Ecco qual è il problema del futuro:
quando lo guardi cambia perché lo hai guardato.

Lee Tamahori

La mia vita da puerpera insonne alle tre del mattino

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E’ successo l’altra notte. Da allora l’appuntamento cade sempre allo stesso identico orario: il braccio metallico di una gru si affaccia – terroso – alla finestra di casa. Il rumore dei sampietrini che saltellano in aria come tanti croccantini in padella è assordante. Mi sporgo e rimango a guardare: lo zelo sincronico degli operai, visto dall’alto, è ipnotico. Nonostante le trivelle in azione. In una coreografia fluorescente colorata d’arancio la nuova strada – un pezzo alla volta – prende forma sotto i miei occhi. Succede oramai da un mese a questa parte, tutte le sere più o meno alle tre. Una certezza che tiene compagnia alle mie notti da puerpera insonne. Lui si sveglia, piange. Cerca un abbraccio materno. Il pianto di notte ti si conficca nel cuore, e io corro. Lo allatto. Ed eccoci qua. Se mi vedesse tata Lucia interromperebbe di colpo il programma: luci accese, lui nel lettone, il padre che sbuffa. “Quando la notte era notte, certo amore che era tutto diverso”, gli dico. Sto provando a distrarlo. Ho il pigiama al rovescio e due occhiaie nere da panda. “Parlavamo abbracciati per ore”, fa lui. Ora se solo fiati ti fulmino, incalzo dritta senza perdere tempo. Zitto. Zitto, ridorme.

Anche mio marito sospira. E’ un’espirazione profonda come ogni parola che vorrebbe dirmi. In una conversazione fantasma fatta solamente di sguardi e silenzi ci stiamo dicendo che qualcosa è davvero cambiato. E non è solo la cena, che nel migliore dei casi non facciamo più al solito orario; o la pastina che ci ritroviamo attaccata fin dentro i capelli, o peggio ancora la casa ridotta ad un cumulo di giochini e pupazzi. Certo che sono felice, altroché. Ma la verità è che adesso sorrido di meno. E se lui non finisce la pappa addirittura mi vengono fuori le lacrime. Non ho più la voglia ad uscire di un tempo e guai a parlarmi di andarcene in viaggio, che col pupo ogni volta è un trasloco. Ti ricordi quando dormivo coi tappi di gomma alle orecchie e la mascherina sugli occhi? Provo a cambiare discorso. Amore? Sussurro. Dai, ne abbiamo fatta di strada. Amore! Ma mi accorgo che dorme un sonno profondo, e un po’ russa. Allora mi alzo e mi godo la scena. Lui e Lui. Tutto quello che voglio. Uno è arruffato e l’altro si abbraccia il cuscino. Le trivelle sono ancora in azione. Il restyling del centro di Roma è quasi finito: un altro pezzo di strada concluso. Resto in ascolto fino a che non mi si chiudono gli occhi, sto per crollare sul serio ma sento un vagito, ecco adesso si muove. Ripiange. Il pianto di notte ti si conficca nel cuore, e io corro. Sta cadendo la notte senza fare rumore, canticchio stordita in un delirio convulso. Tra meno di un’ora c’è una sveglia che suona e mamma, amore, deve andare a lavoro.

Fiorella Corrado

L'Autore

2 commenti

  1. Fiorella pensa tutto ciò moltiplicato per tre … recidiva d’amore … ed è già giorno …. e mi ritrovo subito nonna!
    Godetevi questi anni semplicemente meravigliosi 😉

    • Hai ragione e’ davvero tutto bellissimo e chissà che il tuo entusiasmo non sia contagioso: recidiva d’amore suona bene!
      Ti aspetto tra qualche giorno su questa stessa rubrica, buona giornata
      A presto
      Fiorella

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