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Alan Kay

Un Maurizio Crozza al giorno leva questa apatia italica di torno

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maurizio crozzaDobbiamo avere un morbo, tanto virulento, quanto strano. Il perché è presto detto, non c’è aspetto della nostra vita sociale o politica su cui non si possa ironizzare e che abbia nello stesso tempo del ridicolo. Parecchio del ridicolo. Insomma, sembra non essercene nemmeno una che vada per il verso giusto. Ma è il teorema dell’imbuto, tanto più vai giù, tanto più sei destinato velocemente a scendere…nel ridicolo. Meno male che qualcuno un giorno ebbe a dire: “una risata vi seppellirà”, perché è davvero l’unico gancio nel cielo che abbiamo. L’estetica non ci appartiene più, tanto meno il buon gusto. Etica e morale hanno fatto le valige da tempo! E soprattutto sembrano non poter appartenere più a coloro che ci rappresentano, quelli che in fondo abbiamo eletto noi, perché ogni popolo ha il governo che si merita. E si potrebbe procedere all’infinito per frasi fatte e vari altri luoghi comuni, cercando di strutturare un discorso che possa nella media avere un minimo di senso. Ma “una risata vi seppellirà” è citazione che ha una sua precisa collocazione storica. Si fa risalire queste parole a fine ‘800, lo dicevano gli anarchici, come sberleffo, quando venivano arrestati. Un modo di dire che ha dominato anche la contestazione del ’68 e che comparì sui muri dell’Ateneo romano nel ’77. L’anarchia però era una cosa seria, a noi intanto resta solo il senso del ridicolo. Di questo ne abbiamo davvero in abbondanza.

Insomma, abbiamo i nostri anticorpi per fortuna. Quelli che definisco ‘Crozza style’, perché di Maurizio Crozza ce ne è uno, ma ce ne vorrebbe uno al giorno. Uno ogni mattina per allontanare questa strana apatia italica che spesso ci ottenebra la coscienza e ci rende incapaci di reagire. Uno sulla punta della lingua sempre pronto a colpire come un novello Cyrano. Uno capace di smuovere le intenzioni quasi sempre allampanate di ognuno di noi. Sì, proprio uno per ciascuno di noi. Perché in fondo, e al di là di ogni piaggeria, Maurizio Crozza non è solo un comico o un uomo di spettacolo. È un modello da seguire, un vate ed un caronte, un poeta crepuscolare ed un provocatore, un perfetto inutile ed un dannato reazionario, un amico di tutti ed un nemico di ciascuno. È molteplice ed unico e per questo ce ne vorrebbe uno al giorno, perché è come tutti noi, ma nello stesso tempo lui è sempre un po’ al di sopra delle righe. E non capiamo come faccia a mantenersi così! Come faccia a non cadere nello scontato parlando del nostro quotidiano più stretto. Come faccia a caratterizzare tutti i suoi personaggi rendendoli in alcuni casi addirittura più veri di quelli reali. Come faccia a cantare senza essere passato da Sanremo. E, alla fin fine, come faccia a sfidare costantemente ogni luogo comune, riuscendo a trovare la sintesi perfetta in tutto questo gran turbillion di cose che avvengono ogni giorno nel paese delle meraviglie che è l’Italia. Ed io vorrei essere Maurizio Crozza, almeno per un giorno!

salviniCominciamo dalle iperboli. Perché Salvini che chiede il visto per la Nigeria, che alla fine non gli è stato concesso, è “come Schettino che chiede di partecipare al Salone Nautico”. Figurarsi che il capitano della Concordia ha anche scritto un libro. Una libraia di Livorno, per buon gusto, ha scelto di non metterlo in vendita ed ha messo dei cartelli in vetrina per comunicare questa sua scelta. È diventato un caso nazionale, con telecamere dei Tg nazionali ad affollare via Marradi per strapparle un’intervista. Tanto clamore solo per un po’ di buon gusto, che effettivamente dobbiamo avere smarrito da qualche parte. Allora le iperboli non c’è più nemmeno bisogno di spiegare esattamente in cosa consistano. Perchè siamo diventati iperbolici per primi noi stessi, nel nostro agire quotidiano. Salvini, invece, recentemente è salito agli onori delle cronache per avere offerto ospitalità nel suo bilocale a qualche profugo siriano. Lo ha fatto subito dopo l’inaspettata apertura delle frontiere verso i profughi che Angela Merkel a sua volta aveva deciso ad inizio settembre. I sondaggi le sorridevano e il buon Matteo, quello del nord, ne ha approfittato per sperimentarsi nei panni del nuovo angelo italico. Vedere alla voce ‘essere disinteressato’, tanto per intenderci.

