Ecco qual è il problema del futuro:
quando lo guardi cambia perché lo hai guardato.

Lee Tamahori

Oro, geopolitica e le riserve auree nel mondo

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La corsa all’oro è un fattore ricorrente nei momenti di crisi. Le banche centrali spinte dai rischi geopolitici in medio Oriente e in Ucraina, dalle tensioni commerciali e le oltre  60 elezioni che si terranno in tutto il mondo durante il 2024 hanno aumentato gli acquisti del metallo prezioso. Questa domanda costante ha fatto lievitare il prezzo dell’oro che è passato dai $ 1.773,73 a oncia del 2020 al record dei 2.372, 45 prima decade di aprile 2024. Gli acquisti consistenti effettuati ad inizio anno dalle banche centrali e l’attuazione di tre tagli dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve previsti durante il 2024, hanno fatto registrare un aumento degli investitori retail che, a fronte di una diminuzione dei tassi di interesse, hanno incrementato gli investimenti in ETF (fondi negoziati in borsa) sull’oro. Il World Gold Council, ritiene che man mano che le banche centrali aumenteranno le loro riserve d’oro e si realizzi l’allargamento della base degli investitori, la tendenza all’aumento delle quotazioni continuerà nei prossimi mesi e anni.

Dalla crisi finanziaria del 2008 molti Paesi emergenti hanno deciso di modificare la composizione delle proprie riserve, operando una ricomposizione  dal “biglietto verde” ai “ metalli preziosi”. Il fenomeno è teso a garantire stabilità finanziaria poiché lo strapotere del dollaro e le sue frequenti oscillazioni hanno esposto ad enormi rischi la politica monetaria mondiale. La Cina e la Russia ritengono che la detenzione di riserve in dollari può esporre a rischi sensibili. Investire in metalli preziosi permette quindi di attenuare i rischi,  e per tale motivo dal 2016 si è avviata una politica di massicci acquisti dell’oro giallo, come “presidio di valore” nei momenti di accentuata volatilità del dollaro. L’oro è da sempre considerato bene rifugio, e diversificare liberandosi dei titoli di Stato statunitensi potrebbe rivelarsi una strategia sensata, considerata l’instabilità  monetaria dovuta in relazione alle “guerre commerciali” e alle nuove dinamiche geopolitiche.

L’oro sembra che sia stato coniato in moneta per la prima volta in Lidia nel 550 a.c. (secondo la versione storica ufficiale), fin dai tempi dell’antica Roma è stato considerato materiale ad alto valore perché:

  • non deperibile
  • raro
  • incorruttibile
  • simbolo di sacralità e ricchezza
  • universalmente accettato.

Attualmente la gran parte delle riserve monetarie nazionali sono costituite dal metallo giallo. Coniato, può essere trasformato in moneta ed acquisire un valore tangibile (stante la prevalenza della moneta cartacea non convertibile), o essere stoccato in lingotti nei caveau delle Banche Centrali come riserva aurea. Tra i metalli, l’oro, è quello più importante, perché universalmente riconosciuto e accettato.

Nel 1944 il sistema monetario “aureo” di Bretton Wood, dove la circolazione della “moneta carta” era fondata sul rapporto di conversione con l’oro (convertibilità aurea), fungeva da principale regolatore degli scambi di merce e valori tra i diversi Paesi nella scacchiera internazionale; le riserve auree rappresentavano la garanzia tangibile del valore delle banconote stampate da un Paese.  Questo sistema ha funzionato  fino al 1971, quando il presidente americano Nixon, per ragioni di natura economica e monetaria anche connesse ad esigenze di sicurezza nazionale, dichiarò inconvertibile il “biglietto verde”, determinando nei fatti la fine del sistema monetario fondato sugli accordi di Bretton Wood. Da quel momento il “Dollaro” è divenuto il metro di scambio più comune a livello internazionale

Nel 2001 si stimava che l’oro in circolazione nel mondo fosse all’incirca pari a 140.000 tonnellate, alla fine del 2015 si stima valutava stock di oro per 186.700 tonnellate.L’oro detenuto dalle banche rappresenta il 17% dell’intera quantità presente nel mondo. Oggi la percentuale delle riserve bancarie detenute in oro è cresciuta per la quasi totalità degli Stati, a causa dell’aumento significativo del prezzo del metallo, ma la quantità di oro posseduta ha subito una drastica diminuzione fino a raggiungere nel 2015 la percentuale del 9,45% sul totale riserve detenute.

