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Gianni Rodari

Elezioni Gb. Hung parliament

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parlamento inglese La Gran Bretagna è uscita letteralmente a pezzi dal voto di ieri. La premier conservatrice Theresa May, che aveva indetto le elezioni per assicurarsi un mandato forte di fronte all’Europa nelle trattative con la brexit , non ce l’ha fatta, non ha centrato l’obiettivo. Il suo partito, che ha ottenuto 315 seggi, non dispone comunque di quella maggioranza assoluta – gliene occorrerebbero altri 12- indispensabile per governare il paese. Intanto i laburisti di Jeremy Corbyn, che di scranni in parlamento ne hanno conquistato 261, guadagnandone ben 34 rispetto alle scorse consultazioni, hanno già chiesto la testa del primo ministro, dichiarandosi pronti a governare con il Partito Nazionale Scozzese, con i Liberaldemocratici e con i verdi.

La risposta dei mercati al voto non si è fatta attendere: anche se la sterlina è andata a picco perdendo il 2% nel cambio con l’euro, un’ enormità, secondo gli analisti, gli scambi sono rimasti piatti, cosa che non fa presagire nulla di buono. Quanto all’Europa, Bruxelles ha già fatto sapere che senza un governo non ci saranno negoziazioni e ha annunciato proprio in queste ore regole per lo smantellamento della City e il trasferimento degli interessi di banche, imprese e operatori altrove. Uno schiaffo alla signora, che si ritrova anatra zoppa in un paese profondamento minato dal terrorismo e dallo scontento popolare, che non sta ben sopportando i tagli alle spese pubbliche dei conservatori. “Questo paese ha bisogno di stabilità”, ha ripetuto questa notte la May, che è decisa a rimanere a tutti i costi in sella e a restare alla guida di un governo che di volta in volta sottoporrà al parlamento le decisioni da prendere.

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