Il futuro entra in noi, per trasformarsi in noi,
molto prima che accada.

Rainer Maria Rilke

La ricerca. Tutti pazzi per il “selfie”? Per piacere agli altri

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Selfie con lo suqlo

Un selfie “pericoloso”

Perché, da qualche tempo a questa parte, la selfie-mania ha contagiato trasversalmente la società? Secondo una ricerca condotta da dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e promossa da Fondazione IBSA, a farla da padrone è il desiderio di sentirsi apprezzati dagli altri, seguito dalla vanità e dal bisogno di raccontare un momento della propria vita e solo in minima parte dalla volontà di sedurre.

La ricerca sui selfie, realizzata dal team del professor Giuseppe Riva dell’Università Cattolica, si concentra su un fenomeno diffuso ormai in modo virale, riguardante proprio l’identità della persona. Al centro dell’indagine sono i vissuti emozionali e le aspettative che riponiamo in esse quando utilizziamo i social media. Ecco alcune domande: perché le persone si fanno i selfie? E cosa vogliono ottenere? I giovani “costruttori” di questa nuova forma di autoritratto hanno risposto nel 39% dei casi che lo fanno “per sentirsi apprezzati dagli altri”, il 30% lo fa “per vanità”, il 21% “per raccontare un momento della propria vita”, il 7% per “divertire/far ridere” e soltanto il 3% “per sedurre”.

«In Italia – spiega Giuseppe Riva, docente di Psicologia della Comunicazione e Psicologia e Nuove Tecnologie della Comunicazione presso l’Università Cattolica, e autore di Nativi Digitali (Il Mulino) – abbiamo una relazione più affettiva con il mezzo tecnologico, pensiamo a quanto lo smartphone sia lo strumento principe per andare su internet e come diventi il centro della nostra vita affettiva/relazionale».

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