La mutilazione per cui la vita perdette quello che non ebbe mai,
il futuro, rende la vita più semplice,
ma anche tanto priva di senso.

Italo Svevo

Il sindaco del paese di Regeni, “Giulio e Pasolini, due figli del Friuli torturati ignobilmente

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regeni-Il 5 aprile gli investigatori egiziani atterreranno in Italia e capiremo se esiste realmente da parte del Cairo la volontà di andare a fondo alla vicenda Regeni, o se altre verità di comodo, – per quanto scomode per l’Egitto -, verranno create ad arte per giustificare l’ingiustificabile: la morte di un giovane ricercatore italiano per mani ignote sotto torture ignobili. Da qualche giorno abbiamo appreso, grazie ad un quotidiano egiziano, che Giulio sarebbe stato “attenzionato” dai servizi egiziani, forse per la sua vicinanza ad alcuni esponenti dell’opposizioni di El Sisi. Ma chi avesse ordinato di seguirlo e, ancor di più, di sequestrarlo e ucciderlo ancora non si capisce se vada ricercato nel mondo dei dissidenti al presidente egiziano o degli agenti deviati degli stessi servizi locali. In ogni caso ormai si parla di investigazioni, di ricerca della verità. Ma insieme ai fatti ci sono anche le emozioni collaterali ad una morte così rumorosa; emozioni che spesso non vengono ascoltate, come quelle di chi vive nel paese di chi se ne va facendo tanto rumore suo malgrado. Per questo abbiamo scelto di intervistare Ennio Scridel, sindaco di Fiumicello, paese in provincia di Udine in cui Giulio Regeni è nato e cresciuto, e che fino ad oggi ancora non aveva descritto come la sua comunità ha reagito ad un evento dall’impatto così tumultuoso.

Sindaco, secondo la mamma di Giulio, “quanto successo ha cambiato la vita a noi, ma anche a sua sorella. E a Fiumicello. E a molti altri. Una cosa così cambia la vita a tutti”. Come vive questo cambiamento il paese?

sindaco fiumicelloIl paese in questa bruttissima e terribile vicenda ha tirato fuori i suoi lati migliori: la dignità, il rispetto, il senso di appartenenza e di solidarietà. Ha dimostrato che essere di una comunità non è solamente un modo di dire ma anche un modo di essere. Oltre ad aver saputo gestire la pressione mediatica, pur vivendo il dolore. D’altronde siamo friulani.

E com’è essere friulani? 

Non importa esserci nati o parlare il friulano: chi ha scelto questa terra per viverci diventa friulano solo stando nella comunità. E aver visto toccare uno di noi in questo modo ha cambiato la vita di tutti. Ben diverso è leggerlo sul giornale, questa volta ci ha toccato sul concreto.

Lei Giulio lo conosceva direttamente?

L’ho conosciuto in due occasioni, ma non ho mai approfondito, non ne abbiamo avuto il tempo purtroppo, visto anche quanto lui vivesse all’estero. Mentre conosco molto bene la mamma, Paola: con lei abbiamo avviato anche una serie di progetti anche per l’insegnamento gratuito dell’inglese ai bambini non ancora alle elementari.

Una donna molto forte, granita quasi.

madre giulio regeniIl suo essere granitica per me è una reazione a quanto accaduto. E’ una donna di rara sensibilità ed etica. Sfiderei qualunque genitore, dopo quello che è successo a non inveire sul ‘diverso’. Mentre lei preserva ancora i valori che aveva insegnato al figlio Giulio.

“L’Egitto ci ha restituito un volto completamente diverso. Al posto di quel viso solare e aperto c’è un viso piccolo piccolo piccolo, non vi dico cosa gli hanno fatto. Lo ho riconosciuto soltanto dalla punta del naso”. Queste sono parole della stessa Paola…

Credo che purtroppo il particolare che ha raccontato Paola del naso non sia a carattere simbolico, ma è la descrizione della crudissima realtà. Conoscendola per com’è fatta, estremamente diretta nel linguaggio, non ha fatto una similitudine ma ha detto ciò che ha visto, anche per descrivere quello che ha dentro: l’unica cosa che hanno lasciato di suo figlio è un piccolissimo particolare.

Secondo alcuni, uno dei rischi che corriamo è di essere presi in giro dall’Egitto con finte investigazioni. Che ne pensa?

Non so se le parole ‘prendere in giro’ siano quelle più giuste, ma è certo che l’Egitto non sta dicendo tutto ciò che sa. E’ probabile che ci siano interessi diversi, non dico superiori, ma sicuramente diversi sulla morte del povero Giulio. E sarebbe giusto che ad agire nei confronti dei paesi in cui abusi come questi sono all’ordine del giorno fosse l’Unione Europea, invece di preoccuparsi ad alzare ‘muri’. Come non è giusto equiparare vicende che poco c’entrano l’una con l’altra, dandogli magari un colore politico.

A cosa si riferisce?

Domani un comune limitrofo al nostro organizzerà un’iniziativa sui Marò per equiparare la loro vicenda a quella di Giulio. Adesso, va bene che la gestione della questione Marò da parte del nostro Paese è imbarazzante, ma che vengano equiparate le due vicende mi lascia alquanto perplesso: questi signori sono vivi e, fortunatamente, non sono stati oggetto di torture e di barbarie. Mi sembra invece che ci sia chi voglia dare un colore politico anche a vicende come queste.

Tornando alle torture, purtroppo viene in mente che due ‘figli’ del Friuli, Regeni e Pasolini, entrambi hanno subito una terribile fine. 

E’ vero, sono due ‘figli’ del Friuli entrambi torturati ignobilmente. Sembra quasi una brutta coincidenza della storia. A quanto mi raccontano poi, Giulio era un suo appassionato e lo citava spesso nei suoi scritti, vedeva in Pasolini uno dei pensatori a cui far riferimento. E Pasolini citava, senza saperlo, il Regeni del futuro: nella ‘Poesia agli italiani’ si riconduce alla ricerca della verità, la stessa probabilmente che cercava Giulio.

Giampiero Marrazzo

L'Autore

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