La miglior cosa del futuro è che arriva un giorno alla volta.

Abraham Lincoln

Estate bora bora. La grande fiera della vanità

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estate bora boraNel sereno riposo di una città in vacanza, le grida di una disperata mondanità si disperdevano nella notte della capitale. Il Nice Club era acceso. Dall’alto di un cielo sereno solo gli effetti di questa, che per molti può sembrare una routine, echeggiavano egoisti nel tenue buio notturno: nuvole di fumo danzavano sui pretendenti ballerini, urla di una giovane spensieratezza si levavano in volo, luci abbaglianti si muovevano sulle teste, le braccia, i corpi dei ragazzi di Roma. L’autista di Giacomo ci aveva appena lasciati all’entrata, dove tanti in massa sbraitavano disperati desiderosi di far parte di quella magia. Anche noi, in un primo momento, sembrammo appartenere ai “tanti”. Ma grazie a qualche conoscenza subito per noi una porta si apri’ . E da li’ iniziò tutto. Il proprietario ci allontanò dal disordine della pista, accogliendoci nella parte più alta di tutto il locale dove il nostro privee’ aspettava ancora di essere aperto. Così, senza timidezza e ostilità, iniziammo a ballare.

La pista ai nostri piedi si muoveva lanciandoci sguardi astiosi. Eravamo ormai definitivamente fuori dai “tutti”. Grandi bottiglie infuocate vennero portate in fila sul tavolo da camerieri che, dopo averci ambiguamente studiato con lo sguardo, nella tempesta dei suoni della discoteca ci dissero “Auguri principi!” scandendo prudentemente ogni parola. Ballavamo. Fra di noi risate, trenini, urla di gioia e allegria, chiacchiere e vanità, molta vanità. Le ragazze iniziarono, prima che tutti ce ne potessimo accorgere, a testimoniare la loro grande bellezza sui social: video, foto con flash ingombranti condivisi su snapchat, instagram e quant’altro. Il ritmo incalzante della musica aveva preso i nostri corpi, così decidemmo di immetterci nella massa. La’ sotto visi conosciuti, ma troppo “sfigati” per essere salutati e donne adulte, totalmente fuori da quel mondo, ma legate con il botox ad una giovinezza che le aveva ormai abbandonate. Ballavamo: occhi chiusi, battiti accellerati. Un respiro. Parlavamo: bla,bla,bla. Una risata.

Filippo Cocca

 

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