La mutilazione per cui la vita perdette quello che non ebbe mai,
il futuro, rende la vita più semplice,
ma anche tanto priva di senso.

Italo Svevo

Scozia. Sì o no all’indipendenza, per la Regina non cambia nulla

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L’indipendenza? “Un problema del popolo scozzese”. È  l’unico commento attribuito alla regina Elisabetta sul referendum che oggi deciderà le sorti della terra degli highlander. Parole che vogliono suonare super partes, come richiedono le circostanze, ma che trasmettono solo indifferenza e distacco. Come dire, fate quello che vi pare, tanto per me non cambia nulla. Ed è proprio così. Che vincano gli unionisti, che hanno chiuso la campagna elettorale al 52% secondo gli ultimissimi sondaggi, o i separatisti, saliti al 48%, una cosa è assolutamente certa: sua maestà resterà saldamente sul trono.

Se la Scozia infatti dovesse divorziare definitivamente da Londra, non diventerebbe di certo una repubblica. Semplicemente Elisabetta assumerebbe anche il titolo di  regina di Scozia, nazione indipendente. Lo ha ben spiegato e ripetutamente Cuore Impavido Alex Salmond, premier e leader dei secessionisti. Non siamo mica ai tempi di Maria Stuarda o della guerra delle due rose o di Robert Bruce.

Il Castello di Balmoral, tra le residenze preferite di Elisabetta

La famiglia reale continuerà dunque tranquillamente, senza problemi di passaporto, a trascorrere vacanze, weekend, Natale e Pasqua, nel castello di Balmoral nell’Aberdeenshire, una delle più spettacolari e famose residenze della Corona, dono del principe Alberto alla regina Vittoria. Elisabetta continuerà a trascorrere tranquillamente, almeno una settimana l’anno e forse, se la Scozia dovesse diventare autonoma, anche di più, a Holyrood Palace, sede ufficiale dei Windsor a Edimburgo. E il principe Carlo, che ha frequentato il college nella terra di Braveheart, a indossare i suoi amatissimi kilt, senza complessi o timori.

La royal family vanta titoli scozzesi 

Anche da un punto di vista araldico tutto è a posto. La royal family vanta titoli scozzesi. L’erede al trono quello di duca di Rothesay, suo figlio William quello di duca di Strathearn.Insomma, è la tesi degli indipendentisti fedeli al trono, l’unione delle Corone è precedente all’unione dei parlamenti, e solo a quest’ultima si deve mettere fine. Ma non tutti sono d’accordo. I secessionisti radicali, una coalizione di attivisti di sinistra, sognano infatti che , dopo l’indipendenza,  la Scozia diventi una repubblica. Ma sono ancora una minoranza. Un sondaggio, condotto a inizio del mese da YouGov, dava al 54% gli scozzesi indipendentisti favorevoli alla monarchia, contro il 39% dei contrari. Sua maestà può dunque permettersi, almeno a breve termine, di dormire sonni tranquilli. La Scozia non le negherà  la corona, né lo scettro né il diritto a recarsi nelle sue residenze. Tutt’al più, se diventerà indipendente, la regina dovrà accettare di rivedere alcune sue funzioni e ruoli. Ma nulla è stato ancora codificato e tutto è stato rinviato a negoziati postreferendari. L’orientamento, in caso di vittoria di Cuore Intrepido, potrebbe essere quello di prendere a modello gli altri reami del Commonwealth di cui Elisabetta è capo di stato, come l’Australia e la Nuova Zelanda.

Scheda delle secessioni passate, presenti e future

Tra promesse e speranze, il referendum d’indipendenza ha sempre scosso le anime dei paesi che l’hanno affrontato, dividendo e unendo i popoli, mobilitando e infiammando il dibattito pubblico.
Il referendum che la Scozia affronta oggi, è solo l’ultimo di una lunga serie di appuntamenti che, come ricorda la Bbc, sono iniziati nel 1817, quando il Cile si è separato dalla Spagna.

84 sono stati fino ad oggi i referendum nel mondo.
62 sono state le nazioni che hanno risposto sì.
49 sono adesso Stati membri delle Nazioni Unite.
33 referendum d’indipendenza solo nel 1999.
Dei 47 stati oggi esistenti in Europa, ben 25 (53%) hanno conquistato l’indipendenza nel corso del XX secolo.

Nel 1905 la Norvegia dalla Svezia.
Nel 1913 l’Albania dalla Turchia.
Nel 1917 la Finlandia dalla Russia
Nel 1918 la Polonia dalla Russia
Nel 1918 la Cecoslovacchia dall’Austria-Ungheria
Nel 1919/22 l’Irlanda dalla Gran Bretagna
Nel 1918/44 l’Islanda dalla Danimarca

Dal 1980 il Quebec ha votato no in due differenti referendum e adesso è in campagna per un terzo. È stato nominato il “neverendum”. Molti sono stati dovuti allo scioglimento della Jugoslavia e dell’Unione Sovietica.

Nel 1990/91 la Slovenia dalla Jugoslavia
Nel 1991 l’Estonia, Lettonia, Lituania, Bielorussia, Ucraina, Moldavia, Georgia, Armenia, Azerbaigian dall’Unione Sovietica
Nel 1991 la Croazia dalla Jugoslavia.
Nel 1991/92 la Macedonia e la Bosnia dalla Jugoslavia.
Nel 1992/93 Slovacchia dalla Cecoslovacchia.

E adesso? Nella sola Europa, almeno 7 paesi stanno affrontando una campagna per i referendum d’indipendenza.
In Gran Bretagna oltre la Scozia anche la Cornovaglia, il Galles e l’Irlanda del Nord.
La Francia la Corsica, Bretagna, Nuova Caledonia.
In Belgio i fiamminghi e francofoni.
Mentre minoranze ungheresi si battono in Slovacchia e Romania.
In Turchia i curdi.
In Cina il Tibet.
E in Italia? Il Tirolo, la Sardegna, il Veneto.

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