di potenza e fino a 140 turbine eoliche. Da non sottovalutare anche la micro generazione diffusa. Importanti risorse sono state impiegate per i piccoli impianti, inferiori o pari ad 1 MW, prevalentemente solare per copertura dei tetti: 73 miliardi nel 2014 (+34%) con oltre 29 miliardi di dollari spesi per la ricerca e lo sviluppo, attività in crescita rispetto al 2013.

A restare indietro è l’Italia

energie rinnovabiliDopo il picco del 2011, l’Europa torna a crescere, seppur timidamente. Ma in Italia si assiste ad una battuta d’arresto delle rinnovabili, determinata dallo “spalma incentivi”. In più, con il decreto “Sbocca Italia” arriva brusco il dietro front rispetto al solare e dell’eolico, preferendogli la ricerca di petrolio e la coltivazione di idrocarburi. Incentivi che peseranno comunque in bolletta, ma per alimentare le fossili. Nel Rapporto annuale 2014 “Stop sussidi fonti fossili” di Legambiente, si parla di miliardi di sussidi, tra diretti e indiretti (esoneri dall’accisa, sconti, finanziamenti per opere, ecc…). L’esempio più noto è quello del cosiddetto Cip. “Fin dal 1992 un provvedimento che avrebbe dovuto sostenere, attraverso la componente A3 della bolletta, la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, ha regalato decine di miliardi di euro a impianti a carbone, raffinerie e centrali che utilizzano fonti fossili”. Recentemente inoltre, il decreto “Destinazione Italia” ha introdotto un incentivo per la costruzione di una centrale a carbone nel Sulcis; mentre con lo “Sblocca Italia” le attività estrattive usufruirebbero di “procedure semplificate per l’approvazione dei progetti, eliminando qualsiasi possibilità di veto locale e la possibilità di deroghe a diversi vincoli ambientali e paesaggistici”.

Complessivamente, sempre secondo lo studio di Legambiente, agli impianti per fonti fossili, dal 2001 al 2013 sarebbero stati dati oltre 42,3 miliardi di euro e i sussidi continueranno, sebbene riducendosi, sino al 2021. Eppure c’è chi ancora scommetterebbe sul nostro mercato nazionale delle rinnovabili, soprattutto del solare. Secondo la società di consulenza Ihs, si legge sul portale di QualeEnergia.it: “Nel nostro Paese ci sono i fondamentali economici per avere un volume di installazioni discrete di fotovoltaico in autoconsumo. Il mercato degli accumuli accelererà verso metà anno, ma resterà molto più lento di quello tedesco”. In sintesi, il mercato del sole reggerà ma, senza un’adeguata politica di sostegno, dovrà affidarsi ai cosiddetti prosumers, ai singoli consumatori-produttori. Per il paese del sole e del vento, non proprio una bella figura.

Erica Antonelli

 

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