«Lei sogna di ..far tredici? » Ma lo farà sicuro!

Gianni Rodari

Cracolandia

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cracolandia 1San Paolo è una megalopoli, una città immensa dove convivono culture diverse, a volte contrastanti, dove le condizioni sociali non sono omogenee, così gli stili di vita, le religioni, i costumi. Una città che con le periferie conta 20 milioni di abitanti. Una città viva, sempre in continua trasformazione, in movimento, il vero polmone economico del Brasile. A San Paolo c’è Cracolandia, una parte di un quartiere dove vivono o sopravvivono persone che fanno uso costante di crack. Abbiamo incontrato Alessio Ortu, un valente fotografo e uomo di cinema, italiano, che vive qui dal 2009. Uno dei più di tre milioni di italiani che vivono a San Paolo parte di una comunità, quella italiana, stimata e importante. Lo incontriamo perchè Alessio ha fatto un reportage fotografico e un documentario sulle anime che popolano Cracolandia, con occhio attento, poetico e crudo, realistico e rispettoso, dell’ umanità che ci ha voluto raccontare. Un grido il suo, un grido drammatico ma consapevole che stava raccontando vite, persone, mai cose. Il suo lavoro nasce dall’incontro con il documentarista brasiliano Humberto Bassanelli e insieme hanno deciso di autoprodurre il loro lavoro per non rischiare di subire interferenze di nessun tipo, anche la postproduzione è stata realizzata tra amici che hanno condiviso il progetto.

Ci dice Alessio: “sono sempre stato interessato alle persone invisibili, quelle che vivono ai margini della società perchè non hanno voce, vengono spesso rappresentate con una immagine falsa, stereotipata, incompleta. Sono curioso di capire cosa rimane di una persona dopo anni di abuso di sostanze, anni di strada come casa e quando gli punto la macchina fotografica addosso non posano, non pretendono nulla, non hanno difese, barriere, maschere, non fingono, I loro occhi parlano, esprimono sofferenza. Quello che volevamo capire e raccontare era la loro umanità, le loro sofferenze, le loro necessità, i loro sogni se ne hanno, i loro perchè, le loro relazioni, i loro amori. “Alessio e Humberto hanno voluto testimoniare una realtà nel suo aspetto più profondo, suscitare emozioni ma senza cadere nella trappola di facili ideologismi e senza farne una fredda cronaca giornalistica. L’immagine che si racconta da sola, che trasmette, che compone con grande realismo una storia. Una grande sfida, pienamente riuscita. Una sfida che prescinde dal luogo perchè immortala storie di donne e uomini, di dolore, di sentimenti universali i cui protagonisti sono i volti, gli occhi, le mani. Hanno fotografato e filmato in bianco e nero direttamente per non avere nemmeno la tentazione di aggiungere colore a una realtà che non ha colore.

“Sono persone che vivono in strada o in qualche casa occupata o in alberghetti decadenti. Il loro primo obiettivo è procurarsi il denaro per il crac, per sopravvivere. Raccogliendo materiali riciclabili, facendo piccoli lavoretti, elemosinando, spacciando, prostituendosi. Quello che colpisce è la rassegnazione, il livello di sopportazione di tanta durezza, lo scivolare lento e inesorabile verso un inferno morale e materiale senza fine. ” “Quando tornavo a casa ero esausto per la fatica di vivere quella esperienza che mi segnava nel profondo, mi rimaneva attaccata addosso e impressa nella mente ma poi rivedevo il materiale, lo sistemavo, sentivo di stare raccontando una storia reale, autentica. Senza imbrogli per chi l’avrebbe letta e senza tradire i suoi protagonisti”. Alessio ha già partecipato con il suo lavoro a molti festival brasiliani, ora metterà in mostra le sue foto e porterà il suo documentario a un importante festival, io continuerò a seguirlo, a parlare e discutere dei suoi progetti, a passare qualche serata con una buona birra intorno a un tavolo. Siamo a San Paolo, ma potremmo essere ovunque.

Alessandro Battisti

L'Autore

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