Non preoccuparti di cosa sta per fare qualcun altro.
Il miglior modo per predire il futuro è inventarlo.

Alan Kay

ISRAELE. UN’OCCASIONE PERDUTA, RIVINCE NETANYAHU

0

NETANYAHUUn’occasione persa per Israele il voto del 17 marzo. Benjiamin Netanyahu ha rivinto le elezioni per la quarta volta. Peccato, perchè il paese avrebbe potuto voltare pagina e dire addio al Likud e alla sua leadership. Una leadership che poggia su fragili alleanze, che non intende dare soluzione alla questione palestinese, che si è resa responsabile delle devastazioni di Gaza, del progressivo indebolimento dell’economia del paese e di un generale abbassamento dei suoi standard di vita. Certo mandare a casa il premier, che correva per il quarto mandato, non si annunciava  tecnicamente facile e questo anche se la coalizione di sinistra, l’Unione Sionista, si fosse conquistata un numero maggiore di seggi.

Il complesso sistema proporzionale, basato su una sola circoscrizione, un’unica lista bloccata, senza premi di maggioranza e uno sbarramento del 3,25%, non ha mai consentito alla stato ebraico di godere di una forte stabilità politica. Dalla sua nascita a oggi ci sono state in Israele 19 elezioni parlamentari e 33 governi. Il che tradotto significa che tutto si fonda, dunque, sulla capacità di cucire alleanze: i seggi sono 120 e nessun singolo partito è in grado di raggiungere la maggioranza, governa solo chi riesce a ottenere il sostegno di 61 parlamentari. Dopo l’annuncio dei risultati ufficiali, il presidente Reuven Rivlin dovrà avviare le consultazioni, per trovare un premier in grado di formare l’esecutivo.

Nove anni al potere, al suo quarto mandato come premier, Bibi si è conquistato 30 seggi ed è già al lavoro per formare quella coalizione che sognava da tempo: proverà ad allearsi con il partito dei coloni, con l’oltranzista Avigdor Liberman e con gli ultraortodossi. Il che significa sipario calato su qualsiasi ipotesi di accordo con i palestinesi.

Peccato per l’Unione Sionista, l’alleanza di centrosinistra tra il Partito Laburista, guidato da Yitzhak Herzog, e il partito di Hatnuah, la cui leader Tzipi Livni (che si è conquistato 24 seggi)  era ministro del governo Netanyahu per conto della formazione di centro Kadima, e le cui dimissioni, alle quali è stata costretta in ottobre, hanno portato alle elezioni anticipate di ieri. Se l’Unione Sionista avesse vinto e fosse riuscita a formare l’esecutivo, Herzog e Livni si alternerebbero alla guida del governo.Tra loro c’era  pieno accordo sul programma che prevedeva  due punti centrali: sì all’ipotesi di due stati con lo stato palestinese indipendente, e riforme economiche radicali per rimettere in moto la macchina paese. In Israele il costo della vita è aumentato in maniera esorbitante, si sta approfondendo la forbice sociale, con un aumento visibile della povertà.

L'Autore

Lascia un commento