Il guaio del nostro tempo è che il futuro non è più quello di una volta.

Paul Valéry

Burkina Faso. Basta Compaoré, il Paese vuole la svolta

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La repressione si sta facendo intensa in Burkina Faso, ma intensa e massiccia è anche la partecipazione della popolazione alle proteste. Proteste cominciate all’indomani dell’annuncio di un referendum per consentire la ricandidatura alle elezioni presidenziali del 2015 di Blaise Compaoré, capo di Stato al potere da 27 anni. Lo stato d’animo dei manifestanti – per lo più giovani – è racchiuso nel tweet di JB Sankara “Il Burkina Faso non è un regno”. E non si vuole neanche che sia una dittatura. Si parla già di un milione di persone che sono scese per le strade sfidando la reazione delle forze di polizia governative, che stanno usando gas lacrimogeni nel tentativo di disperdere la folla e le principali aree della capitale, Ouagadougou, sono bloccate. La situazione rischia di andare fuori controllo nell’attesa di vedere cosa accadrà il 30 ottobre, quando l’Assemblea nazionale esaminerà il progetto di legge per passare da due a tre il numero massimo dei mandati di un presidente. Ma per Compaoré sarebbe già il quinto mandato grazie agli escamotage finora messi in atto.

Le manifestazioni simbolo della “nostra democrazia”

burkina faso proteste“Queste manifestazioni dimostrano senza alcun dubbio la vitalità della nostra democrazia” ha detto il ministro della Comunicazione e portavoce del Governo, Alain Edouard Traore. “Il Governo – ha aggiunto – si congratula per l’appello del capo dell’opposizione a protestare nello spirito repubblicano e in conformità con le leggi. Tuttavia si sono constatati eccessi in certe zone del Paese e i manifestanti non si sono attenuti agli itinerari indicati dagli organizzatori. Il Governo, quindi, si appella al senso di responsabilità e all’autocontrollo per evitare che la pace nel nostro Paese venga compromessa”.

I risvolti non pacifici della manifestazione

Di fatto, ormai da più di una settimana e in un crescendo, le strade si sono trasformate in campi di battaglia, con le forze di polizia in assetto antisommossa e la gente che reagisce lanciando sassi, alzando barricate e incendiando gomme d’auto e tutto quello che trovano. Una foto che ha fatto il giro del web mostra alcuni giovani che hanno appena tirato giù una statua del presidente a Bobo Dioulasso, la seconda città del Burkina Faso. L’uso di gas lacrimogeni e cannoni d’acqua per fermare i manifestanti negano i diritti alla libertà di assemblea e di espressione al popolo burkinabé” ha detto Vukasin Petrovic, direttore della sezione Africa di Freedom House. “La polizia e le altre autorità dovrebbero trattenersi dall’agire aggredendo manifestanti pacifici, per evitare di andare contro le pratiche della democrazia e la relativa stabilità del Paese”. I momenti più difficili si sono vissuti quando i manifestanti hanno tentato di avvicinarsi al Parlamento, ma finora non ci sarebbero vittime o feriti.

Basta Compaoré

“Compaoré vattene” e “l’articolo 37 non si tocca”, in riferimento alla norma che impedirebbe al presidente di concorrere per queste presidenziali, sono gli slogan urlati nelle strade; mentre la stampa locale parla di “colpo di Stato costituzionale” e i sindacati hanno proclamato uno sciopero generale. E ai colpi di Stato Compaoré non è nuovo. Fu in seguito ad un colpo di Stato, infatti, che salì al potere nel 1987. Un evento sanguinoso, in cui venne ucciso anche Thomas Sankara, figura carismatica e padre di una rivoluzione dal sapore socialista che non piaceva al potere occidentale. Una morte ancora non chiarita, l’arma che uccise Sankara era tra le mani di Compaoré, braccio destro del presidente rivoluzionario, ma lui disse che si era trattato di un incidente.

Anche la Francia dice basta a Compaoré

Per continuare a guidare il Paese Compaoré aveva già emendato la Costituzione nel 2000, ma oggi anche la Francia, ex potenza coloniale, invita il presidente a rispettare l’articolo 23 della Carta dell’Unione Africana che vieta una revisione costituzionale al fine di permettere nuovi mandati alla fine della scadenza. Finora il presidente le ha adottate tutte, ai limiti della legalità. Nel 2005 si presentò nuovamente per un nuovo mandato dichiarando che la legge sulla limitazione dei termini del 2000 non aveva applicazione retroattiva. E la sua influenza, anche a livello di decisioni legislative, è molto forte. Il suo partito, Congresso per la Democrazia e il Progresso ha 73 seggi su 111 ed è proprio a questa maggioranza che il Compaoré si affida. Infatti se la legge passerà sarà organizzato un referendum, ma in caso la legge passasse con più dei due terzi dei voti, allora si potrà procedere alla revisione della Costituzione senza passare per il voto popolare.

Situazioni analoghe africane

Il risultato e gli eventi di questi giorni saranno significativi anche nelle valutazioni di situazioni analoghe in altri Paesi africani. Come ricorda Ken Opalo sul The Washington Post, così come in Burkina Faso ci sono altri Paesi i cui leader sono a scadenza mandato ed è probabile che tentino di modificare le norme costituzionali per garantirsi di restare dove sono. Tra questi, José Eduardo dos Santos, Angola, Pierre Nkurunziza, Burundi, Denis Sassou-Nguesso, Congo, Joseph Kabila, Repubblica Democratica del Congo, Paul Kagame, Rwanda. Del resto sono stati già moltissimi i casi, in tutta l’Africa sub-sahariana, di capi di Stato che hanno riscritto le Costituzioni per restare al potere: Burkina Faso, appunto, e poi Chad, Gabon, Guinea, Namibia, Togo e Uganda.

Il Burkisa Faso chiede la svolta

Finora non ci sono reazioni da parte del capo di Stato che rimane trincerato nella sua funzione istituzionale. Intanto girano notizie, tra i manifestanti, che in piazza a contrastare le proteste c’erano anche mercenari arrivati dal Togo. Questo getterebbe ombre sulla tenuta democratica e sulla capacità di gestire la situazione. Il clima è certamente surriscaldato. Basta leggere le dichiarazioni rilasciate alla stampa e i messaggi che girano sui social networrk dei giovani che stanno prendendo parte alle proteste: “Non tornerò a casa se non quando il presidente rinuncerà alla modifica costituzionale o annuncerà le sue dimissioni” dice Souleymane, 29 anni. “Ne ho abbastanza del potere a vita di chi pensa di essere il solo a dover dirigere il Paese. 27 anni di regno sono troppi per un uomo solo” afferma invece Fatim, 24 anni. Il Burkina Faso è una popolazione giovane, molti di questi giovani sono nati quando Compaoré era già al potere e non hanno conosciuto altro. Ora vogliono la svolta e si mettono in gioco in prima persona, per essere protagonisti del cambiamento che chiedono.

Antonella Sinopoli

L'Autore

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