La mutilazione per cui la vita perdette quello che non ebbe mai,
il futuro, rende la vita più semplice,
ma anche tanto priva di senso.

Italo Svevo

Top secret. Quanti altri Snowden sono pronti ?

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Uno, due, forse dieci “talpe”.

Il caso Snowden non è più un caso Snowden. E’ l’avvio di una nuova sindrome, di una inedita, ragionevole paura: che dall’interno della National Security Agency americana si stiano moltiplicando le “gole profonde”, gli agenti infedeli pronti a far breccia nel cuore della sicurezza – informatica e non solo – degli Stati Uniti. Lui, “l’altra talpa”, che starebbe tornando a diffondere documenti ‘top secret’ che riguardano la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, il nuovo responsabile dell’ultima fuga di notizie, non è ancora stato identificato. Ma le attività ci sono, si vedono, e si potrebbe ipotizzare anche che non si tratti di un unico, nuovo “delatore”.

Fonti della Casa Bianca hanno fatto sapere alla Cnn che vi sarebbero prove indubitabili quanto ai dettagli dei nuovi contenuti riservati fatti giungere di recente ad Intercept, il magazine online del giornalista Glenn Greenwald, quello che lanciò per primo le rivelazioni di Snowden. Sono proprio queste ultime informazioni rivelate da Intercept (documenti segreti del National Counterterrorism Center datati agosto 2013) a testimoniare come vi sia una attività non imputabile all’ex contractor della Nsa, riparato in Russia e forse in contatto con una rete di suoi succedanei.
Cosa riguardano le nuove rivelazioni di Greeenwald? Soprattutto la crescita esponenziale durante l’amministrazione Obama del database della Nsa che raccoglie i nomi delle persone sospettate di terrorismo. Il Terrorist Identities Datamart Environment (TIDE), in pratica, sarebbe cresciuto a dismisura in seguito ad alcuni gravi rischi per la sicurezza nazionale, come il fallito attentato di Natale del 2009, quello dell’attentatore a bordo di un aereo con l’esplosivo nella biancheria intima. Nel 2012 nel TIDE c’erano 875 mila nomi, contro i circa 500 mila del 2009. In un’altra lista, il Terrorist Screening Database, secondo Intercept ci sarebbero invece 680 mila nomi, quasi tutti non americani, di cui almeno il 40% non avrebbe legami col terrorismo.

Lo stesso Greenwald di recente aveva parlato dell’esistenza di una seconda talpa, e dall’inizio di luglio un settimanale tedesco aveva pubblicato un’analisi approfondita del cosiddetto codice sorgente della Nsa. Quel file parrebbe avere una provenienza estranea a Snowden. Un’analisi che riguarda il programma XKeyscore, quello che esplicita la policy adottata dalla Nsa per decidere chi debba essere sorvegliato e chi no.

Le domande che si stanno ponendo i vertici della sicurezza degli Stati Uniti sono tre: Snowden, primo attore sulla scena, oggi forzosamente marginale, conosce i suoi emuli? Greenwald, che sta facendo cabina di regia con il suo Intercept, è a conoscenza di un più vasto piano, è in grado di fare da collettore per le gole profonde che emergono? Esiste un network più ampio, internazionale o guidato da una potenza avversa, che offre protezione a diversi livelli agli Snowden numero uno, numero due, numero tre… ? Non lo sappiamo. Ma sembra trattarsi di una autentica matrioska.

Aldo Torchiaro

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