La mutilazione per cui la vita perdette quello che non ebbe mai,
il futuro, rende la vita più semplice,
ma anche tanto priva di senso.

Italo Svevo

Le donne del futuro? Ci auguriamo che non baderanno al peso…

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Per la maggior parte dei giornali la notizia sorprendente è che una delle modelle del Calendario Pirelli pesa 90 kg. La cosa che invece maggiormente ci colpisce è che la modella americana Candice Huffine, una top model di vecchia data, è una donna bellissima, alta un metro e ottanta, ha un seno prosperoso, addominali morbidi e fianchi generosi. Una bellezza anni cinquanta stile pin up. Una bellezza che riprende la meraviglia di Sofia Loren, icona della femminilità in tutto il mondo, ed anche un po’ Monica Bellucci, emblema di stile, per rimanere a degli esempi italiani. Ma perché il peso di questa modella ha cosi importanza? Perché per una foto che ancora deve essere vista, (in realtà lo scatto che andrà sul calendario 2015 non è stato ancora pubblicato) il mondo della moda si è già preparato a suon di giudizi, considerando che il messaggio dell’obesità non è positivo, che il sovrappeso è deleterio, che le ragazze debbano avere dei modelli più “rappresentativi”. Ciò che sfugge in generale è che il sistema perfezionistico de “ Il diavolo veste Prada” non è mai stato un sistema molto sano, e si stima solo in Italia che ci siano circa due milioni di adolescenti che soffrono di disturbi del comportamento alimentare (Dca), espressione che serve ad identificare una serie di problematiche che riguardano il  rapporto fra un soggetto ed il cibo.

Ed ecco che diventano sempre più importanti gli esempi che circolano sul web. Esempi in cui la bellezza, l’apparenza, l’omologazione alla massa la fan da padroni. Quando questi elementi attecchiscono su un terreno già instabile e predisposto, come appunto durante l’età dell’adolescenza, è facile cadere nella trappola dell’anoressia. Lo è ancora di più quando si ha la possibilità di confrontarsi sul web e di condividere “usi e costumi” di questa modalità. Ecco che l’anoressia adesso prende le forme di una persona, e ne acquisisce anche un nome “Ana” e tutte le sue seguaci si definiscono “pro-Ana”. E da qui digitando semplicemente questa parola che partono tutta una serie di siti, blog e discussioni che incitano non solo alla malattia, ma ci sono veri e propri suggerimenti, a volte decaloghi su ciò che bisogna fare per evitare di mangiare e “resistere” alla malattia.

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Il fenomeno è allarmante non solo per le morti che ha provocato e che continua a provocare, ma soprattutto perché spesso i genitori mostrano di non preoccuparsi per i comportamenti alimentari insani dei propri figli come ad esempio il sottoporsi a continui cambi di diete per mesi. Le case della moda e tutto il mondo circostante hanno sostenuto questo modello anoressizzante per una serie di motivi e di fattori ed adesso la possibilità che si possa andare oltre la taglia 44 anche sulle passerelle và un po’ stretto anche a loro. Paradossalmente è un abito difficile da indossare!

Forse è proprio per questo che la lotta contro gli stereotipi deve diventare il nostro pane quotidiano, senza falsi moralismi, considerando che le donne sono tutte uguali. Ormai sono loro che governano il mondo, sono loro che ricoprono le più alte cariche istituzionali e riescono a mediare tra lavoro e famiglia, non senza stress. Sono loro che gestiscono la scuola dei figli, le attività extrascolastiche, la tata, il mutuo, fanno quadrare i conti e vanno dall’estetista una volta ogni tanto per rimettersi in forma ed essere appetibili sessualmente per il proprio marito e/o compagno, convivendo con un’atavica paura del tradimento inculcatele sin da ragazzine.

C’è un recente film dal titolo “ma come fa a far tutto?” che mi ha colpito particolarmente, la domanda è la stessa che mi sono posta e semplicemente mi sono risposta che è la stessa cosa che hanno fatto le nostre madri e le nostre nonne e via indietro di generazione in generazione, senza mai lamentarsi e senza ricevere alcun tipo di premio in merito.

Proprio per questo viene da chiedersi cosa c’è di male se una di queste donne non riesce ad avere tutto sotto controllo ed ha qualche chilo in più? Non è sempre la stessa compagna, moglie, madre,figlia che tutti noi conosciamo? Iniziamo ad essere i primi a togliere i paraocchi, iniziamo a non valutare le persone dall’ago della bilancia ma dal proprio modo di essere, ammettiamolo nella nostra quotidianità e sosteniamo la bellezza non solo come questione di taglia, ma di bravura e di competenze. Ritornando al Calendario Pirelli la modella che è stata scelta ha un curriculum di tutto rispetto, sfila da quando era bambina, si ama e si prende cura di sé, permettendo così anche all’alta moda di amarla. È un’ immagine vera, un’ immagine reale, un’ immagine non solo per far sognare gli uomini ma anche per ispirare le donne alla propria, soggettiva, femminilità.

di Valentina de Maio 

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