Nel XX secolo il maggiore produttore di oro è stato il Sudafrica che estraeva agli inizi degli anni 70 circa 1.000 tonnellate d’oro per anno, ricoprendo il 65-70% della produzione totale dell’epoca (dato World Gold Council) e che ha mantenuto il primato di produzione fino al 2012, quando la “Cina” in un solo decennio è riuscita a divenire il primo produttore mondiale di oro del pianeta, lasciando il Sudafrica in ottava posizione dopo Australia, Stati Uniti, Russia e recentemente Perù, Canada e Indonesia. A livello di macroregioni produttive l’Asia, la cui produzione ha un’incidenza del 28% sulla produzione mondiale, nel 2016 ha fatto registrare una flessione dell’1,5%, ma la Cina comunque nel 2016 si è attestata primo produttore mondiale con 453,5 tonnellate, molto al di sopra dell’Australia e degli Stati Uniti rispettivamente con 290,5 e 236 tonnellate (dati da GFMS e Merril Lynch Global Research).

La Cina dal 2016 continua a guidare la classifica mondiale, con un trend in aumento costante registrando un incremento di produzione del 2% annuo nelle maggiori miniere: China National Gold e Shandong Gold, (che rappresentano circa il 20% del totale dell’oro estratto), mentre ha estratto circa il 10% in meno di oro Zijin Mining’s, terzo produttore cinese (dati da “I Segreti per investire con l’Oro” di Carlo Alberto De Casa).

 I Paesi con le maggiori riserve d’oro al mondo:

  1. Stati Uniti, con 8.133 tonnellate custodite per la maggior parte a Fort Knox, nel Kentucky (4.578 tonnellate di lingotti d’oro per un valore stimato di 234.439 miliardi di dollari. Quotazioni del gennaio 2022), le restanti a Philadelphia, Denver, West Point e San Francisco. Gli Stati Uniti da una parte sono i maggiori detentori di riserve auree, dall’altra sono i maggiori emittenti di titoli di stato al mondo. I principali creditori sono la Cina e il Giappone, la Russia si colloca al 16° posto.

La Banche centrali  detengono titoli del Tesoro statunitense per 6.3 trilioni di dollari.

La struttura delle riserve auree americane nell’ultimo decennio è cambiata radicalmente, poiché il valore dell’oro continua a crescere. Dal 2022, stima della Goldcorp, una delle maggiori società estrattrici di oro, ha diminuito la produzione di questo metallo prezioso facendolo scendere ai livelli di inizio XX secolo. La Società geologica statunitense prevede che le riserve auree nel sottosuolo si esauriranno entro il 2034 determinando una accelerazione dei prezzi dell’oro.

  1. Germania, 384 tonnellate (68% delle riserve monetarie), la localizzazione delle riserve auree oggi è per il 50% presso i forzieri della Bundesbank, il 37% a New York e il 13% in Svizzera.
  2. Italia,451,80 tonnellate (67% delle riserve). Conservate dalla Banca d’Italia a Palazzo Koch 1.100 tonnellate (il 45% del totale), 1.062 tonnellate (il 43%) presso la Federal Reserve di New York, Stati Uniti, 149 tonnellate (il 6%) presso la Banca dei regolamenti Internazionali a Berna in Svizzera, e 141 tonnellate presso la Bank of England a Londra, Regno Unito.

Le prime riserve auree in Italia furono costituite nel 1893, quando dalla fusione di tre banche (la Banca Nazionale del Regno d’Italia, la Banca Nazionale Toscana, la Banca Toscana di Credito) nacque la Banca d’Italia con una dotazione aurea di 78 tonnellate. Nel 1945 alla fine della seconda guerra mondiale, la Banca d’Italia disponeva di sole 22 tonnellate di oro. È durante la ricostruzione, negli anni 60, gli anni del “miracolo economico” che l’Italia divenne un paese esportatore e beneficiando di afflussi ingenti di moneta estera, soprattutto dollari, la Banca d’Italia poté usare quelle risorse per acquistare partite di oro.

 Nel 1960 le riserve auree crebbero fino a 1.400 tonnellate; nel 1973, la Banca d’Italia deteneva 2.600 tonnellate di metallo giallo. Nel 1998 furono conferite 141 tonnellate delle sue riserve alla neo costituita BCE, allo scopo di costituire la dotazione di riserve ufficiali di quest’ultima (dati da”Oro” di S.Rossi)”.

L’attuale riserva aurea detenuta dalla Banca d’Italia ammonta a 2.452 tonnellate di oro in lingotti e monete. Il quantitativo di oro di cui la Banca d’Italia è ad oggi  proprietaria le permette di essere uno dei maggiori detentori al mondo; essa rappresenta il terzo detentore di riserve auree al mondo. Al 31.12.2018 il valore stimato delle riserve auree detenute dallo stato italiano ammonta a 88miliardi di euro, oggi al prezzo attuale dell’oro sarebbero 205.201.688.738 miliardi di euro.

  1. Francia,435 tonnellate (65% delle riserve), interamente conservate presso la Banque de France.
  2. Russia, 332 tonnellate. Le autorità russe sono tornate ad acquistare oro in maniera importante per stabilizzarsi alla quota attuale del 22,9% di riserve auree che sono detenute nella Banca centrale a Mosca in un’area di 17.000 metri quadrati.

