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Abraham Lincoln

Scozia. La sconfitta di Braveheart fa volare la sterlina.

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Braveheart ha perso la sua ultima battaglia per l’indipendenza. La Scozia ha votato no alla separazione dal Regno Unito, confermando i sondaggi dell’ultima ora che davano gli unionisti in vantaggio al 52%. Cuore Impavido, Alex Salmond, ha fatto appello all’unità e ha invitato i rappresentanti del fronte anti indipendentista a mantenere la promessa e a dar corso al quel progetto di massima autonomia che hanno promesso all’elettorato. L’effetto si è fatto subito sentire anche sulle borse europee che sono balzate ai massimi da gennaio 2008. Quanto alla sterlina ha toccato il massimo sull’euro dal luglio 2012 a 78,10 pence, per poi stabilizzarsi a quota 78,40 pence, ma gli analisti scommettono su nuovi balzi. Doccia scozzese per la sterlina.

L’8 settembre, all’indomani del sorpasso nei sondaggi del fronte indipendentista  che vuole la separazione di Edimburgo da Londra balzato al 51% contro il 49% degli unionisti, la moneta britannica, era stata scambiata in netto ribasso sui mercati  e il cross tra la moneta europea e quella britannica era tornatosopra allo 0,80 .

Un assaggio di quello che sarebbe potuto accadere in caso di vittoria di Cuore Impavido. L’indipendenza, che è sogno da secoli accarezzato dal popolo scozzese, avrebbe provocato disastrose ricadute sull’economia non solo del Regno Unito ma anche di tutta l’area Ue. “Uniti andiamo avanti”: queste le prime parole del premier David Cameron che ha preannunciato la “devolution” a partire da gennaio del 2015. Sarà Lord Smith di Kelvin, ha detto, a vegliare sul processo che darà più poteri alla Scozia sulle tasse, la spesa e il Welfare e che dovrebbe concludersi entro novembre con una bozza di legislazione che entrerà in vigore il prossimo anno.

Voglia di indipendenza. Scheda
Tra promesse e speranze, il referendum d’indipendenza ha sempre scosso le anime dei paesi che l’hanno affrontato, dividendo e unendo i popoli, mobilitando e infiammando il dibattito pubblico.

Il referendum che la Scozia affronta oggi, è solo l’ultimo di una lunga serie di appuntamenti che, come ricorda la Bbc, sono iniziati nel 1817, quando il Cile si è separato dalla Spagna.

84 sono stati fino ad oggi i referendum nel mondo.
62 sono state le nazioni che hanno risposto sì.
49 sono adesso Stati membri delle Nazioni Unite.
33 referendum d’indipendenza solo nel 1999.
Dei 47 stati oggi esistenti in Europa, ben 25 (53%) hanno conquistato l’indipendenza nel corso del XX secolo.

Nel 1905 la Norvegia dalla Svezia.
Nel 1913 l’Albania dalla Turchia.
Nel 1917 la Finlandia dalla Russia
Nel 1918 la Polonia dalla Russia
Nel 1918 la Cecoslovacchia dall’Austria-Ungheria
Nel 1919/22 l’Irlanda dalla Gran Bretagna
Nel 1918/44 l’Islanda dalla Danimarca

Dal 1980 il Quebec ha votato no in due differenti referendum e adesso è in campagna per un terzo. È stato nominato il “neverendum”. Molti sono stati dovuti allo scioglimento della Jugoslavia e dell’Unione Sovietica.

Nel 1990/91 la Slovenia dalla Jugoslavia
Nel 1991 l’Estonia, Lettonia, Lituania, Bielorussia, Ucraina, Moldavia, Georgia, Armenia, Azerbaigian dall’Unione Sovietica
Nel 1991 la Croazia dalla Jugoslavia.
Nel 1991/92 la Macedonia e la Bosnia dalla Jugoslavia.
Nel 1992/93 Slovacchia dalla Cecoslovacchia.

E adesso? Nella sola Europa, almeno 7 paesi stanno affrontando una campagna per i referendum d’indipendenza.
In Gran Bretagna oltre la Scozia anche la Cornovaglia, il Galles e l’Irlanda del Nord.
La Francia la Corsica, Bretagna, Nuova Caledonia.
In Belgio i fiamminghi e francofoni.
Mentre minoranze ungheresi si battono in Slovacchia e Romania.
In Turchia i curdi.
In Cina il Tibet.
E in Italia? Il Tirolo, la Sardegna, il Veneto.

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