Ecco qual è il problema del futuro:
quando lo guardi cambia perché lo hai guardato.

Lee Tamahori

Quale sarà il futuro del teatro Valle

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Se ci sei batti un colpo. Titolava così il 4 febbraio scorso una nota della Fondazione Teatro valle Bene comune accorsa ad occupare l’Assessorato alla cultura per chiedere aggiornamenti sulla situazione della storica sala.

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“C’è sempre bisogno di cultura in Italia”

Il Valle era stato sgomberato l’11 agosto scorso dopo un’occupazione nata all’indomani dell’incredibile decisione di smantellare l’Eti che lo gestiva presa dall’allora ministro dell’economia Tremonti, lasciando l’Italia unico paese europeo ad essere privo di un proprio ente teatrale ( chiudere l’Eti “sarebbe come bruciare la bellezza. C’è sempre bisogno di cultura in Italia” disse all’epoca Roberto Benigni. E oggi, nonostante l’annuncio di lavori per far ripartire una stagiome “ufficiale”, è ancora chiuso. Il Titolo della nota ci sembra indicativo perché riferito sia al teatro abbandonato, sia all’assenza delle istituzioni da cui quegli occupanti ( e talvolta il pubblico) si sentono abbandonati. Istituzioni che però hanno risposto garantendo l’apertura di un tavolo politico, a partire da mercoledì, con la presenza costante dell’Assessorato e del Teatro di Roma.  A dire il vero la disponibilità, almeno da parte del teatro di Roma sembra esserci, come confermò nei mesi scorsi in un’intervista a FUTURO QUOTIDIANO il presidente Marino Sinibaldi che si diceva convinto della necessità di incorporare l’esperienza dell’occupazione creando una collaborazione con la Fondazione Teatro Valle Bene Comune: portare cioè nell’ istituzione qualcosa che nasce dal movimento. Una buona pratica che potrebbe fare scuola se effettivamente perseguita.

Le linee guida

Al centro della discussione ci sono le linee guida della Convenzione presentata dalla Fondazione. L’obiettivo lo rende noto la Fondazione stessa:un laboratorio culturale, politico e sociale a partire dalle pratiche dei beni comuni e dall’ idea di un nuovo Teatro Partecipato. Il Valle non sarà agibile fino a dicembre 2015, ma nel frattempo potrebbe invece aprire il foyer i cui lavori dovrebbero partire oggi, secondo quanto annunciato dall’assessore alla cultura Giovanna Marinelli, ex direttore del Teatro di Roma, ed è qui che potrebbe essere ospitata, su proposta della Fondazione, una programmazione partecipata tra artisti e cittadini. La questione non è semplice perché non sempre e non da tutti è stata apprezzata la gestione del teatro Valle Occupato, recentemente attaccato dalle pagine del “Corriere della sera” da Pierluigi Battista. Obiezioni sono legittime ma la proposta resta allettante: in questo momento di scarsa attenzione alle politiche culturali dare vita a un modello di gestione ispirato ai principi dei beni comuni, può essere uno stimolo al dialogo tra artisti e operatori.

Il panorama culturale

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Del resto, il panorama culturale della città e del paese tutto è a dir poco deprimente. La proposta culturale è quasi azzerata nonostante gli sforzi di pochi che resistono per pura passione. Chiudono i teatri (proprio di questi giorni è l’annuncio dell’imminente ed ennesima chiusura di uno spazio prezioso come il Rialto Santambrogio) ma anche cinema e librerie (da ultima, nel più assoluto e vergognoso silenzio, quella del cinema a Trastevere). Languono i progetti della Casa dei teatri dopo che essa ha assorbito anche i teatri delle periferie un tempo, più virtuosamente, affidato al Teatro di Roma.

Il sindaco Marino sembra aver capito la necessità di una svolta se ha dato incarico agli occupanti del Cinema America, già organizzatori di un circuito cinematografico diffuso nel rione trastevere, un progetto culturale e sociale su tutta la periferia romana. Sbloccare gli spazi culturali e darli in gestione ai giovani ( e si sa che Italia si è giovani a lungo) creando una maniera innovativa e condivisa di gestione e’ un modo di restituire la cultura a un paese ormai vittima del degrado artistico e culturale.

 

Laura Landolfi

L'Autore

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