Il guaio del nostro tempo è che il futuro non è più quello di una volta.

Paul Valéry

L’accordo segreto tra Arabia Saudita e Israele

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Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha visitato Israele alcuni giorni fa e ha incontrato il primo ministro  Benjamin Netanyahu. L’indiscrezione è stata  rilanciata in Occidente dalla Reuters e dal sito  e dalla tv Al Araby al Jadid, che ha sede a Londra, che cita diverse fonti,  tra cui la radio Voice of Israel, l’agenzia di stampa Anatolia, il Jerusalem Post e  il quotidiano israeliano “Mekor Rishon”,  che precisa  che il figlio del re era accompagnato da una numerosa delegazione di rappresentanti della sicurezza e dell’intelligence e dall’ex generale Anwar Eshki. Una notizia davvero clamorosa –  Riad non riconosce infatti lo Stato di Israele, con cui non ha mai avuto rapporti diplomatici- che confermerebbe l’aspirazione dell’Arabia Saudita a rafforzare la sua alleanza con gli Stati Uniti e la sua influenza nella regione. Nessuna smentita ufficiale finora è giunta da Tel Aviv e da Riad e, anzi, ad avallare la fondatezza di quanto riportato dai media si aggiungono le parole pronunciate nei giorni scorsi da Netanyahu che ha confermato che sono in atto importanti e significativi sviluppi nelle relazioni con i paesi  arabi, e che lo scenario che si prospetta è “senza precedenti”.  Mohammed Bin Salman  è ferocemente antishiita e piace per questo molto a Israele.

Il principe ereditario e Netanyahu inoltre starebbero lavorando, di concerto con l’Egitto, a un progetto politico per arrivare attraverso una bipartizione ufficiale della Palestina,  a uno storico accordo tra Israele e Cisgiordania – con un’ Anp guidata da Mohammed Dahlan, ex delfino di Yasser Arafat ed ex capo delle Forze di Sicurezza – e il definitivo isolamento di Hamas. Una strana “pace”, con imprevedibili conseguenze se si pensa anche alla crisi del Golfo, con il Qatar sempre più vicino a Teheran, il Bahrein, che ha una leadership sunnita ma è a maggioranza sunnita, lo Yemen, devastato da una guerra senza fine, la Siria, dove l’alawita shiita Bashar Assad resiste, il Libano, dove gli hezbollah non appaiono affatto indeboliti.

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