Ecco qual è il problema del futuro:
quando lo guardi cambia perché lo hai guardato.

Lee Tamahori

I profughi siriani e l'”angelo” Merkel

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profughi sirianiSulla questione siriana la Germania riesce a dare lezione di realpolitik a tutti. E lo fa con un occhio alle ragioni dell’accoglienza ed uno alla propria convenienza. Ottimisticamente, verrebbe da dire. D’altronde la guerra civile siriana è un dato di fatto da un 2011 già lontanissimo, visto che a metà 2014 sul territorio siriano è arrivato tra le forze ribelli anche il mostro Is, lo Stato Islamico, mettendo le basi per la prima forma di ‘stato terroristico’ della storia. Intanto la Siria è un paese al tracollo che sta generando una crisi umanitaria senza fine. Più di nove milioni di persone lo hanno lasciato nel corso di questi anni. Tutto era cominciato come ‘primavera araba’ con alcune iniziali proteste contro il regime di Bashar al-Assad per spingerlo alle dimissioni. Con il radicalizzarsi degli scontri è diventato un conflitto in cui le milizie di stampo salafita sono arrivate ad essere circa il 75% delle forze in gioco. Sulla questione siriana ruotano gli appetiti di Iran e Iraq che cercano in Assad un governo alleato con cui creare una macro-regione che arrivi fino al Libano. Dalla parte dei ribelli si è schierata invece la Turchia. Lato Onu regna la massima confusione con Usa, Francia e Regno Unito che ‘tengono’ per i ribelli, Is escluso, e Cina e Russia che strizzano l’occhio ad Assad.

Ed i numeri della crisi siriana parlano chiaro. Anche troppo. Il conflitto in corso si appresta a diventare la più grande crisi umanitaria dai tempi della Seconda guerra mondiale. Sono milioni i cittadini siriani rimasti senza casa e migliaia coloro che cercano ogni giorno disperatamente di fuggire con mezzi di fortuna da quella terra per raggiungere l’Europa e i paesi vicini. Secondo Eurostat dall’inizio del 2015 più di 60.000 cittadini siriani hanno fatto richiesta di asilo politico nei paesi europei. Più di 30.000 nella sola Germania. D’altronde la popolazione siriana è stretta in una morsa micidiale tra la dittatura di Assad, da una parte, e la ferocia estremista dello Stato Islamico e di al-Qaeda, dall’altra. Coloro che possono tentano la strada della fuga in una carovana attraverso l’Europa che possa condurli verso una qualche terra promessa. Molti di essi appartengono al ceto medio e sono persone di buona cultura, spesso laureate, desiderose di poter dare a se stessi ed alla propria famiglia un futuro migliore rispetto a quello che può offrire loro un paese colpito da una guerra civile per ora senza soluzione.

Stando così le cose, alla fine di agosto Angela Merkel ha fatto una mossa a sorpresa, decidendo di sospendere per i rifugiati siriani gli accordi di Dublino, eliminando quindi anche i controlli sul tragitto effettuato dai rifugiati per arrivare in Germania. Una mossa pragmatica e conveniente allo stesso tempo. Una scelta che ha trasformato il ‘falco’ Angela nel buon ‘angelo’ Merkel. Altri tempi, erano poche settimane fa, quelli in cui i Varoufakis e gli Tsipras di turno la sentivano ringhiare contro di loro insieme ai sodali Juncker e Schäuble, tutti rigore e regole di bilancio. E la scelta a favore dell’accoglienza dei siriani è bastata, a ragione, alla stampa internazionale per fare diventare il premier tedesco un grande statista. E per fare apparire, a contrasto, tutti gli altri capi di governo dei nanerottoli da quattro soldi. D’altronde dell’efficacia e della bontà delle decisione tedesca di aprire le frontiere ai rifugiati siriani parlano le immagini da sole. Perché quelli che sono circolati nei giorni scorsi sono fotogrammi che faranno storia. Quello siriano è un popolo in cammino, attraverso l’Europa, verso la sua liberazione. E quel bambino con le Nike appena arrivato alla stazione di Monaco avvolto in una bandiera europea è l’emblema migliore del nostro ‘Inno alla gioia’. Con le Nike, appunto, vittoria!
profughi siriani
Ovviamente alla decisione di lady Angela sono seguiti commenti a non finire. Fino a quello della Le Pen che si rifiuta di catalogare la decisione del premier tedesco sotto il concetto di ‘benevolenza’ o sotto quello di ‘solidarietà’. La leader del Front National ha definito i rifugiati “schiavi”, aggiungendo che “non possiamo accogliere tutti” perché “non abbiamo i mezzi per essere i più generosi del mondo”. E intanto continua a cavalcare i sondaggi: è la politica, bellezza! Alla Merkel intanto arrivano, specialmente dalla rete e da parte dell’opinione pubblica, le accuse di avere praticato una ‘solidarietà selettiva’. Perché i siriani sì e turchi ed ucraini no? Chiamatela se volete ‘convenienza’ o peggio ancora ‘opportunismo’, ma si tratta comunque di una forma di convenienza e di opportunismo se non altro intelligente. Anche in Germania la crisi demografica picchia e se questo paese vuole continuare ed essere la ‘locomotiva d’Europa’, realisticamente parlando, dovrà pure porsi il problema di come mantenere i numeri della sua forza manifatturiera. Aggiungete il fatto che la marcia dei profughi, come il vento d’altronde, non è arrestabile e che se l’Ungheria vieta loro di utilizzare il treno verso l’Austria, essi si fanno tutto il paese a piedi in superstrada! 160 km in tutto, chiaro?

