Il guaio del nostro tempo è che il futuro non è più quello di una volta.

Paul Valéry

European sentiment

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Dopo anni passati ad alimentare il dibattito “Euro si o no” e aver guardato all’Europa come ad un’istituzione lontana e ancora da conoscere, la speranza di generare un sentimento di appartenenza comune con i tedeschi, greci e lituani, c’è.
Secondo l’Eurobarometro della Commissione di Bruxelles, dopo le recenti elezioni europee, i cittadini dei 28 stati membri si sentirebbero ancora più vicini.

Più che italiani, europei

In questo clima di affiatamento a fare eccezione siamo noi: il sentimento di partecipazione al progetto europeo è, nel nostro Paese, minore di quello registrato nella media degli altri.
Come mai? Nella maggior parte dei casi si tratta di sfiducia data dall’associazione della politica nostrana, spesso deludente, a quella comunitaria.
Solo il 19% dei nostri compatrioti, infatti, sente di aver voce in capitolo in sede europea, ma uno su quattro pensa che l’anno che verrà sarà migliore Italiani in Europa. futuro quotidianodi quelli scorsi.
Per quanto riguarda l’economia, complice la crisi, abbiamo rispolverato anche il leopardiano pessimismo cosmico: non più del 5% crede che l’Italia stia facendo bene.
Non ci sentiamo parte della Ue? Assolutamente falso, il 47% degli intervistati si sente cittadino europeo e ben il 54% degli italiani si ritiene favorevole alla moneta unica.
Con l’Unione che chiede sempre un maggior impegno per riuscire ad incrementare lo european sentiment e confortati dall’avvento del semestre italiano, abbiamo abbandonato il nostro solito scetticismo e pur mantenendo alta la reputation di amanti del buon cibo e dei vestiti raffinati ci sentiamo pronti per vivere la dimensione europea.
Mantenendo lo slogan che ci contraddistingue nel mondo “Italians do it better” da oggi possiamo affermare di essere parte di una grande comunità.

Barbara Gherardi

L'Autore

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