La gente ha sempre dichiarato di voler creare un futuro migliore.
Non è vero. Il futuro è un vuoto che non interessa nessuno.
L'unico motivo per cui la gente vuole essere padrona del futuro
è per cambiare il passato.

Milan Kundera

Pannella è morto, Pannella è vivo. Viva Pannella !

0

Auguri-a-Marco-Pannella-gli-80-anni-del-corsaro-radicale_galleryzoomQuello di venerdì mattina è stato proprio uno strano risveglio: di primo acchito di strano c’è stato l’anomalo freddo per un mattino di fine maggio a Roma, con l’Urbe sferzata da una vivace tramontana il cui soffio sembrava ricoprire i soliti rumori urbani con una strana coltre silenziosa. In realtà nell’aria c’era altro, c’era un mattino romano più silenzioso e terso del solito perché di punto in bianco privo di molte digressioni e sigarette, poiché il tempo ha deciso che era il momento di azzittire una volta per sempre il protettore di tutte le più profonde e “autoctone” convinzioni mie e di molti altri cittadini, oltre che a mio avviso il più perfetto esemplare di pura coerenza e viscerale passione votata alla difesa delle libertà fondamentali di ciascun individuo. Di ciascun individuo. Marco stavolta è talmente morto che finalmente e una volta per tutte ne hanno parlato tanto in tutte le radio e le tv, con continuo sfoggio di particolari, di rapporti di amicizia e di stima fino ad allora totalmente sconosciuti ai più. Potere del trapasso altrui…

Ed insomma senza che ce ne accorgessimo eccolo qui l’immenso e geniale e incorreggibile Marco Pannella, che con la cessazione delle funzioni vitali del suo corpo, con un ultimo colpo di coda come quello di uno squalo imbrigliato nella mortale rete, ha anche questa volta involontariamente messo in scena la sua (ultima) provocazione, scoperchiando tutta l’ipocrisia e tutto il qualunquismo di questa Italia che nonostante tutto non cambia e si riscopre sempre uguale a se stessa.

Da una parte l’ipocrisia degli adulatori post-mortem professionistici, politici e giornalisti che siano, dall’altra il qualunquismo violento e becero che ha fatto breccia in molti italiani pervasi dall’antipolitica tout-court e in grado, poverini, di equiparare ad un qualsiasi politicante intrallazzino il paladino di 60 anni di lotte per i diritti civili della persona, di cui da nessuno con un minimo di cervello viene messa in discussione l’integrità morale da una parte, né dall’altra la forza ed efficacia e purezza degli ideali alla base delle sue tantissime battaglie portate avanti seppur con alterne fortune.

imagesDi rimarchevole in queste ore c’è l’onore delle armi concessogli dai teoricamente acerrimi nemici di tante battaglie, quelli di stanza oltretevere: hanno fatto notizia le belle parole di padre Lombardi e la lettera di Pannella a Bergoglio del 22 aprile scorso pubblicata da Famiglia Cristiana. Questo perchè al di là delle più note battaglie laiciste e libertarie per divorzio, aborto, ricerca scientifica ed eutanasia, sono state tantissime le battaglie radicali in difesa dei diritti dei più deboli assolutamente in linea con gli insegnamenti della Chiesa Cattolica.

D’altronde proprio questa è stata la cifra e la lungimiranza della vita (politica) di Pannella, vincente soprattutto nel saper inquadrare temi determinanti per il futuro delle nostre vite, della nostra società e del nostro pianeta: basti pensare ad alcune battaglie portate avanti quando io ero bambino e i miei genitori mi portavano ai loro cortei ecologisti o contro la fame nel mondo (30 anni in anticipo rispetto all’esplosione di questioni come il global warming o il boom dei flussi dei migranti in viaggio dal sud al nord del mondo), o altre più recenti come quella per l’istituzione del tribunale penale internazionale o le battaglie per la ricerca scientifica e i nuovi diritti individuali.

Di contro, specie nell’ultimo decennio, a Pannella è stata più volte rimproverata quella che apparentemente è stata la scarsissima lungimiranza politica che l’avrebbe portato sia ad impopolari scelte nel campo delle alleanze politiche (svariando tra centro sinistra e centro destra e “flirtando” ripetutamente con Berlusconi, cosa che molti non gli hanno mai perdonato), sia nella strategia comunicativa ed elettorale del partito nelle elezioni politiche nazionali, di cui si ricordano solo la deludente esperienza della Rosa nel Pugno. E poi il crollo sempre più accentuato di preferenze fino all’esperienza di pochi anni fa col più limitato raggio d’azione del programma della lista e con l’altrettanto limitato risultato elettorale dal zero virgola (Giustizia Amnistia e Libertà), alla faccia di chi come il sottoscritto aveva sempre accarezzato il sogno di un partito radicale come un piccolo seme da cui sarebbe presto germogliato un nuovo grande partito liberale e liberista in grado di rappresentare un nuovo e modernizzante polo in grado peraltro di scardinare l’ormai anacronistico schieramento destra-sinistra.

In realtà questo iter non è stato affatto frutto di dissennate scelte di un vecchio rincoglionito quanto il frutto di un esplicito modus operandi che privilegiava il perseguimento di grandi, enormi, obiettivi, peraltro non puntuali nel tempo quanto più anticipatori, duraturi, e non attraverso l’occupazione di posti di potere. E forse è stata propria questa visione che andava ben al di là del destino del partito fondato e tenuto in vita da lui stesso ad aver minato il solido rapporto con l’altra outsider radicale, Emma Bonino, impegnata invece a raggiungere gli stessi obiettivi di Marco attraverso però il consolidamento della presenza di esponenti radicali nelle istituzioni nazionali e comunitarie. Almeno questa è sempre stata la mia personale sensazione. Tuttavia la stessa parabola discendente del partito radicale, in un ennesimo e tipico paradosso pannelliano, finisce per esaltare ancor più la mole di conquiste civili da lui innescate. Stamattina, sabato mattina, fa già un po’ più caldo, sui giornali si torna a parlare delle solite cose, pian piano, anzi in realtà piuttosto velocemente, si torna alla normalità; adesso finisco di scrivere mi devo preparare che devo andare a Piazza Navona con mio figlio Sebastiano, di 13 mesi, devo cominciare a parlargli della libertà. E di un grande uomo.

Alessandro Valentini

L'Autore

Lascia un commento