Ecco qual è il problema del futuro:
quando lo guardi cambia perché lo hai guardato.

Lee Tamahori

Né con Hamas né con Israele

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Sangue sulla spiaggia di Gaza. Poi una fragile tregua già infranta

Né con Hamas né con Israele.  Ma con tutte le vittime di Hamas e di Israele. Con i bambini, gli uomini e le donne che non hanno armi e vengono uccisi senza sapere perché. Come è accaduto sulla spiaggia di Gaza, dove quattro ragazzini, che giocavano a pallone sono morti e altri tre sono rimasti feriti sotto i colpi di artiglieria della Marina militare di Tel Aviv. Un episodio atroce e gratuito sul quale Israele ha annunciato l’apertura di un’inchiesta e che ha spinto poi al fragile accordo su una tregua che in queste ore si è già rotta. Schierarsi da una parte o dall’altra non ha più senso. Le ragioni ideali si sono esaurite e anche quelle strategiche o politiche sono andate smarrite. Rimangono quelle umane dettate dall’istinto a prendere le difese di chi è più debole. E il più debole in questo caso è il popolo palestinese, che non ha nulla a che fare con i terroristi e i jihadisti, né con gli assassini dei tre ragazzi israeliani, Eyal Yifrah, 19 anni, Gilad Shaar, 16, e Naftali Fraenkel, 16, rapiti il 12 giugno e ritrovati ammazzati.

Droni e missili intelligenti contri razzi

La  reazione che questo orrendo fatto di sangue ha scatenato, interrompendo quella che si stava profilando come una lunga pax piena di aspettative, ha già provocato oltre 200 vittime tra i palestinesi. La sproporzione è evidente anche nell’ uso delle armi: missili intelligenti e droni contro razzi.  E  non si può nemmeno parlare di rappresaglia. L’attacco sferrato da Israele è talmente pesante che non lascia adito a dubbi che non si tratti di un pretesto per eliminare alla radice un problema antico nel momento di massima debolezza politica delle due sue principali componenti, che ormai, in coma profondo, stavano tentando la via improbabile di un governo di unità nazionale.

Le ragioni di Vattimo

E’ per tutte queste ragioni che le parole di Gianni Vattimo, che molti hanno definito scioccanti, non devono invece destare scandalo. “E’ il momento di fare le Brigate internazionali” come nella Spagna franchista, ha detto il filosofo. E la sua voce è risuonata isolata nel deserto del generale sostegno tributato dall’informazione europea a Israele e alla pioggia di razzi dai quali è inondata. “E’ in atto un genocidio contro poveretti, che non hanno armi, tenuti in schiavitù come tutta la Palestina”. E’ vero. Il filosofo ha ragione. E’ di schiavitù e di miseria che si nutrono fanatismo, terrorismo, odio e violenza. Ed è la schiavitù e la miseria che devono essere cancellate, eradicate. Non il popolo che ne è vittima.

L’Europa di divide su Mr. Pesc e i Brics cambiano gli equilibri del mondo  

L’Occidente, con le sue democrazie mature, ormai dimentiche dei diritti umani e della forza che la libertà di un popolo può avere nello sviluppo del proprio paese e del mondo, non è riuscito o non ha voluto far nulla. Si è limitato in questi anni a badare ai propri interessi senza avere una strategia. Ha lasciato che il Medio Oriente si polverizzasse nel sogno di una primavera araba che ha soltanto finito per accentuare  miseria e conflitti, ha permesso che questo nuovo tsunami tornasse a sconvolgere l’area. Intanto il resto del mondo lavora a nuovi equilibri.

Avrà di certo importanti ripercussioni anche geopolitiche l’accordo raggiunto nei giorni scorsi dai Brics. I leader delle cinque principali economie emergenti, Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, hanno messo a punto un nuovo assetto finanziario post-crisi, più in sintonia con il mondo multipolare, che ha come cardine la creazione di una banca da 100 miliardi di dollari da contrapporre alle istituzioni internazionali, come Banca mondiale e Fmi. L’Europa intanto che fa? Si divide su Mr. Pesc.

Velia Iacovino

 

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