Il futuro entra in noi, per trasformarsi in noi,
molto prima che accada.

Rainer Maria Rilke

Alla Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro trionfa il francese Damien Manivel

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cinemaLa Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, svoltasi dal 20 al 27 giugno, è stata una mostra nuova, ma dal sapore antico. Si tratta, infatti, di un Festival internazionale con una lunga tradizione che cerca di portare alla luce quello che è il cinema oggi, valorizzandone le proposte. Incentrata sugli esordi italiani degli ultimi cinque anni, nel suo effettivo cinquantesimo anno di vita (1965-2015), la Mostra “cerca di immaginare un nuovo futuro, una ripartenza nel solco, profondo e fruttifero, tracciato all’inizio da Lino Miccichè e Bruno Torri”, come ha detto a FQ Pedro Armocida, direttore della manifestazione. Già, perché questo Festival ha da sempre la parola ‘nuovo’ all’interno del proprio nome ed altrettanto da sempre non solo cerca di fornire una definizione del panorama cinematografico, ma anche di dare una risposta al rovello su cosa sia il cinema oggi, in che direzione si stia dirigendo e da chi sia guidato. La grande novità di questa Mostra Internazionale 2015, che ben racchiude anche il futuro del cinema e non, è stata la Giuria, composta da studenti provenienti da diverse Università e scuole di cinema italiane, a cui è stato affidato il compito di decretare il vincitore, proprio perché si è voluto avvicinare il più possibile al Festival il mondo dei giovani, da sempre forza della Mostra.

Erano sei film in concorso, scelti dal Comitato Scientifico (composto da Pedro Armocida, Laura Baffoni, Andrea Minuz, Mauro Santini, Boris Sollazzo, Bruno Torri e Gianmarco Torri): ‘La Mujer de los Perros’ di Verónica Llinás (Argentina 2015); ‘Terra’ di Marco De Angelis e Antonio Di Trapani (Italia 2015); ‘La Madre del Cordero’ di Enrique Farías e Rosario Espinosa (Cile 2014); Petting Zoo di Micah Magee (Germania/Stati Uniti d’America/Grecia 2015); ‘Un Jeune Poète’ di Damien Manivel (Francia 2015); e ‘Paridan Az Ertafa-e Kam (A Minor Leap Down)’ di Hamed Rajabi (Iran/Francia 2015). Dopo intense e animate discussioni, il premio per il miglior film è andato a ‘Un Jeune Poète’ per l’eleganza nel racconto ed un linguaggio espressivo e visivo originale. In occasione della Mostra, è stata anche inaugurata una nuova sala all’interno del Teatro Sperimentale, uno dei centri in cui hanno luogo gli eventi legati al Festival. È la Sala Pasolini, dove sono state proiettate le pellicole in Super8, gli omaggi all’autore italiano e i workshop. L’apertura della Rassegna è stata all’insegna del classico, con un omaggio a Pier Paolo Pasolini a quarant’anni dalla sua morte: a lui è stata dedicata una retrospettiva, iniziata con la proiezione di ‘Accattone’, film del 1961; un omaggio anche a ‘Jaws (Lo Squalo)’, film di Spielberg che quest’anno compie quarant’anni.

La Mostra si è dipanata con la proiezione di: ‘Smetto quando voglio’ e ‘I primi della lista’, esordi italiani, e del film ‘ Obce Ciało’ (Foreign Body), di Krysztof Zanussi (Polonia/Italia/Russia 2014). Inoltre, nell’arco dell’intero Festival si è potuto assistere ai lungometraggi e cortometraggi di autrici russe esordienti e alla personale del regista turco Tayfun Pirselimoğlu, accompagnata anche da una cinema 1mostra di suoi dipinti. Al tutto sono stati associati tavole rotonde e momenti di discussione, così da approfondire i temi cari alla Mostra, come, appunto, il futuro del cinema e, di conseguenza, della critica; il panorama italiano e la contemporaneità di Pasolini. Gli ospiti sono stati tanti ed illustri, e tutti hanno cercato di collaborare per trovare una risposta alle molte domande che la rottura dei confini classici porta con sé, per fornire spunti di riflessione e lanciare anche qualche provocazione. Uno spazio di discussione è stato riservato al video essay, una nuova e interessante forma di critica e analisi cinematografica che sta prendendo piede con l’avvento dei nuovi formati video, con un intero workshop ad hoc, a cura di Chiara Grizzaffi. Una tavola rotonda molto accesa e coinvolgente, chiamata ‘Esordi italiani. Gli anni dieci al cinema’, ha visto scendere in campo talenti esordienti come Matteo Botrugno e Daniele Coluccini, registi di ‘Et in terra pax’, e Claudio Romano, regista di ‘Ananke’ e produttori pronti a farsi carico del progetto come Simone Isola, produttore di ‘Et in terra pax’ e Gianluca Arcopinto, produttore italiano che, dal 2000 ad oggi, ha fatto esordire quasi trenta registi. Dedicate alle visioni estive sono state le proiezioni in piazza del Popolo, che si sono svolte ogni sera ed hanno fornito ai passanti, anche a quelli non intenzionati a frequentare le sale dove sono stati proiettati i film della Mostra, stralci di cinema contemporaneo. Chissà che qualcuno, affascinato da qualche scena, non diventi, poi, un estimatore del nuovo cinema; quel cinema che, oggi più che mai, è in cerca di un pubblico magari non nuovo, ma nuovamente appassionato.

Clara Giannini

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