La miglior cosa del futuro è che arriva un giorno alla volta.

Abraham Lincoln

Vi racconto noi mamme in viaggio

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Qualunque persona sia fermamente convinta che i bambini urlanti nel vagone di un treno siano senza dubbio la condanna peggiore per un viaggiatore, dovrebbe condividere il sedile con una donna che parla a voce alta del suo ultimo detox. Magari una di quelle con l’aria da manager – si definisce childfree – quasi sempre in tailleur, la carrozza di prima e il convoglio che va in direzione Milano.

Mamma vs donna childfree

mammeCapisci che è preoccupata, lo deduci da come ti guarda. I bimbi, soprattuto quelli a bordo di un treno che non prevede fermate intermedie, destano sempre questo genere di occhiate moleste. Nel migliore dei casi la signora si limita a non sorridere, rimane distante, sfoglia in silenzio un giornale, non chiede mai – nemmeno una volta- il nome al bambino. Nel peggiore dei casi la signora ( fa quasi sempre pilates, il labbro imbronciato, le meches -obbligatoriamente- a striscia) si attacca all’iPhone e parla a voce alta della sua hit list di bellezza: pressoterapie, meso, cavitazioni, linfodrenaggi, drenaggi normali più una sfilza di velasmooth. Vuole farli tutti entro l’estate e così cerca di incastrarli alla meglio con il dottore che sta dall’altra parte del filo. É una conversazione terribile, ai limiti del sopportabile. Anche il bambino non ne può piú e si lagna. Al confronto il suono del suo lamento é soave.

Le varie tecniche per prendersi cura del proprio corpo

mammeLa donna viviseziona a voce sempre più alta il suo corpo con la stessa costanza con cui tuo figlio fa a pezzi qualsiasi cosa trovi dinanzi: riviste, bicchieri, posacenere, biglietti del treno. Quando ne incroci lo sguardo, la signora si illumina alla parola collagene. Poi in un crescendo di eccitazione passa in rassegna una sferragliata di peeling chimici – filler e sabbiature compresi- oltre che una seduta concentrata di laser. Mentre tuo figlio demolisce, con lentezza e determinazione, il terzo giornale sulle ginocchia di mamma, la donna – che quando ti osserva lo fa con un misto di indifferenza e orrore, come fossi una qualsiasi barbona – parla di filettarsi la pelle del viso staccandola dal muscolo, per poi riattaccarla qualche millimetro in la’. Sulla chirurgia plastica e’ aggiornatissima: oltreoceano sono diventate ‘out’ le quinte misure. E’ la nuova tendenza al buon senso, la stessa che la induce – appena sveglia – a bere una tazza di caffè al burro di yak, il bue tibetano che spopola oramai negli States. Il beverone, pare, regali al corpo un nuovo equilibrio soprattutto a chi come lei ha quasi sempre un po’ di <<nebbia in testa>> al mattino. Allora capisci che qualcosa – da quando hai partorito- e’ davvero cambiato. Il solo elisir che ti concedi una tantum? Un bicchiere di acqua calda con il limone spremuto. Poi ti ricordi di quell’unica ceretta fatta a Natale e di quell’estetista un po’ femminista che ti è capitata. Molto seria t’ha detto: togliamo via solamente il superfluo, tanto per il mare c’è tempo. Allora ti scappa da ridere – oramai siete quasi a Milano- ride ancora più forte tuo figlio per una sua stessa puzzetta e chissenefrega se l’unico modo per fermare le rughe e’ non sorridere e nemmeno accigliarsi, mai più.

 

Fiorella Corrado

L'Autore

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