Il guaio del nostro tempo è che il futuro non è più quello di una volta.

Paul Valéry

GIORGETTI/SCAPARRO A FQ, IL PUBBLICO SALVI IL TEATRO

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La chiave per il futuro del nostro teatro? “E’ il pubblico”. “Si deve lottare contro la stupidità e l’ignoranza”.  Solo così potremmo riprenderci la nostra storia e la nostra cultura. A parlare così sono due grandi esperti del teatro italiano, Marco Giorgetti, direttore generale di un teatro, quello della Pergola di Firenze, di cui è riuscito a salvarne le sorti e Maurizio Scaparro, direttore artistico negli anni di varie realtà teatrali nonchè critico teatrale, intervistati da FUTURO QUOTIDIANO, a margine della cerimonia di premiazione del Franco Cuomo International Award. Due personaggi che hanno contribuito a fare la storia di questo settore e che di fronte a una realtà sommersa dalla crisi economica e a uno Stato che non ha più soldi per sovvenzionare la cultura italiana sono concordi nel vedere nel talento e nella superiorità della nostra tradizione il segreto per rinnovarla.

Dottor Giorgetti, lo Stato non ha più soldi per finanziare la cultura, qual è allora la mossa vincente per salvarla il nostro teatro?

Marco Giorgetti

Marco Giorgetti

Parto dalla mia esperienza che fino ad ora è sempre stata quella di fare delle scelte per un teatro che non cercasse il pubblico, cioè  un teatro che si proponesse, come diceva Paolo Crassi, “di essere per la società e non per il pubblico”. E quindi riconoscere poi come la gente c’è e c’è qualitativamente, c’è con la voglia di imparare, di scoprire e di aprire la mente.

Qual è allora il segreto?

Il segreto è proprio il pubblico; chi il teatro lo riempie e lo frequenta quando si trova di fronte a qualcosa di autentico. Il nostro compito quindi deve essere quello di cercare questa cosa, un teatro per la società, non per cercare di fare quantità.

L’Italia è ancora competitiva sul fronte internazionale per quanto riguarda il teatro?

L’Italia ha ancora il miglior teatro del mondo. Basta guardare quello che ci è dato occasione di vedere in Italia e anche in Europa del teatro proposto anche oltreoceano. Il nostro è sicuramente superiore perché è fatto ancora come un mestiere artigianale, pronto sempre a diffondersi, a divulgarsi. Questa è una chiave che nessuno mai ci toglierà , a meno che non lo vorremo noi e quindi saremo sempre i migliori.

Lei è riuscito a salvare uno dei teatri storici dell’Italia, il Teatro della Pergola di Firenze. La formula che lei ha adottato per salvarlo può essere esportata in altre realtà culturali?

C’erano delle condizioni molto importanti, delle volontà innanzitutto che non sempre sono ripetibili. C’era uno straordinario sindaco che era Matteo Renzi, oggi premier, c’era il supporto del Governo e l’attenzione per il teatro più antico d’Europa. Probabilmente queste condizioni hanno consentito il salvataggio. In altri casi potrebbero esserci condizioni analoghe, volontà analoghe, uomini analoghi. La ricetta che ho cercato di adottare è quella di un teatro veramente qualitativo che non avesse paura di fare Shakespeare, Pirandello o Alfieri e non andasse incontro al cosiddetto desiderio paratelevisivo, di un teatro di varietà. Questo è stato l’elemento salvifico per il nostro teatro. Ripeto però che tutto nasce da radici e condizioni che non sempre sono ripetibili.

Qual è secondo lei il futuro del teatro italiano?

Maurizio Scaparro

Maurizio Scaparro

Credo sia un futuro fatto soprattutto di alcuni talenti che io scopro e vedo, che sono con me nella stagione e che siamo riusciti a raccogliere nelle ultime stagioni. Passa per gli uomini, per talenti ancora non abbastanza conosciuti e che devono avere l’opportunità di spazi, luoghi e condizioni per potersi esprimere. Se questo allora si esprime è un grande futuro. È il futuro del nostro repertorio, anche della riscoperta di autori come Goldoni, che magari fino ad ora non sono stati abbastanza valorizzati.

Dottor Scaparro, quale sarà per lei il futuro del teatro italiano? 

Come sempre quello che ci costruiremo noi. Sono passati 3000 anni, la domanda di cosa sarà il futuro del teatro italiano dipende soltanto dalle nostre teste, dalla nostra voglia di lottare contro la stupidità che è dilangante, come prima e più di prima e quindi dobbiamo essere ottimisti. Il futuro ha visto da 3000 anni il teatro vivere bene e crescere. Malgrado i social network che sono un bellissima conquista per l’informazione, non saranno mai cosi in grado di battere la velocità del pensiero, dell’azione.Il pensiero, e quindi il teatro, ha una rapidità che è la più veloce di ogni altro congegno successivo. Quindi dovremmo lottare per far capire a chi oggi usa queste nuove conquiste delle tacnologia, che c’è un posto dove ancora ci si può riunire per dire c’era una volta e raccontare i nostri sogni, questo luogo, oggi domani e dopodomani è il teatro.

Il teatro italiano sta vivendo un momento di crisi, i fondi vengono tagliati. Quale può essere un segreto per rinnovarlo?

In generale si tratta di lottare, come sempre facciamo, contro la stupidità e contro l’ignoranza. Lei dice che oggi il teatro è in crisi. Io non credo che questa crisi sia molto diversa dal passato. Il punto è che noi non abbiamo una legge per il teatro,basterebbe pensare questo. Sappiamo che siamo forti, non abbiamo complessi d’inferiorità, basta una stanza, due sedie o una, e incominciare a fare teatro e il pubblico anche quello dei giovani, ci sta seguendo e ci seguirà.

 

Anita Zeipi

L'Autore

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