La mutilazione per cui la vita perdette quello che non ebbe mai,
il futuro, rende la vita più semplice,
ma anche tanto priva di senso.

Italo Svevo

Anche nella moda non esiste più la mezza stagione

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«Ah! Non me lo dica!». Questa è stata più o meno la mia risposta al commento di una signora accanto a me ad aspettare il suo turno allo sportello delle raccomandate. Per chi non fosse avvezzo si tratta mediamente un’attesa di mezz’ora, quaranta minuti, che si risolve quasi sempre in legami estemporanei tra gente di età, mestieri e generi diversi, indissolubilmente uniti in quel lasso di tempo da un comune destino: la fila alle poste. Chiunque ci sia passato sa di cosa parlo. Diventiamo immediatamente ottantenni pensionati – qualsiasi sia l’età anagrafica – iniziamo a inveire contro il sistema, sproloquiamo e insultiamo i dipendenti pubblici che «mangiano sulle nostre spalle», e chiudiamo l’allegra rassegna con una parentesi sul tempo.

non ci sono più le mezze stagioniNel mio caso, trattandosi del rientro dalla Pasqua, gli argomenti sono stati: il numero di sportelli aperti, due, «tutti in ferie, eh? Beati voi!»; e il freddo, «sembrava Natale, non Pasqua!». E quando la signora mi ha risposto, «Eh, figlia mia, non c’è più la mezza stagione», io – che ho affrontato una minima di 5 gradi alle 8 del mattino con la giacchetta estiva ignorando che soffiasse tramontana – ho risposto: «Ah! Non me lo dica!».Proprio la sera prima avevo riposto i cappotti pesanti, una specie di primo cambio di armadio per affrontare il caldo imminente. Nel farlo, ho cominciato a decidere cosa avrei messo via definitivamente nei porta abiti e cosa avrei tenuto come “jolly”. Solo dopo l’esperienza postale, però, ho realizzato che di jolly nel mio guardaroba ce ne sono moltissimi, quasi più dei capi stagionali. Abiti di seta che metto anche d’inverno sopra calze coprenti, pullover over da usare come riparo la mattina presto in primavera. Insomma, l’eccezione era diventata la regola. Quale sia l’abbigliamento invernale estivo primaverile o autunnale non lo sappiamo più. Che le stagioni non si distinguano ormai nettamente, ahimè, è vero, la signora aveva ragione, perché se a ottobre-novembre giriamo ancora in T-Shirt, è naturale che man a mano tutto il guardaroba diventi interscambiabile. Per questo motivo mettiamo le stesse cose girandole nelle stagioni, come le verdure. Mangiamo fragole a gennaio, e quando a giugno sono più succose e zuccherine ci hanno già stancato. Trattiamo i nostri armadi come serre, lasciamo “marcire” caldi pesanti cappotti di lana perché è più cool indossare una giacca di pelle con sopra un trench. Due giacche al posto di un cappotto. Una follia che solo dieci anni fa era impensabile e che oggi è un must, un “mai senza” cui molti fashion-victim non sanno rinunciare. Libera scelta o indottrinamento?

La verità è sempre nel mezzo, un po’ siamo viziati dal clima, un po’ indotti dal circuito fashion, che ci propina stivaletti ad agosto, gli stessi usati per ripararsi dalla pioggia, ma senza calzino, con la pelle nuda (così ti cuoci meglio il piede). Ma per buona parte questa attitudine sta diventando un’espressione di stile, l’indipendenza dalle regole stagionali è in qualche modo un’affermazione della propria identità, decidiamo cosa ci piace con cosa ci sentiamo a nostro agio e cosa ci fa stare freschi o coperti in base alla nostra fisicità, e anche al nostro umore. Un bene, un male, chi può dirlo? Forse potrebbe servire a uscire da alcuni diktat. Non per forza a maggio farà caldo, non obbligatoriamente a novembre metteremo la giacca a vento, dovrebbe essere il buon senso a guidarci. Del resto quasi tutte le mie amiche più fashion a maggio girano in motorino ancora con i piumini, e sono pronta a mettere la mano sul fuoco che non lo fanno per vezzo.

Samantha Catini

L'Autore

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