La Banca centrale reintegra regolarmente le riserve auree, acquistando i lingotti sul mercato over the counter (OTC), al di fuori del circuito delle contrattazioni ufficiali, direttamente dai produttori nazionali. Dal novembre 2017 la Banca ha iniziato a partecipare alle aste della borsa di Mosca.).

Dal 2020, a causa dei dazi e delle sanzioni, la politica russa è quella di ridurre il volume degli investimenti in strumenti di debito statunitensi soggetti a crescenti rischi scaricando dalle proprie casse il dollaro e i Treasuries americani. “l’emissione incontrollata di denaro, di cui peccano oltre agli USA anche altre banche centrali, potrebbe portare ad un futuro crollo” …. (Sputnik 27.07.2018- Lingotti al posto di dollari) …. “ quindi destinare questi fondi ad altre attività come l’acquisto di oro, metallo prezioso definito “apolitico” è in una certa misura sempre richiesto”. L’acquisizione di oro  non risponde soltanto al timore di sanzioni o congelamento di riserve valutarie, ma anche a quello del crescente debito USA, con il connesso abbassamento dei tassi e incremento dell’inflazione-svalutazione.

Secondo molti esperti, gli acquisti da parte delle banche centrali di Russia e Cina, nel 2022 avrebbero toccato il record storico di 1082 tonnellate e la stessa tendenza si sarebbe confermata nel 2023 e nella prima parte del 2024 (228 tonnellate nel solo gennaio 2024).

  1. Cina, 2191 tonnellate (1% delle riserve). Le riserve detenute da Pechino sono ancora lontane da quelle dei Paesi occidentali. Se il ritmo degli acquisti restasse inalterato, secondo un’analisi di Market Watch, Pechino impiegherebbe circa sei anni per raggiungere le consistenze auree detenute dall’Italia e dalla Francia. Ma in realtà il ritmo degli acquisti da parte di Pechino da sei anni a questa parte è massiccio e la Banca Centrale, nota Thompson Reuters, sta riempiendo i suoi forzieri, attestandosi l’acquirente più attivo a livello internazionale.

La Cina è il maggiore detentore del debito americano, essa detiene titoli americani per 1.2 trilioni di dollari. Diversificazione e copertura non faranno che mettere al riparo da certi possibili rischi.

“Nel mondo, sono stati emessi troppi debiti non garantiti, il debito mondiale nel 2023 ha raggiunto i 313 trilioni di dollari, oltre a 3.3 volte il Pil mondiale, ovvero il 330% del PIL mondiale, dati dell’IIF (Institute of International Finance). Soltanto un decennio fa l’indebitamento viaggiava intorno ai 210mila miliardi. È stato evidenziato come il 55% di questo aumento provenga da mercati maturi, guidati da USA, Francia e Germania. In tali condizioni le riserve auree rappresentano una base solida perché non si deprezzano facilmente a differenza dei Treasuries” (Sputnik 27.07.2018 – Lingotti al posto di dollari).

  1. Svizzera, 1040 tonnellate (8% delle riserve) conservate nella Swiss National Bank
  2. Giappone, 765,2 tonnellate (3% delle riserve) detenute dalla Bank of Japan (BOJ)
  3. India, 800 tonnellate, è il secondo maggior consumatore di oro, dopo la Cina tanto che la MMTC ( Metals and Minerals Trading Corporation of India) ha stretto una collaborazione con la raffineria svizzera PAMP per fornire lingotti approvati LBMA alla regione.
  4. Paesi Bassi, 612,5 tonnellate (54% delle riserve).

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI), con 2.814 tonnellate (% di riserva sconosciuta) non entra nella graduatoria come pure i quantitativi detenuti dalla Banca dei regolamenti internazionali (BRI), che insieme all’FMI detengono in totale 32.397 tonnellate di oro (dati World Gold Council- settembre 2015), ai quali devono aggiungersi i quantitativi posseduti dallo Stato del Vaticano che ammontano a 60.350 tonnellate.

La Chiesa Cattolica Romana detiene due volte la quantità di tutto l’oro ufficiale dichiarato nel mondo, il 30,2% di tutto l’oro mai estratto.

L’oro nei momenti di crisi finanziaria è divenuto il termometro dell’economia, nonché il bene rifugio per eccellenza. Le quotazioni dell’oro dall’ottobre 2022 a tutto il 2023 non hanno subito battute d’arresto attestandosi con una crescita del 17%. Le preoccupazioni sul sistema finanziario occidentale basato sulla fiducia nel biglietto verde e sulla stabilità economica americana in concomitanza ad una non trascurabile migrazione della ricchezza da Ovest verso Est, i nuovi scenari geopolitici, indurranno gli investitori istituzionali e non, a considerare il metallo prezioso uno strumento finanziario stabile privo di erosioni.

Simona agostini                                                                                                         Roma, 11-04-2024

 

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