Il futuro entra in noi, per trasformarsi in noi,
molto prima che accada.

Rainer Maria Rilke

Dirty Dancing mi ha fatto capire cos’è l’umiliazione

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Se Dirty Dancing mi ha insegnato una cosa nella vita, oltre che anche se non sei aggraziatissima riuscirai ugualmente a fare la presa “salto dell’orca”, è il valore dell’umiliazione. Se c’è una cosa che infatti non mi dimenticherò mai è Baby, brutta, mal vestita e assolutamente fuori qualsiasi contesto, che arriva alla festa dove Patrick ci da’ dentro con la squinzia bionda e gli dice “ho portato un cocomero”. Baby è il motivo per cui per tanti anni ho vissuto nel terrore di dire la cosa più sbagliata e inopportuna al mondo, mi ha insegnato a contare per cinque minuti prima di parlare, che i jeans a vita alta non se li possono permettere tutti e che nessuno, a parte te stesso, può metterti in un angolo. Nessuno a parte mia madre ovviamente che per circa dieci anni ha tenuto una foto di me a 12 anni vestita da gallina appesa nel salotto di casa (ero vestita da gallina per un saggio di danza), ma questa è un’altra storia. Detto ciò dopo Baby ho vissuto, e visto vivere, purtroppo, numerosi momenti di altissimo degrado e umiliazione che vale la pena ricordare affinché non debbano ripetersi mai più.images

Ragazza panino: è di per sé un lavoro umiliante. Nessuno dovrebbe mai guadagnarsi da vivere travestito da hot dog con tanto di mostarda e ketchup. Certo, sempre meglio di essere vestiti da Cheesburger, perché almeno l’hot dog sfina e sembri più alta ma tutti i datori di lavoro che ti impongono questo look andrebbero incarcerati. Soprattutto perché è assolutamente matematico che una mattina di sole, mentre sudi e ti affanni a distribuire volantini, tra la folla ci saranno loro: il tuo ex e la sua nuova fidanzata. Ti sorrideranno ma non smetteranno di parlare di te per molto, moltissimo tempo. E le sue amiche faranno peggio. Anche loro dovrebbero finire in galera. (Tratto da “una tristissima storia vera”)

Tristemente Rocher: va bene che ci si laurea solo una volta nella vita, va bene che ci sia il boccolo alla Lady Oscar e va bene anche decisione di avvolgersi in stile baco da seta in un setoso e opinabile abito a palloncino oro Rochet. Va bene anche bere come solo una russa purosangue possa fare. Nonostante le numerose avvisaglie, l’errore di valutazione c’è: tu non sei una russa purosangue e nel momento in cui vacilli, la vista ti si offusca e dolci fragranze alla vodka cerchino di risalire il tuo esofago, così come le trote risalgono il torrente, il Rocher ti sarà d’impiccio. Perché il secondo errore di valutazione è che non ci sarà quel meraviglioso e docile maggiordomo baffuto, a mo’ di trichecone, a porgerti il tuo fazzoletto con le iniziali cucite dai bambini del Togo, per ripulirti. No, accanto a te ci sarà un semisconosciuto amico della tua sorella maggiore che, schifato dai tuoi boccoli alla vodka ma impietosito dal tuo maldestro tentativo di essere un Rocher puro, ti porgerà per ripulirti il viso una pagine della Gazzetta dello Sport. Il bello è che te ne renderai solo il giorno quando sul tuo viso potrai leggere quasi per intero della vittoria della Palmese. Tratto da “una sorella da istruire”)

Un messaggio tira l’altro: prima o poi ci cascano tutti, nessuna discriminazione razziale e/o sessuale, il messaggi da ubriacone sono un caposaldo dell’umiliazione contemporanea, una delle grandi conquiste del mondo civilizzato. La malinconia, si sa, va a braccetto con qualsiasi alcolico. Soprattutto se sei a un passo dal come etilico. E gli ex, si sa, sono l’ultima frontiera prima del coma etilico. La grammatica diventerà un’opinione, il vostro orgoglio un nemico e il solito bivio della vita si presenterà dinnanzi a voi prospettandovi due alternative. Alternativa A): Scompari della mia vita. (Peccato che lui sia scomparso e che tu non lo senta da almeno sei mesi. Il lato buono è che comunque probabilmente continuerà a non farsi sentire, anche se non era l’effetto sperato).

Alternativa B): un lunghissimo messaggio incomprensibile e sgrammaticato, verosimilmente spezzato in più di sei messaggi, in cui toccate punti che vanno dal vostro amore alla sua nuova fidanzata e al fatto che abbiate uno smodato bisogno di parlargli. (Il lato positivo è il suo ego che crescerà smodatamente, quello negativo è che gli avrete fatto talmente pena che vi telefonerà, e dovrete inventarvi qualcosa da dirgli). (Tratto da “sempre meglio girare con un’amica sobria al proprio fianco e non mentirle sul vostro stato d’ebbrezza qualora siate molto brave a dissimulare”)

La perfetta vicina di casa: abitate nello stesso quartiere e, quindi, incontrarsi dovrebbe essere usuale, anche se non accade mai. Proprio quella mattina in cui, coi baffi, i capelli sporchi e un abbigliamento più simile a un pigiama che ad altro, lo incontrerete e lì, se non avete ben chiara in mente la scena di Baby, l’unica cosa che sarete in grado di dire è “ho comprato una zucca, gli alimenti arancioni aiutano ad abbronzarsi”. L’unica buona notizia è che vi abbronzerete davvero. (Tratto da “betacarotene I love you”)Unknown

Stalker per passione: le fotografie pubbliche su Facebook, per la maggior parte delle donne, hanno un unico scopo, dimostrare alle nemiche quanto si è fighe. Le donne si sa, sono stalker per vocazione. Non esiste una sola donna che non conosca a memoria la bacheca e le immagini di ogni sua singola nemica. Il bello arriva sempre quando quel dannatissimo touchscreen ci mette lo zampino e così invierete una richiesta d’amicizia alla persona in questione. Si può tornare indietro, certo. Ma lei lo scoprirà ugualmente. E a farla godere sarà la prova schiacciante del fatto che ha fatto bene a rendere pubblica quella foto in bianco e nero in cui legge Tolstoj in riva al mare. (Tratto da “perché fare la stalker dall’iPhone è l’errore più grande della tua vita”)

Ovviamente l’elenco sarebbe interminabile quindi propongo una proiezione mensile di Dirty Dancing per avere ben chiaro in mente di cosa parlo quando dico umiliazione.

Martina Di Matteo

L'Autore

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