Sogni, promesse volano... Ma poi cosa accadrà?

Gianni Rodari

Leadership al femminile: tre Ceo statunitensi d’avanguardia

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Eraclito di Efeso ebbe a dire: “Il cambiamento è l’unico fattore costante nella vita”. Oggi più che mai queste parole suonano vere, specialmente in quei paesi più avanzati del nostro, United States in primo luogo, in cui la tecnologia, il business e gli stili di vita sono cambiati alla velocità della lettura di un libro. In tali contesti ha subito una rapidissima evoluzione anche il ruolo delle donne che sono riuscite ad arrivare ai livelli più alti delle carriere governative, accademiche e aziendali. E per coloro che vogliono puntare a quelle vette saper governare il cambiamento è un requisito fondamentale. E le donne sembrano avere vari numeri in questo senso da giocare al tavolo.

Tre donne in particolare negli ultimi anni hanno saputo incarnare tutto questo, assumendo in proprio il ruolo di agenti del cambiamento e di amministratori delegati delle loro rispettive imprese multi-miliardarie. Tre organizzazioni che hanno dovuto affrontare un cambiamento radicale che ha richiesto capacità di agire, leadership, idee innovative e sopratutto un’esecuzione impeccabile di tutte le scelte fatte. Questi tre manager hanno dovuto dimostrare di avere quello che inglese viene definito ‘trasformational leadership’, chiamatela leadership adattiva, uno stile di guida capace di adattarsi, appunto, alle varie forme di cambiamento del mercato.

meg whitman

Meg Whitman

La prima: grandi capacità di visione

Cominciamo dalla HP. La Hewlett-Packard Company (nota meglio come HP) è una multinazionale statunitense attiva nel mercato dell’hardware dai personal computer ai server e nel mercato di massa per le stampanti per le quali è uno dei maggiori produttori mondiali, quanto in quello del software e dei servizi collegati all’informatica. Ad inizio 2011 era il primo produttore mondiale di computer portatili per unità vendute. Uno dei tanti sogni americani nati negli anni ’60 in un garage dalla fantasia pervicace dei suoi due fondatori. Questa corporation è arrivata agli anni 2000 con varie aziende concorrenti a contenderle lo scettro di reginetta nei suoi settori. Meg Whitman, diventata CEO nel 2011, pensò subito ad un piano quinquennale che avrebbe portato ad un risparmio di 4.5 miliardi di dollari ma anche a 45.000 licenziamenti.

Una cura dimagrante non da poco, ma la Whitman ha affiancato ad essa una grande capacità di visione che nel mondo del business vuol dire soprattutto lungimiranza. La Whtiman ha infatti da poco annunciato, dopo aver messo in sicuro le casse della ‘ditta’, che verranno create all’interno della sua HP due unità di business separate, una dedicata alle stampanti e all’hardware per computer e l’altra specializzate nei software e nei servizi alle imprese (lei ci tiene a parlare in questo caso di enterprise business, quello che fra l’altro spunta anche maggiori margini di profitto). L’operazione ha consentito alla società di veder crescere il proprio fatturato del 26% nel solo 2014 e di ricollocare nelle due business unit alcuni asset intangibili che l’HP aveva guadagnato nei suoi 40 anni di storia. I maligni parlano di maggiori costi di struttura che alla lunga eroderanno il vantaggio per ora acquisito, ma la Whitman tira diritto ed i numeri per ora la confortano.

mary barra

Mary Barra

La seconda: risolutrice

Altra donna manager, altra multinazionale, altro caso. La General Motor di cui Mary Barra diventa CEO proprio mentre la società sta attraversando una delle crisi più pesanti della sua storia. Barra ha lavorato in General Motor da sempre. A 18 anni, appena diplomata, cominciò come ingegnere elettrico. Poi è cresciuta dentro questa società costantemente fino a raggiungere l’olimpo della amministrazione delegata nel gennaio di quest’anno. E’ stata la prima donna ad arrivare ad una tale posizione di prestigio tra le otto multinazionali dell’auto più importanti al mondo. Poco dopo il suo insediamento il colosso automotive da lei guidato ha dovuto fare i conti con il fattaccio di alcune partite di iniettori difettosi che sarebbero stati la causa di vari incidenti mortali, provocando provocando fino a trenta decessi decessi secondo le ultime stime. Ne è seguita una class action miliardaria tuttora in corso che è sulle cronache statunitensi ogni giorno a seguito della quale la società sta ritirando dal mercato mondiale monmolto veicoli con costi esorbitanti.

Mary Barra però sembra non essersi fatta scoraggiare da tutto questo vortice di eventi, dimostrando compassione verso i parenti delle vittime, massima collaborazione verso gli investigatori e, soprattutto, una forte volontà di cambiare la cultura aziendale della General Motor. Recentemente la CEO della GE ha detto di voler collaborare in ogni modo a dare tutte le informazioni necessarie alle autorità per affrontare al meglio sia giuridicamente che socialmente la questione degli iniettori difettosi immessi sul mercato. Nello stesso tempo non ha perso occasione di rivelare a livello internazionale quali saranno i piani di rilancio che intende portare avanti per la sua società. Un piano che la stampa di settore ha definito ‘aggressivo’. Lei punta ad affermare la General Motor come la società produttrice di automobili più importante al mondo ed entro il 2016 anche al raddoppio dei margini. E’ stata anche soprannominata ‘the fixer’, la risolutrice, dimostrando di saper affrontare con polso più questioni importanti alla stesso tempo e di essere, davvero, la persona giusta al momento giusto.

marissa mayer

Marissa Mayer

La terza: anticonformista

Infine la più giovane. Marissa Mayer, detta la ‘fuoriclasse’ ma allo stesso tempo la più arguta a livello tecnologico. Nel 1999 si classificò tra i primi 20 dipendenti di Google per bravura. Dentro il colosso dei motori di ricerca ha lavorato in ogni divisione. Nel 2012 è passata a Yahoo. La società si stava intanto chiedendo se era meglio puntare sull’essere una ‘media company’ oppure una ‘high tech company’. La ricetta della Mayer è stata fin da subito meno ‘filosofica’ e più pragmatica. Lei puntava a costruire prodotti che le persone potessero amare. Senza pensarci due volte la Mayer ha deciso di riacquistare vari asset ceduti dal suo predecessore per un totale di sei miliardi di dollari e di spenderne almeno altro due per acquistare Tumblr. Il suo obiettivo è stato fin da subito lanciarsi alla riscossa dei fasti di Google e Facebook.

Spunti per le Pmi italiane

Tre stili di leadership al femminile. Tre stili di guida che interpretano tre categorie diverse di management, tutte diverse e necessarie allo stesso tempo: visione, risoluzione e anticonformismo. Molto più facili da mettere in pratica su larga scala, all’interno di colossi multimiliardari come quelli guidati da queste tre donne. Tre messaggi per tutte quelle piccole e medie imprese di cui è pieno il nostro paese. Perché anche nel management spesso emergono dei topic o trend che dir si voglia. Sono classi di significato che attingono ad un linguaggio più universale che sta alla base della nostra economia globalizzata. Poi ognuno è libero di tradurle a proprio uso e consumo, ma se il mondo si è globalizzato vuol dire che ci sono dei ‘vasi comunicanti’ anche in queste materie e che prendendo esempio si possono fare davvero ottime cose anche nelle PMI del nostro paese.

Marco Bennici

L'Autore

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