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Alan Kay

The American attack against Syria: 2013 and 2014

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di Paul Atallah

On the 3rd of July 2013, the Egyptian people and army ended the Muslim Brotherhood regime allied to the United States.

On the 14th of August 2013, the Muslim Brotherhood occupation of Rabea and Nahda squares, the last American hope to keep something for negotiations, had been terminated.

On the 28th of August 2013, it had been announced that the US military strikes on Syria will start ‘as early as Thursday,’ most probably as a revenge for the Muslim Brotherhood defeat in Egypt.

On the 28th of August 2014, Obama downplays prospect of imminent strikes in Syria and that he is sending Secretary of State John Kerry to the region to build a “coalition” to confront the threat. So, what are the real US intentions and targets from this new attack announcement?

First of all, to build a “coalition”: It means that the US are fed up with their Middle East isolation and would like to see the old friends surrounding the “hero” who is coming to save the Princess. With the departure of the Muslim Brotherhood, the Americans felt that they had been kicked out from the Middle East.

Second: To protect the US unilateral hegemony According to an expert: “The direct aggression against Syria remains, for the United States, the last and only way to test their abilities to reverse the table, protect and renew their unilateral hegemony over the world, and turn on the partnership that they did seem to accept. For the end of the hegemony means the end of privileges and interests that Americans have accumulated the past quarter century as a single power on the world scene, since the collapse of the Soviet Union. Accepting a multipolar world will lead , inevitably, to a revolution in international relations and to a change in the structure of the United Nations, manipulated all these years by Washington to serve his interests”.

Third: By announcing that the US don’t need any coordination with the Syrian regime to hit Isis militias because these militias occupy territories which are not under the Syria control, the United States are, ipso facto, announcing Syria’s split. We are not attacking Syria, we are attacking “another State occupied by Isis”. What will happen in case the American hero would be able to clean all these occupied territories? Will he present them as a gift to Bashar El Assad? Are you kidding? These territories will go immediately go to the “moderate opposition”, creating, ipso facto, a parallel Syria. Most probably a part will go to Turkey for the Turkish love to the Kurdish people.

Fourth: The world prevented the US from attacking Syria last year and now the world is begging the Americans to attack Syria. What a victory! How Isis is extremely important, valuable for the American strategy? Is it just by chance?

Fifth: Let’s say that the Americans will succeed to clean Syria from all these militias, what will be the second step? Will Obama go to drink a cup of tea with Bashar? Don’t let me laugh. Now that the American soldiers are inside Syria, it’s time for Bashar to quit… The stupid Bashar who got rid of his chemical weapons, is now without any defense…

Sixth: Another scenario would like to see coordination between Syria and the US regarding the expected attack against Isis. But this scenario would open other issues.   Con il pretesto dell’Isis, molti paesi sono smaniosi di cominciare la guerra contro la Siria: Stati Uniti, Israele (che ha detto di aver cessato la distruzione di Gaza perché abbiamo un nuovo problema); l’Arabia Saudita pronta a dare knock out al regime siriano e a risolvere i problemi con il Qatar; la Turchia, in attesa di avere i territori curdi (per proteggerli). Chi è in grado di dire che questa guerra sarà meglio della guerra in Iraq nella quale morirono oltre un milione di persone? Nel frattempo la Russia è sotto pressione per dare la possibilità a questo gruppo di perpetrare un nuovo genocidio. Quale sarebbe l’altra opzione? Appoggiare il regime siriano per metterlo in grado di eliminare l’Isis. Ma chi ascolta e chi comprende?

Il 3 luglio 2013, il popolo egiziano e l’esercito pongono fine al regime dei Fratelli Musulmani alleato degli Stati Uniti.

Il 14 agosto del 2013 ha termine l’occupazione da parte dei Fratelli Musulmani delle piazze di Rabea e Nahda, l’ultima speranza degli Stati Uniti di mantenere in piedi qualcosa da negoziare.

Il 28 agosto 2013 viene annunciato che raid dell’esercito americano  avrebbero avuto inizio sulla Siria giovedì, una mossa molto probabilmente decisa per vendicare la sconfitta dei Fratelli Musulmani in Egitto.

Il 28 agosto 2014 Obama minimizza la prospettiva di un imminente attacco alla Siria e invia il segretario di stato John Kerry nella regione per costruire una coalizione che faccia fronte alla minaccia. Allora, quali sono le reali intenzioni degli Stati Uniti e gli obiettivi dell’annuncio di questo nuovo attacco?

Primo fra tutti, costruire una coalizione: significa che gli Stati Uniti sono stanchi del loro isolamento in Medio Oriente e vorrebbero vedere i vecchi amici che li acclamano come eroi venuti a salvare la principessa. Con la fine dei Fratelli Musulmani, gli americani si sentono cacciati via dalla regione.

Secondo: proteggere l’egemonia unilaterale americana. Sostiene un esperto: “L’aggressione diretta contro la Siria resta per gli Stati Uniti l’ultimo e unico modo per testare la propria capacità di invertire il tavolo, proteggere e rinnovare la propria egemonia unilaterale sul mondo e dar via a partenership che a loro sembrano accettabili, poiché la fine dell’egemonia significa la fine dei privilegi e degli interessi che gli americani hanno accumulato nell’ultimo quarto di secolo come singola potenza sulla scena mondiale dalla fine dell’Unione Sovietica. Accettare un mondo multipolare porterebbe inevitabilmente a una rivoluzione nelle relazioni internazionali e a un cambiamento nella struttura delle Nazioni Unite, manipolate in tutti questi anni da Washington per tutelare i proprio interessi.

Terzo: annunciando che gli Stati Uniti non hanno bisogno di coordinarsi con il regime siriano per colpire le milizie dell’Isis perché queste milizie occupano territori che non sono sotto il controllo della Siria, gli Stati Uniti stanno, ipso facto, annunciando la scissione della Siria. Noi non stiamo attaccando la Siria, noi stiamo attaccando “un altro stato occupato dall’Isis”. Cosa succederà se l’eroe americano dovesse riuscire a ripulire questi territori occupati? Li presenterà in dono a Bashar al Assad? State scherzando? Questi territori andranno immediatamente all’ “opposizione moderata” a creare, ipso facto, una Siria parallela. Gran parte andrà probabilmente alla Turchia per l’amore che i turchi hanno nei confronti del popolo curdo.

Quarto: il mondo ha evitato lo scorso anno che gli Stati Uniti attaccassero la Siria e ora il mondo sta implorando gli americano di attaccare la Siria. Che vittoria! Quanto davvero è importante e preziosa l’Isis per la strategia Americana How Isis is extremely important, valuable for the American strategy? E’ solo un caso?

Quinto: diciamo che gli americani riusciranno a ripulire la Siria da tutte queste milizie, quale sarà il second step? Obama andrà a bere una tazza di tè con Bashar? Non fatemi ridere. Ora che i soldati americani sono in Siria, è tempo per Bashar di andarsene…Lo stupido Bashar che si è sbarazzato delle armi chimiche e che ora è senza difesa…

Sesto: un altro scenario potrebbe essere quello di vedere Siria e Stati Uniti coordinarsi sull’attacco all’Isis. Ma questo scenario comporterebbe altri problemi.

L'Autore

Il Cairo

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