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Pietro Barilla

E’ entrato in vigore lo storico accordo tra Vaticano e Palestina

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accordoE’ entrato in vigolre lo storico trattato firmato lo scorso giugno dal Vaticano e dalla Palestina. Fortemente negativa la reazione di Israele, che al momento dell’annuncio della stipula, definì l’intesa un passo indietro nel lungo e difficile cammino verso la pace. L’accordo rifletterebbe al contrario, proprio il grande desiderio della Chiesa di risolvere il conflitto in Terra Santa attraverso la soluzione della creazione di due stati. Sono 136 i paesi, compreso il Vaticano, che hanno riconosciuto la Palestina. La Santa Sede intrattiene, sull’altro versante, relazioni diplomatiche con Israele dal 1993, ma finora non è mai riuscito a concludere un accordo sui diritti della Chiesa nello Stato ebraico, in agenda dal 1999. L’accordo tra Vaticano e Autorità Palestinese, firmato da monsignor Paul Richard Gallagher, ministro degli Esteri della Santa Sede e da Riad al Malki, capo della diplomazia palestinese, e che era stato preannunciato il 13 maggio 2015 in occasione della visita del presidente palestinese, Abu Mazen, a Papa Francesco I, si ricollega all’accordo base che fu firmato tra la Santa Sede e l’Olp- con Arafat ancora Presidente – il 15 febbraio del 2000 (pochi mesi prima del fallimento dei negoziati di Camp David, in prosecuzione degli accordi di Oslo e di Washington ,allo scoppio della seconda Intifada.

Il documento è costituito da otto capitoli garantisce la presenza e l’ attività della Chiesa cattolica in Palestina, proteggendo i suoi fondamentali diritti, le libertà di culto e la sicurezza dei Luoghi santi” – sempre a maggio, tra l’altro, Francesco I ha canonizzato i primi due santi palestinesi dei tempi moderni, la carmelitana Maria di Gesù Crocifisso , al secolo Mariam Bawardi, e Marie-Alphonsine Ghattas, fondatrice delle Suore del Rosario-. Lo “statu quo” dei Luoghi santi – Basilica del S.Sepolcro e Tomba di Maria a Gerusalemme, Basilica della natività a Betlemme, con precise garanzie per l’accesso dei fedeli e l’alternarsi delle varie comunità cristiane (cattolica, armena, ortodossa greca, ecc…) nella custodia dei Luoghi stessi, è assicurato da un quadro giuridico complesso. Quadro fondato sia sul trattato internazionale di Berlino del 1878 ( trattato nato nel chiaro segno del dinamismo bismarckiano, vòlto ad accreditare la Germania come potenza mondiale, capace anche di mediare su una questione così intricata), il quale riprendeva il vecchio editto ottomano del 1852, che sulle successive decisioni del Mandato britannico in Palestina (1918-1948); e, infine, sull’accordo tra Vaticano e Stato d’Israele (1993, lo stesso anno del riconoscimento diplomatico d’ Israele da parte della S.Sede) e sui piu’ recenti accordi Vaticano-palestinesi.

“Quest’ultimo accordo – come ha spiegato il ministro degli Esteri palestinese, Al-Maliki, – garantisce ulteriormente il mantenimento dello “Statu quo” nei Luoghi santi, con pieno rispetto delle libertà di culto; e, garantendo a tutti funzionabilità e viabilità in queste aree, vuol promuovere lo sviluppo delle relazioni fra palestinesi e cristiani tutti. Siamo contenti di facilitare così programmi, attività, progetti specifici delle varie Chiese cristiane, per le quali si potranno studiare anche adeguate agevolazioni fiscali; e possiamo dire a buon diritto di essere una delle poche nazioni al mondo che non solo rispetta e protegge, ma anzi incoraggia le attività religiose in generale”. L’accordo, poi, menziona esplicitamente la soluzione dei “due Stati”, il che costituisce, per i palestinesi, un riconoscimento internazionale “de facto”, da parte vaticana : il riconoscimento del diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione, alla libertà e alla dignità, con un proprio Stato indipendente. Un punto di partenza, uno stimolo, secondo la Santa Sede, per porre fine in modo definitivo all’annoso conflitto israeliano-palestinese, che continua a provocare sofferenze ad ambedue le parti.

Ma l’iniziativa fin dall’inizio è stata respinta con forza dal governo israeliano che non ha mancato di esprimere il palestina israeleproprio espresso i “rincrescimento”: avvertendo che una tale iniziativa, anzi, facendo esplicito riferimento all’ obiettivo dei “due Stati”, “danneggia le prospettive per un progresso dei negoziati di pace israelo-palestinesi. Israele è decisa più che mai a non accettare insomma le decisioni unilaterali contenute nell’accordo, che non prendono in considerazione gli interessi fondamentali di Israele e lo speciale status storico del popolo ebraico a Gerusalemme e potrebbe appellarsi al quadro giuridico preesistente, e specificamente all’art. 62 del Trattato di Berlino del 1878 ( sostanzialmente confermato da tutti gli accordi successivi): che, per qualsiasi modifica dello “Statu quo” dei Luoghi santi, prevede l’ indispensabilità d ‘un chiaro accordo fra tutte le parti aventi causa secondo il diritto internazionale.

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