Non preoccuparti di cosa sta per fare qualcun altro.
Il miglior modo per predire il futuro è inventarlo.

Alan Kay

Il Marocco e la vittoria degli islamisti

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Era già tutto previsto. Il partito islamista  della Giustizia e dello Sviluppo ha vinto le elezioni, le prime amministrative  che si tengono nel paese dopo l’entrata in vigore nel 2011 della nuova Costituzione. Il Pjd, che con il suo leader Abdelilah Benkirane guida la coalizione di governo,  ha conquistato grandi città come Fes, Casablanca, Rabat, Marrakesh, Tangeri e Agadir e ha vinto in cinque regioni su 12, aggiudicandosi 174 seggi sui 678 totali e il 25,6% delle preferenze. Mentre al Pam, il Partito della Autenticità e della Modernità, nato nel 2008 proprio per dare battaglia agli islamisti,  sono andati 132 seggi (19,4%) e i centristi dell’Istiqlal, hanno ottenuto 119 seggi (17,5%). Un risultato rassicurante per il regno Malakita che  è riuscito finora a rimanere indenne dal virus della primavera araba e dalle derive fondamentaliste, che hanno colpito altre nazioni arabe, proprio grazie alla volontà del re di dialogare con i Fratelli Musulmani, fino a investire uno dei loro capi della carica di premier. Un modo per tenere la situazione sotto controllo e arginare la massiccia onda islamica. Benkirane governa ma sotto la  stretta tutela di Mohammed VI. Ma Benkirane non è un politico qualsiasi, tirato fuori dal cilindro a sorpresa. Benkirane, che oggi si presenta agli occhi del mondo come un moderato, è stato un attivista politico islamista e di sinistra che ha pagato anche con il carcere le sue battaglie a sostegno della Fratellanza. Ed è  proprio per tutte questre ragioni forse, anzi più che forse, che l’equilibrio tiene.
Il test elettorale, dunque, è andato bene. Il Marocco può prepararsi con buona pace alle prossime parlamentari. E il sovrano può andare avanti con le sue riforme e con il suo piano di decentralizzazione, un piano che  punta alla compiuta realizzazione di un modello di stato composto da 12 regioni che sono state individuate storicamente tenendo conto della geografia delle antiche tribù prima della colonizzazione e in maniera tale da valorizzare l’identità e la specificità socioculturale ed economica di ciascuna: Tanger-Tetoun, Orientale et Rif, Fés-Meknès, Rabat-Salè-Kènitra, Béni-Mellal-Khénifra, Casablanca-Settat, Marrakesh-Safi, Draa-Tafilalet, Souss-Massa- Guelmin-Oued Noun, Laayoune-Sanguia al Hamra, Ed-Dakla-Oued ed Dahab.
Rabat con la Costituzione del 2011 si è impegnata a garantire opportunità uguali per tutti e distribuzione delle risorse in maniera tale da evitare sperequazioni tra le diverse entità locali attraverso la costituzione di un fondo di solidarietà regionale, al quale ciascuna delle 12 amministrazioni contribuirà con le proprie risorse. E il progetto è guardato con grande interesse anche dalle Nazioni Unite, impegnate da anni ormai a trovare una soluzione per la questione sempre aperta ma ormai meno sentita a livello internazionale del Sahara occidentale.

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