E dobbiamo fare tutti professione di umiltà, perché la verità ha sempre due facce, almeno per noi esseri razionali. Il problema è non riuscire mai a capire quale sia quella giusta. Succede quindi che i tre ragazzi del gruppo ‘Il Volo’, reduci da un Sanremo eccezionale, vengano accusati dal propretario di un albergo di cui sono stati ospiti a Locarno di avere devastato la camera del loro pernotto. Questo riportano i giornali il 29 settembre scorso. Ma nel giro di poche ore è lo stesso gestore dell’albergo a smentire se stesso, lo fa nel corso del collegamento televisivo con lo spettacolo di Barbara D’Urso su Canale 5. L’ufficio stampa del gruppo fa notare che “il direttore ha dichiarato di non essere a conoscenza di chi possa avere diffuso la falsa notizia e che l’episodio a lui riportato dal personale delle pulizie, non verificato da lui personalmente nè tantomeno dal giornalista che ha diffuso la notizia, nè documentato è stato ridimensionato a un paio di letti sfatti per rifare i bagagli e qualche depliant caduto dalla scrivania di una delle stanze occupate dai tre artisti”. Se questa è devastazione allora in casa mia con due bambine di meno di tre anni ogni mattina passa tutto il cast di Jurrassic Park! Bolla mediatica fu e non si capisce ancora il punto esatto del suo innesco. È evidente che ai tre cantanti del gruppo non convenga assolutamente tenere atteggiamenti riprovevoli per non sporcare l’immagine che si stanno costruendo a livello internazionale. Ma non è altrettanto evidente chi possa avere avuto convenienza nel mettere in giro queste notizie false e infondate. Da notare che Locarno si affaccia sul Lago Maggiore nella Svizzera…italiana!

Poi c’è la vicenda Rai 3 che è convulsa. Perché in questi giorni qualcuno si è accorto che questa rete non si sarebbe accorta che Matteo Renzi è diventato negli ultimi due anni sia segretario del maurizio crozzaPartito Democratico che Presidente del Consiglio. È partito per primo il premier stesso con quel suo linguaggio markettaro e la “replica 107 di Rambo” che non farebbe più audience come i talk show del martedì. Gli ha fatto da contrappunto il governatore campano Vincenzo De Luca, che ha accusato Rai 3 di “camorrismo giornalistico”. Al coro si è unito anche Michele Anzaldi, membro del Comitato di Vigilanza Rai, affermando che “c’è un problema con Rai3 e con il Tg3. Purtroppo non hanno seguito il percorso del Pd: non si sono accorti che è stato eletto un nuovo segretario, Matteo Renzi, il quale poi è diventato anche premier”. Subito si è parlato di nuovo ‘editto bulgaro’, una sorta di riedizione della decisione che prese Berlusconi di allontanare dalla Tv pubblica alcuni giornalisti con lui non particolarmente benevoli. Renzi ha cercato subito di placare le polemiche replicando che nessuno vuol cacciare nessuno e che lui è per una Rai indipendente. Anzaldi però non demorde e continua dicendo che “lì – puntando il dito contro la terza rete Rai – non c’è pluralismo, lo dicono tutti i dati”. La telenovela è tuttora in corso. Resta il fatto che un così forte condizionamento della Tv pubblica da parte della politica è roba tutta nostrana.

