La mutilazione per cui la vita perdette quello che non ebbe mai,
il futuro, rende la vita più semplice,
ma anche tanto priva di senso.

Italo Svevo

YEMEN, SI INDEBOLISCE IL FRONTE SCIITA. DEFEZIONI TRA GLI HOUTHI

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salehI ribelli sciiti yemeniti, che fanno capo all’imam Abdel Malik al Houthi, sono accusati di aver compiuto violenze contro i civili nel corso del conflitto a fuoco che va avanti nel paese arabo dal 26 marzo scorso. In un’intervista all’emittente televisiva “al Arabiya”, il portavoce della coalizione militare a guida saudita che conduce l’operazione “Tempesta risolutiva” in Yemen, il maggiore Ahmed al Asiri, ha rivelato di “avere prove schiaccianti che dimostrano come i ribelli sciiti abbiano compiuto violenze sulla popolazione locale bombardando le zone civili”. Inoltre le milizie sciite hanno anche tentato di compiere attacchi diretti contro il territorio saudita lanciando razzi dalla loro roccaforte, Sada, nel nord dello Yemen, verso l’Arabia Saudita. Per questo la strategia della coalizione dei paesi del Golfo è quella di attaccare i depositi di carburante e di mezzi militari in mano ai ribelli, che sta costringendo gli uomini di al Houthi a spostare le proprie riserve dalla capitale Sana’a verso nord.

Saleh ha capito che la guerra è persa e cerca via d’uscita

Un colpo decisivo per i ribelli sciiti arriva dalla posizione di intransigenza assunta da Riad nei confronti dell’ex presidente yemenita, Ali Abdullh Saleh, principale alleato di Houthi. Si registrano infatti importanti defezioni tra le fila dei soldati dell’esercito yemenita ancora fedeli Saleh, i quali pian piano stanno decidendo di passare dalla parte del legittimo presidente, Abde Rabbo Mansur Hadi. In particolare il colonnello Yehya Abu Uja, capo della brigata 135 dell’esercito yemenita di stanza nell’Hadramawt, ha abbandonato Saleh insieme ai suoi 4 mila soldati ed è passati con Hadi. A spingere molto soldati ad abbandonare Saleh è stata la notizia della ricerca da parte del deposto presidente yemenita di un via di uscita sicura per sèe per la famiglia. Saleh infatti, dimessosi da presidente nel 2011 dopo la primavera araba grazie ad un accordo con i paesi del Golfo che gli hanno garantito l’immunità in cambio di un suo sostegno ad un processo di transizione democratica del paese, ora teme per la sua vita avendo ormai capito che la guerra in Yemen è persa. Per questo ha inviato il suo ex ministro degli Esteri, Abu Bakr al Qurbi, in giro per le capitali arabe alla ricerca di una via d’uscita per il suo ex presidente.

Riad ferma sulle sue posizioni non cede

Il diplomatico è stato ricevuto a titolo personale negli Emirati Arabi Uniti, mentre in Egitto le autorità del Cairo si sono rifiutate di incontrarlo e l’ambasciata statunitense in Egitto gli ha comunicato di sostenere completamente l’operazione “Tempesta risolutiva” dei sauditi. Prima di volare a Mosca al Qurbi ha tentato un’ ultima mediazione con i sauditi per avere garantita una via d’uscita per Saleh, ma Riad gli ha risposto, secondo quanto riferisce un’indiscrezione dell’emittente televisiva “al Arabiya”, che “gli abbiamo già fatto concessioni nel 2011 garantendogli l’immunità, ora non avrà più scampo”. L’ex presidente è infatti considerato la mente della ribellione sciita in Yemen che, con il sostegno dell’Iran, avrebbe dovuto riportarlo al potere.

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