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molto prima che accada.

Rainer Maria Rilke

110 anni. Il made in Italy è anche “Alfredo” con le sue fettuccine e il segreto dell’amore

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L’Italia è anche Alfredo, non solo il protagonista della Traviata, ma ancor di più il grande incomparabile inventore delle fettuccine più buone del mondo, che hanno appena celebrato i 110 anni.

Se vai a New York o a Beirut, a Londra o a Istanbul,  o anche a Pechino o a Dubai o a Muskat in Oman, la cucina del nostro paese ormai più che per la pizza, finalmente diventata patrimonio Unesco dell’umanità , scopri a sorpresa che è famosa per un piatto semplice, ma sofisticatissimo: una delicatissima pasta all’uovo con burro e parmigiano. Una magica formula alchemica, diventata icona del made in Italy, la più chic e la più trendy.

Ne vanno pazze le principesse arabe e le ricche californiane, alla stessa maniera. E  da sempre, da quando, nel 1908 debuttarono nella cucina di Alfredo, Alfredo Di Lelio,  che nella sua piccola trattoria di Piazza Rosa a Roma, sperimentò questa ricetta per far tornare l’appetito alla moglie Ines, che aveva appena partorito e che non voleva mangiare. Una storia vera, che non è leggenda, o come dicono oggi i guru del marketing, story telling costruito a tavolino.

Dietro davvero c’è solo questo: la forza dell’amore.  E appare chiaro, inequivocabile, quando parli con la Ines di oggi. La Ines che è l’affascinante nipote di Alfredo, che ho incontrato nel ristorante che suo nonno affittò su Piazza Augusto Imperatore nel 1948. No, non c’è nessun  segreto da grande chef superstellare. Solo semplicità e amore.

Nessuna manipolazione pubblicitaria. Un successo spontaneo e globale, di cui l’Italia dovrebbe prendere, nel suo stesso interesse, coscienza e orgogliosamente tutelare. Come è successo per la pizza, il parmigiano, la mozzarella…

Sì, proteggere dal fake. Purtroppo oggi nel mondo quel condimento sublime, che si mangia solo a Piazza Augusto Imperatore, è continuamente rinnegato, falsificato., abbinato a tutto –dai gamberi al pollo-  in maniera oscena e  abusiva, e   venduto in qualsiasi supermarket e ristorante del mondo con un marchio di Alfredo che non esiste e che è un furto vergognoso.

E’ triste, ma è così. Persino a Roma c’è un locale che da anni propone come autentiche le sue fettuccine farlocche… Certo tutti i ristoranti possono usare il nome Alfredo, e tutti possono inserire nel menu la pasta all’uovo al burro. Ma la garanzia di autenticità è un’altra cosa. Per l’autenticità bisogna risalire alla fonte, e la fonte porta oggi solo a Piazza Augusto Imperatore e non altrove. Porta ai discendenti di Alfredo, porta a Ines, che si chiama come la celenre nonna, che ispirò le sublimi fettuccine.

Il resto, le trame che raccontano altri sono  solo un e indecoroso  tentativo di appropriarsi a fini pubblicitari persino di  una storia, una autentica storia d’amore, resa famosa per caso in tutto il mondo da Douglas Fairbanks e Mary Pickford. Forse oggi pochi sanno di che parliamo tra i giovanissimi. Ma Mary era la fidanzatina d’America,  e Douglas un cavaliere del cinema muto: entrambi grandi stelle di Hollywood. Vennero in Italia per la luna di miele. E andarono a mangiare da Alfredo. E mangiarono le semplici fettuccine fatte per Ines. Ne andarono pazzi, tanto da tornare ogni sera al ristorante che allora si trovava in Piazza Rosa e da regalare ad Alfredo e alla moglie una set posate d’oro con dedica, che nessun altro possiede. Un’altra prova da bollino blu.

E’ passata davvero la storia  tra i tavoli di Alfredo: Walt Disnay, Soraya, Bush padre e Bush figlio, Kennedy, Ava Garnder, Onassis, Hitchcock, Ingrid Bergman, Anna Magnani, Fernandel, Roman Polanski, Sergio Leone, Liz Taylor, Orson Welles, Ava Gardner, Sophia Loren, Jack Lemmon ma anche stare della musica con Frank Sinatra, Ginger Rogers, Ringo Star, Harry Belafonte, senza fare eccezione per il mondo dello sport con personaggi come Pelè, Falcao e altri. …E sono d’obbliho tantissimi puntini sospensivi, perché i personaggi iniziati alle autentiche fettuccine di Alfredo sono veramente tantissimi.

L’amore, dicevo, il segreto. E quell’amore l’ha sicuramente percepitpo anche Woody Allen, che da Alfredo a Piazza Augusto Imperatore e non altrove, ha scelto di girare “To Rome with love”.

Racconta Ines, che suo nonno, dopo la seconda guerra mondiale,  si trasferì a Piazza Augusto Imperatore, cedendo a un cameriere il locale di via della Scrofa, perché voleva ingrandirsi. Chiamò Gino Mazzini, scultore di fama che aveva realizzato nel 1945 il busto di Antonio Salandra per farsi decorare le bellissime sale del suo nuovo ristorante con dei grandi bassorilievi. E l’inaugurazione fu un grande successo. La Dolce Vita, la storia degli Anni Cinquanta e Sessanta della Roma dell’età dell’oro coincide con la storia stessa delle fettuccine di Alfredo, le cui speranze non furono tradite e non lo sono. In questi giorni, Ines ha ricordato il nonno con una serie di iniziative, organizzate tra l’8 e il 14 febbraio, che hanno portato nel locale tantissima gente e tantissimi volti noti, da Giuseppe Zeno, Gennaro Cannavacciuolo, Massimo Boldi e la conduttrice Enrica Bonaccorti.

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