Non resta che consolarci con la democrazia, perché da noi più che di pluralismo democratico, possiamo parlare di un ottimo pluralismo dei mezzi democratici per l’interruzione del dibattito democratico. E sulla tanto contestata riforma del Senato abbiamo assistito da parte del senatore Roberto Calderoli ad una prova muscolare non irrilevante. Con un programmino agile agile confezionato per l’occasione il senatore leghista avrebbe prodotto ben 82 milioni di emendamenti nei confronti del testo di riforma della camera alta. Sposta una virgola, aggiungi o togli un articolo, cambia un termine ed il giochino è fatto. 82 milioni proposte di modifica della legge di riforma sono atterrate sul tavolo del Presidente Grasso che ne ha dovuto constatare l’irrilevanza non ammettendoli al voto di Palazza Madama. Essendo stati prodotti da un software possiamo immaginarci quanto potessero essere calzanti rispetto al dibattito in corso da mesi sulla modifica di questo ramo del Parlamento. Quanto potessero scendere nel merito queste proposte di modifica dovrebbe essere evidente a tutti. Di fronte alla cancellazione di emendanti sì approfonditi, il senatore proponente ha gridato ovviamente subito al golpe, all’attacco della democrazia, come se fosse del tutto normale nella dialettica democratica farsi aiutare da Mr Chip nella produzione di alternative ai testi in discussione presso l’organo legislativo. A noi non resta che constatare quanto con questa prova la democrazia abbia dato ampia dimostrazione di come possa diventare iperbole di se stessa, arrivando fino alla sua negazione.

Renzi_Onu_2015-1024x728Se sul fronte interno tutto sommato perdiamo punti, ci possiamo consolare con quello internazionale. Perché nell’ordine Putin è tornato a ruggire, alla Libia potrebbe pensarci l’Italia e non si è ancora capito esattamente Marino da chi sia stato invitato al raduno di Philadelphia. Perché la scala con cui ci confrontiamo è questa. In Russia si ragiona di sgominare lo Stato Islamico appoggiando Assad, anche se per ora i bombardamenti sembrano andare a colpire i ribelli al regime in genere. In Libia è tutto da ricostruire e noi ci offriamo come guida di un processo di normalizzazione del paese. Lo ha detto Renzi al summit delle Nazioni Unite di qualche giorno fa. Progetto impegnativo ma sicuramente utile ad un nostro riposizionamento nel Mediterraneo. Basta non mandare Marino a negoziare, perché alla fine si potrebbe scoprire che si è autoinvitato al tavolo come a Philadelphia. Ma sulla vicenda del summit internazionale delle famiglie Papa Francesco però, che non le manda certo a dire, ha replicato prontamente dichiarando alla stampa riunita sul suo volo di ritorno che nè lui, nè la Santa Sede hanno mai invitato Igmazio Marino in America. Marino si sarebbe recato autonomamente negli States, lasciando a livello internazionale tutta quella legittima curiosità su chi ha inviato chi che sembra continui a togliere il sonno anche ad Obama. Crozza fa notare che appena Marino si allontana da Roma succede qualcosa di sgradevole nell’Urbe e lo richiama ad una maggiore frequenza del Campidoglio. Intanto il sindaco di Roma ha annunciato una nuova trasferta statunitense per il 6 novembre, ma forse non si ricorda bene dove sia stato invitato.

In tutto questo bailamme resta un fatto inconfutabile. Renzi è un fortunato. Tutti gli indici economici gli sorridono, le imprese sentono la ripresa, le statistiche parlano di una crescita economica che il paese sembra avere imboccato in tutta sicurezza. Cresce anche il consenso nei confronti della sua azione politica. La sua minoranza interna dopo averlo vessato a lungo alla fine vota con lui ed il partito ormai è talmente svecchiato che deve fare cure abbondanti di Topexan. Se non vivessimo in Italia lo voterei pure un partito come il suo ed un presidente come lui. Ma siamo in Italia e a dire la verità sento la fregatura dietro l’angolo. Non ci fosse Maurizio Crozza forse sarei anche meno scettico. Magari mi metterei anche in colonna. Ma dopo aver sentito Crozza non ce la posso fare e mi viene da ragionare in modalità Crozza style. Vedo tutte le contraddizioni e sento tutte le superficialità del quotidiano. Capisco che l’agone politico è diventato uno show e che serve sempre come palco per recitare. Riconosco che il politico medio fa tutto per motivi di consenso elettorale e per il mantenimento del potere. Prima di Maurizio Crozza forse ero più ingenuo e credevo alle favole. Dopo di lui tengo accesa la luce del raziocinio e peso tutto. È diventato una spartiacque essenziale che d’estate mi manca e ne risente enormemente il mio senso critico. La sua satira, come tutta la satira, colpisce lì dove ci sono degli elementi difettosi da mettere in luce. Fossi io al governo chissà cosa direbbe di me. Forse lo nominerei mio portavoce, sicuramente ci saprebbe fare.

Marco Bennici

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