Il guaio del nostro tempo è che il futuro non è più quello di una volta.

Paul Valéry

Brasile, mala tempora currunt!

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Domenica 13 marzo il Brasile e’ sceso in piazza . Contro il governo, contro il PT, contro Lula, contro Dilma. Lo ha fatto pacificamente, con la tipica allegria brasiliana, con ironia ma con determinazione . Milioni di persone, a Sao Paulo un milione e mezzo in strada ; da Rio a Belo Horizonte, da Recife a Bahia milioni di uomini e donne, di anziani e ragazzi, di famiglie al grido di ” fora Dilma, fora Lula, fora PT”.

Da piu di un anno la situazione economica peggiora, l’inflazione galoppa e le tasche dei cittadini si svuotano. Ma cio’ che piu’ spinge i brasiliani a indignarsi e’ la portata della corruzione che parte dal maggior partito di governo, il PT appunto, e pervade tutti i meccanismi della politica e della ” cosa pubblica”. Cio’che indigna e’ l’arroganza del potere che ogni giorno svela i suoi misfatti.

Il Brasile ha una classe media consolidata che da tempo ha preso le distanze da questa classe politica consapevole che solo un cambiamento di direzione politica, una “mudanca”, puo’ ridare al paese il vigore che merita. Il Brasile e’ ricco di competenze e di passioni, ora sopite e spesso umiliate. Ora anche la fascia sociale piu’ debole sente mancare le forze per andare avanti.
Nel grattacielo dove lavoro molte delle ascensoriste si alzano alle quattro di mattina per raggiungere il loro posto di lavoro. Lo fanno con il sorriso sulle labbra e dispensano a tutti una buona parola e un gesto di accoglienza ma quando vanno al mercato vengono prese dallo sconforto, quando vedono le grandi ricchezze accumulate da parte di una certa politica la rabbia le pervade.

Un giovane magistrato sta indagando a fondo i misfatti di chi governa, sta colpendo con fermezza i suoi autori senza timori e senza paura non risparmiando nessuno, nemmeno Lula.
Mi e’ chiaro che la stagione politica di Lula e le fortune politiche del PT sono sul viale del tramonto, a fine corsa, ma ho molte perplessita’ sul dopo PT.
Non bastera’ mandare a casa gli attuali governanti; c’e’bisogno di una alternativa e di riforme che si compiano.

L’alternativa non puo’ essere solo un cambio di colore o di parte. Una seria alternativa puo’ incarnarsi solo in un serio spirito riformatore e nell’assunzione di una cultura politica civica. La distanza oggi tra ceto politico e cittadini e’ enorme, i cittadini non considerano la politica elemento fondante e di coesione civile e la politica ignora I reali bisogni della popolazione. Dunque e prima di tutto una riforma del sistema politico, maggiori controlli sulla “cosa pubblica”, reale divisione dei classici poteri, meno costi della politica, leggi efficaci contro il malaffare, leggi sul conflitto di interessi e altro. Anche i cittadini devono mutare il loro rapporto e la loro visione dei beni comuni. Meno deleghe e piu’ partecipazione civica attiva.
Vedo anche nella situazione attuale tutta intrisa di legittima e sana protesta una dose di cecita’ che si proietta nel futuro.

Non e’ con il giustizialismo, pur comprensibile in questo momento, che si riforma la politica; deve essere la politica che riforma la politica, non una invasione di campo o una confusione di ruoli che produce speranze e illusioni che verranno inevitabilmente deluse. E i cittadini devono convincersi di avere due grandi poteri : nella penna con il voto e con la loro partecipazione nella vita sociale e politica. L’alternativa e ‘ solo un dilagante populismo.

Mi preoccupa piu questo che la evidente crisi economica di un paese che conserva grandi ricchezze naturali e industriali e forza per superare l’attuale impasse.
Pensare alla crescita e pensarlo come un grande paese puo’ e deve farlo. Primo : l’educazione. Un efficace sistema educativo e’per tutti, non solo per chi ha molti mezzi per far studiare i propri figli. La scuola, l’universita’ non possono essere un privilegio ma devono essere un diritto senza il quale il paese non cresce. Anche altri segmenti di welfare sono indispensabili a partire dalla sanita’ pubblica ma l’educazione deve essere il primo e ineludibile impegno di un governo riformatore. Consentire il c.d.ascensore sociale e’la prima premessa di una societa’ civile. Tutti, assolutamente tutti, devono avere pari opportunita’ allo studio, poi chi piu’merita piu’avra’. La cultura non puo’essere un potere di censo.

Allora, e per concludere, sono convinto che il Brasile e’un grande paese con molte ricchezze, ha molte opportunita’ ma ognuno deve fare la sua parte e ora c’e’ grande bisogno di rimettere le cose al loro posto . Bene la protesta, ora la proposta.

Mercoledi
Lo spettacolo continua. Martedi Dilma offre a Lula il ministero della “casa civil” , il piu’importante dicastero del gabinetto di governo. Subito scattano le contromosse . Il giudice Moro rende pubblici i verbali delle intercettazioni tra Lula e Dilma, a dir poco imbarazzanti ma nulla di penalmente rilevante. Tutte le TV non parlano d’altro. I tanti manifestanti riempiono di nuovo le piazze per tutta la notte. Dilma parla in TV e in tutte le citta’ scatta la “panelada, cioe’ la gente sbatte Le pentole dalle finestre e dai balconi. Oggi Lula giura, e’ ministro . Un giudice tenta di bloccare la nomina. Le associazioni industriali si schierano contro e minacciano di invitare i propri aderenti a non pagare le tasse per protesta contro Lula e Dilma. Il senato vota la commissione per l’impeachement.

Questi i fatti in un clima surreale e fare previsioni e’sempre piu’ difficile. Quello che vediamo con chiarezza e’ che gli attori sul palco sono una classe politica corrotta e incapace impegnata a difendere se stessa e il proprio potere, un giudice molto “politico” che usa il suo potere con intelligenza e spregiudicatezza, una popolazione stanca e indignata al limite del populismo. Quello che non vediamo e’ la politica, le siluzioni, le alternative. Temiamo che il cammino sara’ lungo e difficile. Nel frattempo i reali problemi rimangono irrisolti. Mala tempora currunt.

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