Che ognuno avrà il futuro che si conquisterà.

Gianni Rodari

In Cina i nuovi ricchi vanno a scuola di “bon ton” occidentale

0

Era un paio di anni fa, quando l’Autorità del turismo cinese stilò il vademecum “Guida al viaggio civile all’estero” per i propri connazionali viaggiatori: più di 60 pagine di raccomandazioni anti-maleducazione per la sempre più grossa fetta di cinesi capace oramai di permettersi soggiorni all’estero, in Asia ma anche in altri continenti. “Comportarsi in modo incivile all’estero – ammonì in quell’occasione il vicepremier cinese Wang Yang – proietta un’immagine negativa su tutto il Paese”. In realtà, in molti casi, più che di vera e propria maleducazione voluta, spesso si tratta di scontro tra culture distanti, perché quelli che ai piedi della grande Muraglia sono gesti leciti e quotidiani, qui da noi in occidente possono sembrare assai sconvenienti. Chiunque sia stato in Cina, ad esempio, si sarà accorto che quasi tutti i cinesi, donne comprese, sputano a terra per strada senza il minimo imbarazzo, fumano ovunque, non rispettano le file e parlano a voce alta anche in locali chiusi, come mezzi pubblici o ristoranti. La classe dei nuovi ricchi del Paese, molto più cosmopolita e smaliziata, ha già stigmatizzato da tempo alcune di queste usanze che noi definiremmo “barbare”, e si è spinta oltre: è andata a scuola di buone maniere, all’occidentale ovviamente.

bon ton cina 1L’importanza dell’etichetta

“Il Savoir-faire è il sapersi comportare in qualunque situazione nel modo giusto, significa tatto”, è scritto a chiare lettere sull’ homepage dell’Institute Sarita , la prima scuola professionale cinese, con base a Pechino, specializzata nello studio del galateo internazionale. Fondatrice e direttrice dell’istituto, Sara Jane Ho, nativa di Hong Kong e cittadina del mondo, alle spalle soggiorni e studi negli Stati Uniti e in Europa e una menzione, nel 2013, sulla lista di Forbes delle “12 donne asiatiche del futuro da tenere sott’occhio”. Al Sarita, che per il successo ottenuto presto aprirà una seconda sede anche a Shanghai, si tengono i corsi più disparati, indirizzati principalmente alle donne: si passa dal come educare il proprio figlio alle buone maniere internazionali, al saper pronunciare correttamente i marchi del lusso.

“La maggior parte dei miei clienti sono incappati in qualche episodio imbarazzante, magari a qualche cena di lavoro – racconta Ho – e si sono rivolti alla mia scuola perché la prossima volta fili tutto liscio”. Anche Ho è stata allieva a suo tempo, ha studiato alla raffinata scuola di perfezionamento svizzera Institut Villa Pierrefeu  e sa bene quanto le buone maniere e un comportamento disinvolto e sicuro possano spesso facilitare, a loro modo, anche le trattative di lavoro: “La Cina era così chiusa in se stessa fino a trent’anni fa, l’exploit del benessere è avvenuto in un tempo velocissimo e la maggior parte della gente non è riuscita a stare al passo con le trasformazioni sociali. Molti uomini d’affare cinesi possono sembrare rudi o spaesati in certe circostanze rispetto ai loro colleghi occidentali”.

Seatton school

La nuova Cina che avanza

Ufficiali governativi, bambini e ragazzi che sono stati iscritti a scuole internazionali, attori e personaggi dello spettacolo e facoltosi capitani d’industria, ma anche gente di una crescente middle class: “C’è una bella domanda in espansione per i corsi di etichetta – commenta James Hebbert, direttore di un istituto di buone maniere inglesi in Cina, il Seatton  – in pochi anni ho visto una crescita esponenziale dei cinesi che possono permettersi di viaggiare e capiscono l’importanza di saper ragionare e comportarsi in una maniera internazionale”. Per quanto riguarda i costi di questi corsi di bon ton, al Sarita di Sara Jane Ho, un corso della durata di 12 giorni viene poco più di 16mila $, mentre al Seatton sono richiesti circa 3.200$, per una sessione di lezioni pomeridiana in un gruppo da 10 persone, per apprendere come servire un perfetto tè in stile british o come sbucciare la frutta con forchetta e coltello. Il rapido sviluppo della Cina ha senz’altro giocato un ruolo nella mancanza di disinvoltura e buona educazione di molta gente che, nel giro di pochi anni, si è ritrovata ad accumulare ricchezze mai possedute prima e quindi a fronteggiare situazioni fino a quel momento del tutto inusuali. D’altro canto, anche la Rivoluzione culturale di Mao ci ha messo del suo, bollando a lungo come “borghesi” (e quindi deprecabili) molti atteggiamenti sofisticati o comunque poco in linea con le tradizioni cinesi.

La classe dei nuovi ricchi, o la borghesia nascente del post maoismo, vede oggi le buone maniere come il riconoscimento del proprio status symbol: “Prima era possedere una gran bella automobile – dice Hebbert – adesso, a fare la differenza per i cinesi ricchi, è il sapersi comportare come un lord inglese”.

Giulia Di Stefano

L'Autore

Lascia un commento