Quella che Angela Merkel sta presentando al mondo e all’Europa è una ‘grande Germania’, un paese capace di riscattarsi da un passato non glorioso e spesso accusato, nel suo profondo più cupo, di non cambiare mai. Perché la Germania resta comunque una potenza in grado di modificare i destini di un continente e del mondo e questa cosa, realisticamente parlando, un qualche peso lo ha. Uno stato in grado di tracciare un solco, con opportunismo forse, ma un solco. Pragmaticamente, però. Ed al nostro continente serve una guida. Potesse essere l’Italia, saremmo tutti qui a beneficiarne e ad augurarcelo. È la Germania, invece, a ricoprire questo ruolo e gli oneri e gli onori sono tutti suoi, compreso il peso dei miliardi di euro stanziati per affrontare questo esodo di proporzioni bibliche. Agli altri governi resta solo quella sensazione da piccolo complesso di inferiorità che non vorremmo provare mai. E figurarsi che con un pizzico di organizzazione la Germania della Merkel riesce ad essere anche solidale con il mondo. I profughi, infatti, sono stati distribuiti con il sistema della ‘chiave di Koenigstein’. Originariamente, nel 1949, questo era un metodo applicato in Assia per calcolare la giusta diffusione dei fondi per la ricerca. Da qualche anno questo metodo è stato applicato anche per valutare come distribuire le quote dei rifugiati nei vari Land. Il calcolo viene fatto tenendo conto per un terzo del numero dei residenti e per due terzi degli introiti fiscali. E ad oggi le regioni tedesche che sono in grado di farsi carico meglio di questa crisi sono il Nordreno-Westfalia, la Baviera e il Baden-Wuerttenberg.

profughi siriani 1Poi c’è l’Europa e le sue istituzioni. Quelle che stanno definendo le quote di rifugiati siriani che dovrà accogliere ogni paese. La Germania intanto ha dato dimostrazione a tutti di quello che va fatto. Perché l’etica non è un’opzione, insegna il grande Kant, ma un obbligo ed un grande leader politico deve essere sempre responsabile delle sue scelte. E la Germania è il baricentro, non solo geografico, del nostro continente. È una casa capace di condizionare, anche in senso positivo, il condominio europeo. Una sorta di ‘autorità morale’ in grado di richiamare al loro dovere quei paesi dell’Unione che stanno facendo molto meno di quanto dovrebbero sul piano dell’accoglienza dei rifugiati. E ci sono scelte il cui peso è in grado di cambiare la storia, perché lo ‘spirito del tempo’ hegeliano le ispira. Scelte da fare con un ragionevole ottimismo, corroborato dai fatti e dagli eventi, ma soprattutto dalla speranza di avere imboccato almeno per una volta la strada buona. Quella in cui tutti gli elementi della questione sono stati pesati e si è potuto valutare quali di essi sacrificare. Qualcuno, ovviamente, temerà per la sicurezza e per eventuali infiltrazioni di terroristi nella massa dei rifugiati. Ma guardateli bene nel viso. Guardate le immagini che arrivano quotidianamente su pc, tablet e telefonini. Sono persone che avevano perso tutto nel loro paese e che adesso vogliono ricostruirsi una vita altrove. Gente che lavora e cha fa figli, un toccasana, opportunisticamente parlando, anche per il nostro sistema pensionistico continentale. Migranti come lo furono molti dei nostri avi. Persone che potrebbero farci riscoprire il nostro senso di essere ‘Europa’, dentro e fuori delle nostre strette regole di bilancio. Gente che potrebbe dare un vero senso politico al nostro vecchio mondo, moneta unica compresa. Fosse davvero così, e ce lo auguriamo, avrebbe ragione Angela Merkel ed anche quel bambino sorridente con le Nike: vittoria!

Marco Bennici

L'Autore

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