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Gianni Rodari

Il Presidente del del teatro di Roma a FQ: il futuro partirà dal pubblico

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“Il vero nemico della cultura? L’indifferenza”: Marino Sinibaldi, presidente del Teatro di Roma, da molti anni segue il panorama della scena italiana come direttore di Radio Tre. E ogni anno dedica un intero mese di Teatro alla radio con la rassegna “Tutto esaurito!” in onda fino a fine novembre tra dirette, materiali d’archivio e omaggi al teatro di Eduardo de Filippo. Perché il nemico da combattere è la mancanza di attenzione. In un’intervista a Futuro Quotidiano  Sinibaldi spiega il ruolo delle istituzioni nella creazione di un nuovo modello culturale e la necessità  di una grande riforma. A partire dal pubblico.

Presidente del Teatro di Roma e direttore di una radio pubblica: cosa hanno in comune queste due esperienze?

Io penso che un servizio pubblico abbia il dovere di allargare l’orizzonte il più possibile. Nel senso che per il teatro non  mi interessano le categorie, le trovo poco utili ma credo nella necessità di innovare e allo stesso tempo di perpetuare linguaggi che rischiano di essere marginalizzati. Vale per la radio e vale per il teatro. Non sono d’accordo con chi divide tradizione da una parte e nuove drammaturgie dall’altra ma sono convinto che il senso del nostro lavoro sia tenere aperte le tradizioni.

marino sinibaldi

Marino Sinibaldi

E’ questo il futuro?

Il futuro è il pluralismo, o meglio risiede in una scommessa: la convivenza di una molteplicità di linguaggi, il contrario dell’omologazione e del conformismo. Del resto da sempre il teatro ha sviluppato un linguaggio critico rispetto a questi due aspetti. Finita la stagione delle grandi maggioranze, politiche, sociali, culturali, trovo che siano legittimi anche i comportamenti delle minoranze. Ognuno è libero di scegliere cosa seguire, radio, teatro, andare al cinema o stare a casa a guardare la tv. Per questo il futuro, secondo me, è una società plurale che consenta di scegliere in un panorama ricco. Questo è l’unico modo per combattere l’omologazione. Il futuro è anche la rete che può essere usata come un magazzino illimitato, un grande archivio, che consenta un processo di consolidamento della memoria.

A proposito di futuro, sotto la sua presidenza il Teatro di Roma, insieme al Comune, è riuscito a “risolvere” la complessa questione del Valle Occupato. Ne nascerà un nuovo modo di fare teatro?

Innanzitutto per la me la vera soluzione sarà quando il Valle riaprirà, e proprio nei prossimi giorni sono previsti degli incontri affinché questo possa avvenire il prima possibile. Sono convinto che questo teatro dovrà in qualche modo rappresentare tutta la sua storia, a partire dal’700 e incorporando anche l’esperienza dell’occupazione. Nel caso specifico del Valle ciò potrà esprimersi attraverso le attività che verranno organizzate e i linguaggi adottati- per esempio un progetto è quello di utilizzare non solo il palco ma anche aprire il foyer – oltre che creando una collaborazione con la Fondazione Teatro Valle Bene Comune: portare cioè nell’istituzione qualcosa che nasce dal movimento.

cinema america

ll Cinema America occupato

Teatro Valle, Cinema America Occupato e da ultima il Teatro Eliseo che rischia lo sfratto. Si sente nell’aria una condizione di precarietà ma anche una grande necessità di luoghi di aggregazione culturale.

E’ significativo che, pur trattandosi di situazioni completamente diverse fra loro, questa necessità scelga come luoghi di aggregazione spazi culturali. E’ una domanda sociale di spazi diversi, e qui torniamo alla questione del pluralismo. Questa parte della società dà ai luoghi della cultura rilevanza e il mondo della cultura si mobilita. Un modo per spazzar via l’indifferenza che è il vero nemico della cultura. E’ infatti la mancanza di attenzione il pericolo. Il punto però non è occupare ma pre-occuparsi. Ma su questo sono le istituzioni che devono dare una risposta.

Le istituzioni hanno risposto con una nuova legge per il teatro voluta dal ministro Dario Franceschini che ha creato qualche polemica…

E’ una legge che va nella direzione giusta perché riconosce delle realtà diverse e dà loro attenzione, non so se l’articolazione della norma è poi adeguata all’obiettivo che a mio parere è positivo. La verità è che in questo paese serve una grande riforma culturale. E le strade possono essere due: tagliare i fondi e far si che i singoli si adeguino oppure pensare a una vera e propria riforma che faccia propria un’idea di cambiamento nel rapporto tra cultura e pubblico. Partire dal pubblico, questo è il punto, per immaginare un nuovo modello adatto a una nuova cittadinanza culturale.

Laura Landolfi

L'Autore

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